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Futuro Nazionale cresce nei sondaggi, ma nelle Forze armate il consenso appare tutt’altro che plebiscitario. Tra generali ed ex comandanti c’è chi teme una cosa: trasformare la divisa in una bandiera di partito.
Vannacci avanza nei sondaggi, ma nelle caserme la marcia sembra meno trionfale. A scendere apertamente in campo con lui, racconta Repubblica, c’è finora un solo ufficiale in servizio: il capitano dell’Aeronautica Antonsergio Belfiori. Per il resto, più nebbia da esercitazione che battaglioni schierati: nessun dato certo sul seguito tra i militari, molte impressioni e parecchi distinguo.
La caserma non è una sezione di partito
Il punto non è negare a Roberto Vannacci il diritto di fare politica. È evitare che reparti, simboli e tradizioni militari diventino scenografia elettorale. Vincenzo Camporini parla di consenso limitato; Maurizio Fioravanti descrive una minoranza fatta anche di delusi e nostalgici, ricordando però il principio essenziale: le Forze armate servono il Paese, non una parte politica.
Quando poi la Folgore viene evocata come “quintessenza della destra”, il capo di Stato maggiore Carmine Masiello replica che l’Esercito è “quintessenza della Patria” e dei valori costituzionali. Tradotto dal militare al civile: la mimetica non è un manifesto elettorale.
Il generale piace più fuori che dentro?
Ed ecco il paradosso. Vannacci oggi sembra più forte tra gli elettori che nel mondo da cui proviene. YouTrend il 4 settembre accredita Futuro Nazionale del 7,9%, davanti a Forza Italia. Ma mentre cresce fuori, incontra dentro la resistenza di una cultura fondata su disciplina, neutralità istituzionale e fedeltà alla Costituzione.
Perché una cosa è rivendicare ordine, patria e stellette nei comizi; altra è far pensare che chi porta davvero quelle stellette debba automaticamente marciare nella stessa direzione politica. È probabilmente questo che irrita una parte dei vertici militari: l’appropriazione simbolica della divisa, quasi che l’Esercito fosse un gigantesco collegio elettorale in anfibi.
Un generale può comandare una truppa. Un politico deve convincerla. E le stellette, almeno per ora, non sembrano intenzionate a mettersi in fila.
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