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Quali sono le riforme della giustizia che il Governo vuole riuscire a portare a termine entro la fine della legislatura?
Innanzitutto bisogna provare a portare a termine i provvedimenti che sono già in Parlamento. La riforma del sequestro degli smartphone, che noi vogliamo affidare al giudice e non più al pubblico ministero, vista la rilevanza che ha per ciascuno di noi il contenuto dei nostri telefoni. Poi la riforma della prescrizione, per riportarla alla situazione precedente all’intervento dei Cinque Stelle. Abbiamo inoltre la riforma della responsabilità degli operatori sanitari, un passaggio importantissimo. Il principio è quello della prevenzione e dell’adempimento premiante: se fai tutto quello che devi fare, si tiene conto di questo adempimento, che è nell’interesse dei pazienti e anche del medico. C’è poi una modifica importante per quanto riguarda i modelli organizzativi delle società, anche in collegamento con la sicurezza sul lavoro. Bisogna provare a dare agli operatori, ai lavoratori e ai pazienti un regime nel quale l’adempimento non sia soltanto a vantaggio di chi lo mette in pratica, ma soprattutto di coloro che se ne devono avvalere. A questo si potrà aggiungere tutto quello che potrà emergere in questo finale di legislatura. Una cosa è certa: noi di Forza Italia siamo garantisti per antonomasia. Rispettiamo le regole e faremo di tutto perché questo ultimo scorcio di legislatura sia uno sforzo utile, non soltanto rivolto alla campagna elettorale o alla ricerca del consenso, ma capace di produrre una legislazione matura.
Uno dei problemi fondamentali resta la durata dei processi. Come si possono accorciare i tempi senza comprimere i diritti dei cittadini?
Sulla giustizia penale e civile siamo già intervenuti in modo efficacissimo. Abbiamo ridotto i tempi del processo civile del 40% e quelli del processo penale di circa il 32-33%. Sono risultati straordinari che danno l’idea di un Governo certamente molto attivo. Molto attivo anche sul piano delle carceri. Abbiamo rafforzato la Polizia penitenziaria, che io considero composta da veri e propri eroi, e abbiamo riempito i ruoli dei magistrati di sorveglianza. È un Governo attento ai temi cruciali della giustizia: efficienza e carceri. Si può e si deve fare di più. C’è una tensione non soltanto verso la logistica, ma anche verso i percorsi educativi, il lavoro, le alternative alla detenzione e le pene alternative, anche per i tossicodipendenti. La giustizia è un po’ il tessuto connettivo del Paese. Quando la giustizia funziona e il cittadino ha fiducia nella giustizia, tutto funziona meglio: dall’economia al welfare fino ai servizi sociali.
Un ultimo tema molto presente nel dibattito pubblico: la separazione delle carriere. Perché la ritenete necessaria e cosa risponde a chi teme un indebolimento dell’indipendenza della magistratura?
Il referendum non ha consentito, nel pieno rispetto della democrazia, che quella modifica costituzionale arrivasse a compimento. Dodici milioni e mezzo di italiani non la vedevano così. Con legge ordinaria si può però ottenere un risultato molto simile, lavorando sulla separazione senza necessariamente arrivare al doppio CSM. Vedremo. Io non sono convinto, come l’ANM vorrebbe, che il discorso sia chiuso. L’ANM non ha titolo per interferire sull’autonomia del Parlamento. L’articolo 101 della Costituzione è chiarissimo. Noi abbiamo la forza della competenza e, posso dire, anche il coraggio di andare avanti su questa strada. È una strada che fin dal 1948 doveva essere in qualche maniera percorsa. Il referendum ha sicuramente un peso importante, anche psicologico, ma non considero il capitolo chiuso.
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