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Quando un caso è semplice, spesso esiste un percorso già tracciato. Quando invece è complesso, quando un trattamento precedente non ha funzionato o quando una lesione richiede di intervenire contemporaneamente su più componenti, il problema cambia.

È qui che comincia il lavoro del dottor Nikola Drmac.

Responsabile della Struttura Complessa di Laseristica dell’Istituto Dermatologico Europeo (IDE) di Milano, Drmac ha costruito intorno ai casi più difficili una vera filosofia di lavoro: nessun automatismo, nessun trattamento standardizzato, ma studio del singolo paziente, confronto tra specialisti e utilizzo combinato delle tecnologie più appropriate. Una sorta di laseristica di precisione, nella quale esperienza del medico e disponibilità tecnologica devono procedere insieme.

Dottor Drmac, possiamo dire che la vostra specializzazione sono proprio i casi difficili?
È sicuramente uno degli aspetti che più ci caratterizza. Il caso complesso mi appassiona perché ti obbliga a ragionare. Non puoi limitarti ad applicare un protocollo: devi capire quali siano le diverse componenti del problema e decidere come affrontarle. È qui che esperienza e tecnologia devono dialogare.

Di quali casi parliamo, concretamente?
Sono molti, e l’elenco potrebbe continuare a lungo. Penso al melasma, che resta una delle sfide più delicate della dermatologia; agli angiomi piani, i cosiddetti port-wine stain, soprattutto quando si sono dimostrati resistenti ai trattamenti precedenti; alle patologie del follicolo, come la follicolite decalvante e le altre alopecie cicatriziali; ai rossori diffusi del volto; ai tatuaggi resistenti, che non hanno risposto ai trattamenti già eseguiti. Sono problemi molto diversi tra loro, ma hanno una cosa in comune: raramente si risolvono con un solo laser e un protocollo standard.

Ed è anche qui che l’Istituto Dermatologico Europeo dispone di un vantaggio non comune. Drmac può infatti contare su un parco tecnologico che riunisce alcune delle migliori piattaforme laser disponibili sul mercato. Un vero “arsenale” tecnologico, difficilmente concentrato in un’unica struttura, che permette al medico di non essere vincolato a una singola macchina.

«Questo cambia completamente il modo di lavorare. Se disponi di una sola tecnologia rischi di chiederti: “Cosa posso fare con questo laser?”. Noi cerchiamo di porci la domanda opposta: “Di cosa ha bisogno questo paziente?”. E solo dopo scegliamo quale laser, o quali laser, utilizzare.»

Perché spesso uno solo non basta…
Esatto. La laseristica moderna sta superando il concetto “una lesione, un laser”. Nei casi selezionati possiamo utilizzare più tecnologie anche nella stessa seduta, lavorando su bersagli differenti. È un approccio molto più sofisticato, perché richiede una conoscenza profonda delle singole piattaforme e delle loro possibili combinazioni.

I motivi sono diversi. Il primo è che ogni laser, anche il più evoluto, ha i suoi limiti: ci sono problemi che una singola tecnologia da sola non riesce a risolvere e che, combinando più piattaforme, diventano risolvibili. Il secondo è la sicurezza: quando combiniamo più laser sfruttiamo la loro sinergia e possiamo lavorare con energie più basse. Meno energia significa meno rischi. Il terzo è l’efficacia: nei casi indicati, quello che normalmente richiederebbe tre sedute si riesce a ottenere in una sola, con una soddisfazione maggiore per noi e soprattutto per il paziente. Il quarto, quasi paradossale, riguarda i tempi di recupero: combinando le tecnologie sono spesso più rapidi, e il paziente può tornare alle sue attività in tempi molto brevi.»

Ma dietro la tecnologia c’è un secondo elemento sul quale Drmac insiste continuamente: la squadra.

Alla guida della Struttura Complessa, ha costruito un gruppo di laseristi molto coeso. Al suo fianco ci sono Andrea Geminiani e Giovanni Cascone, due dei professionisti di punta della laseristica IDE, con i quali Drmac condivide quotidianamente valutazioni, protocolli e soprattutto i casi a maggiore complessità.

Tre specialisti, competenze ed esperienze differenti, un unico obiettivo: trovare per ogni paziente la combinazione terapeutica più efficace e appropriata.

«Questa per me è fondamentale. Il paziente deve poter beneficiare della competenza dell’intera struttura. I casi più complessi li discutiamo insieme. Andrea, Giovanni e gli altri componenti della squadra portano ciascuno esperienza, sensibilità e competenze specifiche. Il mio compito è fare in modo che tutto questo diventi patrimonio comune.»

È forse proprio questo uno degli aspetti che meglio raccontano Drmac: una leadership clinica forte che non accentra il sapere, ma costruisce intorno a sé una squadra di alto livello e la fa crescere.

Quanto velocemente sta cambiando la laseristica?
A una velocità enorme. Quello che consideravamo avanzato pochi anni fa oggi può essere superato. Cambiano le tecnologie, ma soprattutto cambia il modo in cui impariamo a combinarle. Per questo bisogna essere presenti dove nasce l’innovazione, confrontarsi con i colleghi internazionali e continuare a studiare.

Ed è su questo terreno che la squadra di Drmac sta portando l’Istituto Dermatologico Europeo di Milano sempre più fuori dai confini italiani.

Alla recente Candela Academy di Dubrovnik erano presenti circa 350 partecipanti provenienti da oltre 40 Paesi. Gli specialisti italiani erano soltanto quattro. Due di loro provenivano da IDE: Drmac e Geminiani.

«È un dato che ci rende orgogliosi, ma che soprattutto ci dice che dobbiamo continuare su questa strada. Non voglio che la nostra squadra insegua semplicemente quello che succede nel mondo. Voglio che Andrea, Giovanni e tutti i nostri professionisti partecipino a questa evoluzione, conoscano le innovazioni quando stanno nascendo e portino anche la nostra esperienza nei contesti internazionali.» È probabilmente questo il tratto più ambizioso del progetto guidato da Drmac: non limitarsi ad avere tecnologie d’eccellenza, ma creare intorno alle macchine una scuola di competenze.

Perché un laser, anche il più evoluto, rimane uno strumento.

«La macchina non fa il laserista», sintetizza Drmac. «Puoi avere una tecnologia straordinaria, ma devi sapere perché utilizzarla, con quali parametri, quando combinarla con un’altra e soprattutto quando decidere di non utilizzarla. È questo che distingue l’esecuzione di un trattamento dalla medicina laser.» Ed è qui che torna il punto di partenza: il caso difficile. Quello che richiede più esperienza. Quello che non entra perfettamente in un protocollo. Quello che magari arriva dopo uno o più tentativi.

È su questi casi che Nikola Drmac, Andrea Geminiani, Giovanni Cascone e la squadra della Struttura Complessa di Laseristica IDE vogliono misurarsi. Non con la promessa del risultato impossibile, ma con qualcosa di più concreto: mettere intorno a ogni caso complesso un patrimonio di tecnologie difficilmente replicabile e, soprattutto, più specialisti capaci di decidere insieme come utilizzarlo.

È la laseristica secondo Nikola Drmac. Ed è la sfida che la sua squadra ha scelto di affrontare ogni giorno.

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