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L’ultimo evento di Agosto della ricca programmazione all’Open Air Museum Italo Bolano è stato la proiezione del cortometraggio “Sognando Lo Rio”, realizzato dagli alunni della classe 5ª A della scuola primaria di Rio, con la Regia e la Sceneggiatura di Fabio Punis, quest’ultima assieme a Pierluigi Martano.
La proiezione, avvenuta il 31 agosto scorso, è stata mirabilmente introdotta da Barbara Bardazzi Formichini, esperta in cinematografia; presente anche la piccola protagonista che interpretava la bimba Vittoria.

Presente tra il folto pubblico anche la prof.sa Giuliana Pinto, ordinario di Psicologia dello sviluppo e dell’educazione presso l’Università di Firenze, esperta in relazioni interpersonali del bambino in età di scuola elementare e sui processi di costruzione degli apprendimenti nel contesto scolastico.

“Il Museo Open Air Bolano aveva in serbo per gli spettatori del 31 agosto 2026, un vero gioiello: “SognandoLoRio”. Il cortometraggio, accanto agli indubbi e pluripremiati meriti cinematografici, ne vanta altri, che il mio sguardo psicologico ha particolarmente apprezzato, per originalità e sensibilità. Nella maggioranza delle proposte volte a recuperare il patrimonio della memoria (personale, familiare o collettiva), la trasmissione del “come eravamo” viene affidata alla narrazione intergenerazionale. I nonni raccontano, pescando nel setaccio dei ricordi: come si viveva una volta? Cosa si faceva a scuola? Come giocavate? I nipoti, attenti, cercano di capire. Compito difficile: le distanze da colmare sono molte, e a quella tra i secoli, si aggiunge quella legata alla gerarchia tra gli interlocutori, tra infanzia e vecchiaia, tra “esperti” e ”principianti”. Nel suo lavoro il regista Fabio Punis, con una geniale intuizione, mette in dialogo passato e presente, il 1948 ed il 2025 a Rio Marina, attraverso il faccia a faccia di due coetanei, una bambina e un bambino di 10 anni. Il cammino si svolge nella cornice del paese, delle sue architetture, dei suoi spazi aperti, (che una fotografia di altissima qualità rende locale ma universale insieme) dove sono il colore e il bianco e nero a marcare il pendolo cronologico. Il salto del confine temporale avviene grazie ad un tocco di magia, la palla, il più semplice e antico dei giochi. Ma il vero, potente dispositivo che rende comunicativamente efficace il racconto-confronto tra ieri e oggi, è la perfetta simmetria tra i protagonisti, il continuo rispecchiamento tra di loro: ognuno è guida dell’altro e da lui apprende, alla pari, le conseguenze del fluire del tempo, che per la bambina corre all’indietro (flashback), per il bambino in avanti (forward). Cosa resterà di questo viaggio visionario? Cosa assicurerà che le parole tra loro dette ed ascoltate trasformeranno i due protagonisti, sostenendoli in un processo di crescita aperto e fiducioso, capace di moltiplicare i mondi possibili? Sarà proprio il loro avere la stessa età, simili, accomunati da un bisogno umano fondamentale e permanente: trovare un ascolto, appartenere, partecipare, condividere. Un bisogno di “essere con gli altri” che, trasversale ad ogni epoca, deve in ogni epoca individuare i suoi ostacoli, inventare la sua voce, scoprire le sue forze, conquistare il suo appagamento. Per una felicità che, ci promette il sorriso complice tra nonno e bambina con cui si chiude il film, è’ possibile, possibilissima”.

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