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Una cura che non resta necessariamente uguale dall’inizio alla fine. È questa la novità che arriva dal Policlinico Universitario Campus Bio-Medico di Roma, dove è entrato in funzione il nuovo Adaptive Linac Ethos, un acceleratore lineare di ultima generazione che utilizza anche l’intelligenza artificiale per adattare la radioterapia alle condizioni del paziente durante la seduta. Il macchinario è stato inaugurato lo scorso 7 settembre, in occasione del World Radiotherapy Awareness Day, e rende il Policlinico una delle prime strutture sanitarie italiane ad utilizzare tale tecnologia nonché il primo ospedale romano e del Lazio ad averla attivata.

Se il tumore cambia, cambia anche la terapia

Radioterapia al tempo dell’IA: al Campus Bio-Medico di Roma si riscrive la cura seduta dopo seduta
La radioterapia entra in una nuova fase con trattamenti non più pensati una volta e replicati seduta dopo seduta, ma con terapie che possono essere ricalibrate seguendo i cambiamenti del tumore e del corpo nel corso della cura grazie all’ausilio dell’Intelligenza Artificiale

Nel corso di un trattamento oncologico il corpo non rimane stabile. Anzi, un tumore può ridursi, spostarsi o modificare la propria forma, mentre gli organi vicini possono a loro volta cambiare posizione e adattarsi a questa tipologia di cambiamenti. Di conseguenza, un piano radioterapico stabilito all’inizio del percorso potrebbe non rappresentare perfettamente la situazione dell’assistito alcune settimane dopo. In quest’ottica, assume una certa rilevanza la radioterapia adattiva. Nello specifico, prima del trattamento, il sistema acquisisce nuove immagini della zona da trattare e confronta l’anatomia rilevata con quella sulla quale era stata costruita la terapia originaria. L’intelligenza artificiale contribuisce quindi ad individuare strutture e volumi e a ricalcolare il piano di irradiazione sulla situazione del giorno, che viene poi valutato dall’équipe prima di procedere.

Naturalmente, ciò non significa che sia una macchina a decidere autonomamente quale sia la cura da mettere in atto. L’algoritmo diventa semplicemente uno strumento attraverso cui i professionisti possono adattare in maniera più rapida il trattamento alla realtà anatomica del malato e incidere in modo diverso sulla tollerabilità delle cure. L’obiettivo, inoltre, è quello di concentrare la dose dove serve e, al tempo stesso, limitare quanto più possibile l’esposizione dei tessuti sani che si trovano intorno alla massa tumorale, il che potrebbe rivelarsi particolarmente utile per quelle zone del corpo in cui l’anatomia può variare maggiormente durante le prestazioni, come il polmone, il distretto testa-collo e la regione addomino-pelvica.

L’Adaptive Linac è operativo presso l’Unità operativa complessa di Radioterapia oncologica e rientra nell’attività assistenziale erogata in convenzione con il Servizio sanitario nazionale. Perciò, non si tratta soltanto di una mera innovazione, ma di uno strumento destinato all’attività clinica ordinaria e rivolto ad una platea che comprende anche il territorio romano, laziale e il Centro Italia. Insomma, almeno per una volta, l’intelligenza artificiale non arriva per sostituire qualcuno, ma si presenta come un supporto efficace per permettere alla medicina di correggere il tiro laddove possibile. E questa, quando a cambiare è anche il tumore, potrebbe essere una differenza non da poco!

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