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PMI e TEHA Group, una strategia nazionale per fermare la fuga dei talenti e rilanciare la competitività italiana
Si è tenuta oggi, nella splendida cornice di Villa d’Este a Cernobbio, la conferenza stampa di presentazione dello studio “Comprendere e contrastare il fenomeno della perdita dei talenti: la Roadmap per l’Italia”, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Philip Morris Italia e presentato nell’ambito della 52ª edizione del Forum “Lo Scenario di oggi e di domani per le strategie competitive”. All’incontro hanno preso parte il top management di TEHA Group e Philip Morris Italia e Giovanna Iannantuoni, Advisor scientifico dello Studio.
Al centro dell’analisi, un fenomeno che assume dimensioni sempre più rilevanti per la competitività del Paese. Nel 2024 oltre 141mila italiani hanno trasferito la propria residenza all’estero e circa 45mila, pari al 32% del totale, erano in possesso di almeno un titolo di laurea. Nell’arco degli ultimi dieci anni l’Italia ha perso oltre 300mila cittadini qualificati, con un costo per lo Stato legato alla formazione pubblica stimato in 7,2 miliardi di euro ogni anno, che sale a 10,7-11,4 miliardi considerando anche il valore aggiunto potenziale non generato.
Numeri che, per Pasquale Frega, Presidente e Amministratore Delegato di Philip Morris Italia, impongono una riflessione anche sul ruolo del sistema produttivo. “Una grande impresa non deve limitarsi a fare business, ma deve anche occuparsi dell’ecosistema nel quale opera”, ha sottolineato Frega, spiegando come proprio da questa convinzione sia nata la collaborazione con TEHA Group per approfondire il fenomeno e contribuire all’individuazione di possibili soluzioni di policy.
Per Philip Morris Italia il tema si lega anche alla profonda trasformazione che sta interessando l’azienda e alla crescente centralità dell’innovazione e delle nuove competenze. In uno scenario industriale in rapido cambiamento, sottolinea Frega, diventano infatti essenziali nuovi profili professionali e figure dotate di competenze sempre più specifiche. “La parola chiave è formazione”: una responsabilità che, secondo il manager, non può ricadere esclusivamente sul mondo scolastico e universitario, ma deve coinvolgere direttamente anche le imprese.
Accanto alla formazione, Frega individua nella cultura manageriale un’altra leva decisiva. Le aziende devono essere in grado di offrire ai giovani non soltanto retribuzioni competitive, ma anche prospettive di crescita, esperienze internazionali e maggiore spazio nei processi decisionali. “Bisogna dare maggiori responsabilità alle nuove generazioni”, ha evidenziato, perché i grandi cambiamenti tecnologici ed economici richiedono anche la capacità di valorizzare visioni e competenze nuove.
Una necessità confermata anche dalla business community coinvolta da TEHA. Il 93,9% delle imprese intervistate considera la perdita dei talenti un fenomeno problematico o molto problematico per l’Italia, mentre circa un’azienda su due ritiene che abbia già un impatto molto rilevante sul proprio business. Tra le principali cause vengono indicate le retribuzioni basse rispetto al costo della vita, citate dall’82,1% dei rispondenti, seguite dalla scarsa fiducia nel futuro del Paese e nelle istituzioni e dalle limitate opportunità lavorative.
Lo Studio non si limita però alla fotografia del fenomeno. TEHA Group e Philip Morris Italia propongono una Roadmap nazionale articolata lungo cinque direttrici: rendere più attrattivo il lavoro qualificato, semplificare l’ingresso dei talenti internazionali attraverso un “Italy Talent Visa”, rafforzare il collegamento tra università, ricerca e imprese, favorire l’insediamento dei talenti nei territori e creare un ecosistema più competitivo per startup e innovazione.
L’urgenza di intervenire emerge anche dalle proiezioni. Senza misure strutturali, tra il 2025 e il 2035 l’Italia rischierebbe una perdita cumulata di circa 760mila laureati, con oltre 120 miliardi di euro di investimento formativo non recuperato e una perdita fino a 307 miliardi di euro di PIL potenziale. L’attuazione delle misure individuate potrebbe invece consentire di recuperare fino a circa 119mila laureati entro il 2035, generando nello scenario più ambizioso fino a 11,1 miliardi di euro di PIL aggiuntivo annuo.
La sfida, dunque, non riguarda soltanto la capacità di impedire ai giovani di lasciare il Paese, ma quella di costruire condizioni sufficientemente competitive per attrarre, trattenere e valorizzare capitale umano qualificato. Un obiettivo che richiede, come evidenziato dallo Studio, una responsabilità condivisa tra istituzioni, sistema della formazione e imprese.
L’intervista di Affaritaliani a Pasquale Frega, Presidente e AD di Philip Morris Italia
Pasquale Frega, Presidente e AD di Philip Morris Italia, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Un attore economico importante come Philip Morris deve interrogarsi costantemente su quali siano le funzioni che può svolgere all’interno del proprio ecosistema economico. La fuga dei talenti è un tema fondamentale, del quale credo non si parli abbastanza. Nel 2024, 45.000 laureati hanno lasciato l’Italia. La collettività ha investito 7,2 miliardi di euro per formare questi 45.000 laureati. Negli ultimi dieci anni ne abbiamo persi complessivamente 300.000: è necessario invertire questa tendenza. Questo studio analizza questi numeri e si propone di fornire suggerimenti su quali politiche possano essere sviluppate per ridurre in maniera consistente questa perdita di talenti e, allo stesso tempo, attrarre talenti dall’estero verso professioni che oggi rivestono un’importanza crescente”.
“Philip Morris continuerà quindi a lavorare su questo tema, forte anche della propria esperienza nella capacità di attrarre, trattenere e sviluppare talenti. Credo che ci siano due parole chiave: la prima è formazione, la seconda è la capacità di attribuire maggiori responsabilità. Quest’ultimo è anche un tema di cultura imprenditoriale. La formazione è fondamentale. Philip Morris, con la propria trasformazione epocale, sta creando una serie di professioni che prima non esistevano e deve quindi impegnarsi anche nella formazione. Ne facciamo molta e offriamo numerose opportunità in questo ambito”, ha affermato Frega.
“Non è una responsabilità che può essere affidata esclusivamente al mondo scolastico e accademico. Dall’altro lato, è necessario cambiare anche la cultura imprenditoriale, perché di fronte ai grandi cambiamenti che stiamo vivendo è fondamentale saper attribuire maggiori responsabilità a chi si affaccia al mondo del lavoro e, più in generale, alle nuove generazioni. Sono generazioni che possono avere una visione più moderna e autentica di come cogliere le opportunità economiche generate dalla trasformazione dei flussi economici in corso a livello globale”, ha concluso Frega.
L’intervista di Affaritaliani a Giovanna Iannantuoni, Professoressa Ordinaria di Economia Politica e già Rettrice dell’Università di Milano-Bicocca, Presidente della Fondazione Università Bicocca; già Presidente della Conferenza dei Rettori delle Università italiane
La Professoressa Giovanna Iannantuoni, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “In questi giorni abbiamo ascoltato quanto siano prioritari per l’Europa il tema dell’autonomia e gli investimenti in ambiti fondamentali, dall’intelligenza artificiale alla difesa, fino a una nuova politica industriale che ponga al centro la competitività europea. Tutto questo, però, è irrealizzabile senza le persone. L’infrastruttura più importante è rappresentata dai giovani laureati, che devono poter trovare nel nostro continente e nel nostro Paese un luogo nel quale essere felici e realizzare le proprie ambizioni professionali”.
“Il nostro Paese parte purtroppo da un dato drammatico: negli ultimi dieci anni, 300.000 ragazzi hanno scelto di valorizzare se stessi e di perseguire i propri obiettivi lavorativi e personali al di fuori dell’Italia. Credo quindi che sia urgente chiedere all’Europa un nuovo deal, un nuovo accordo sui talenti. Così come è stato fatto per le spese per la difesa, escluse dai vincoli del Patto di stabilità europeo, credo, da economista, che dovremmo fare in modo che anche le spese destinate ai giovani possano essere escluse dal Patto di stabilità. Questo permetterebbe di dare un impulso concreto a questi ragazzi, a queste ragazze e ai loro sogni”, ha detto Iannantuoni.
“Vorrei infine fare un accenno anche al tema dell’equità di genere, perché è importante ricordare che in Italia le studentesse si laureano mediamente prima e con risultati migliori rispetto agli studenti, ma, una volta entrate nel mondo del lavoro, guadagnano il 25% in meno. Si tratta di una grave ingiustizia, che dobbiamo colmare attraverso un’azione specifica rivolta proprio alle ragazze”, ha poi concluso Iannantuoni.
L’intervista di Affaritaliani a Pio Parma, Senior Consultant Area Scenari e Intelligence e Project Coordinator di Teha Group
Pio Parma, ha dichiarato ai microfoni di Affaritaliani: “Oggi abbiamo presentato in anteprima i risultati dello studio sulla perdita dei talenti in Italia, realizzato da TEHA Group in collaborazione con Philip Morris Italia. Si tratta senza dubbio di un problema strutturale per il nostro Paese, ma anche di una questione che riguarda più in generale l’Europa. I numeri confermano un progressivo aumento dei trasferimenti di residenti dall’Italia verso l’estero: negli ultimi dieci anni sono stati complessivamente circa 300.000, con un picco registrato nel 2024. L’aspetto più rilevante è però il progressivo cambiamento nella composizione di questi flussi: circa un terzo delle persone che lasciano il Paese possiede infatti un elevato livello di qualificazione professionale o un titolo di laurea”.
“Nell’ultimo anno quasi 45.000 laureati hanno lasciato l’Italia. È un dato particolarmente significativo perché comporta un costo per lo Stato, sia in termini di investimenti sostenuti lungo l’intero percorso formativo, dalla scuola primaria all’università, sia in termini di PIL potenziale non generato. Per comprendere meglio il fenomeno abbiamo ascoltato anche il punto di vista delle imprese, che ne sono pienamente consapevoli. Tra le principali criticità vengono indicati livelli salariali non sufficientemente competitivi e spesso non adeguati al costo della vita, ma anche una crescente sfiducia dei lavoratori nelle prospettive offerte dal Paese”, ha detto Parma.
“L’Italia ha già introdotto negli ultimi anni strumenti come il regime per i lavoratori impatriati, che sta producendo risultati in termini di rientro di talenti, anche nel mondo accademico. È però necessario fare un passo ulteriore, adottando un approccio più integrato e sistemico. Per questo abbiamo messo a punto una roadmap articolata in diversi interventi, alcuni dei quali presentati oggi a Cernobbio, che riguardano il sistema fiscale, il sostegno al rientro dei talenti, il rafforzamento del dialogo tra ricerca, università e imprese e il supporto a startup e innovazione”, ha affermato Parma.
“L’obiettivo è favorire un progressivo aumento del numero di talenti che scelgono di rimanere in Italia o che il nostro Paese riesce ad attrarre dall’estero. Le nostre simulazioni mostrano che, intervenendo in questa direzione, il beneficio economico potrebbe tradursi in un incremento del PIL fino a circa 11 miliardi di euro entro il 2035”, ha poi concluso Parma.
Rinnovo Patente? Facile ed Economico
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