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Mario Calabresi non accelera, ma nemmeno arretra. Dopo aver lasciato gli incarichi in Chora Media e aver aperto pubblicamente alla possibilità di un impegno per Milano, il giornalista conferma di essere in una fase di attesa e di ascolto, senza nascondere che il percorso verso una possibile candidatura a sindaco resta aperto. “Non aspetto chiamate. Oggi sto aspettando, sono in rispettosa attesa per capire cosa succederà a Milano e, finora, non ho incontrato resistenze“, ha spiegato Calabresi domenica a Lodi, a margine e durante un dibattito alla Festa dell’Unità.
Calabresi: “Ho lasciato il lavoro per essere libero di scegliere”
La decisione di uscire dalla società che aveva fondato viene rivendicata come una scelta necessaria proprio per poter affrontare senza condizionamenti ciò che potrebbe accadere nelle prossime settimane. “Ho lasciato il mio lavoro e la società che ho fondato perché volevo essere libero di fare le mie scelte senza mettere in difficoltà“, ha spiegato. “Queste cose si fanno perché senti qualcosa dentro. È un percorso che può continuare perché quello che ho sempre avuto a cuore è capire, vedere i bisogni delle persone”. Un concetto ribadito anche durante il festival Strano a Milano: “Io ho fatto il passo di uscire dal lavoro che facevo e oggi sono un libero cittadino in attesa di capire cosa succederà”.
“Non mi aspettavo tante reazioni”
A sorprendere Calabresi è stata soprattutto l’eco suscitata dalla sua scelta. “Non mi aspettavo queste reazioni. Io ho fatto un passo che mi rendesse libero di fare cose, aspettare e capire. Mi sembrava importante fare le cose per bene”, ha raccontato, scherzando poi sulla nuova condizione personale: “Certo, ho fatto un bel salto, perché ora sono disoccupato”.
L’ex direttore di Repubblica dice di comprendere anche le cautele e le diverse reazioni arrivate dal mondo politico. “Rispetto i tempi della politica. Sarebbe stato strano se tutti avessero detto ‘sì, che bello’. Avrebbe voluto dire che era tutto organizzato, ma non è stato così”. Accanto alle reazioni dei partiti, però, Calabresi racconta di aver registrato anche quelle dei cittadini: “Ci sono le risposte della politica ma anche delle persone comuni che mi fermano e sentono il bisogno di raccontarmi cose”.
La fase dell’ascolto: “Non ho ricette da spiegare a tutti”
È proprio l’ascolto, almeno per il momento, il metodo scelto dall’aspirante candidato. “Per ora sto facendo incontri per ascoltare, perché non ho l’arroganza di spiegare a tutti le mie ricette. Io penso che le cose nascano dall’incontro e dall’ascolto delle persone”. Una fase ancora preliminare, dunque, nella quale Calabresi evita di trasformare le sue riflessioni in un vero e proprio programma elettorale. Ma alcuni temi cominciano comunque a emergere.
Milano, opportunità e costo della vita: “Serve più socialità gratuita”
Interrogato su ciò che ama e ciò che invece cambierebbe della sua città, Calabresi parte da un punto di forza: “Mi piace che sia la città delle opportunità”. Ma subito dopo arriva l’elenco delle criticità. Milano, osserva, “fa fatica a respirare”, d’estate per il caldo e d’inverno per l’inquinamento. E soprattutto “ha bisogno di più spazi di verde e di socialità gratuita”, anche alla luce di un costo della vita sempre più elevato. Il tema urbanistico, invece, non viene letto come una contrapposizione tra sviluppo e conservazione. “Non credo che il problema siano i grattacieli”, ha spiegato Calabresi. “Il problema è se non guardiamo quello che c’è sotto ai grattacieli. Dobbiamo recuperare l’ascolto dei bisogni della città”. Poi la battuta alla moderatrice, quasi a frenare un programma che ancora ufficialmente non c’è: “Ma non farmi parlare del programma”.
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