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Gli effetti della crisi climatica sono sempre più presenti nella vita quotidiana. Le temperature estreme che ci hanno accompagnato per tutta l’estate rappresentano una spia importante su cui non si può più sorvolare. Il caldo rovente e costante cambia i territori, mette sotto pressione le risorse, incide sul lavoro e sulle possibilità di continuare ad abitare alcuni luoghi del pianeta. Anche il linguaggio cinematografico può rappresentare un’opportunità per riflettere sulla grave situazione. L’intento del Festival Cinema In Verde è questo: guardare la crisi climatica, comprenderne le conseguenze ed interrogarsi sulle scelte che la accompagnano, non più e non solo come singoli, ma, anche e soprattutto, come comunità.

La kermesse su un problema comune

L’impegno ambientale trova, dunque, un nuovo canale di comunicazione attraverso la settimana arte grazie a questa kermesse internazionale che si tiene a Roma dal 17 al 20 settembre. L’idea degli organizzatori è quella raccontare la crisi ambientale e le sfide della transizione ecologica attraverso il linguaggio d’autore. Il clima impazzito, la perdita di biodiversità, la difesa dei territori, la giustizia sociale, le migrazioni, l’identità e le culture minacciate entrano nei plot cinematografici. Storie, personaggi e nuovi punti di vista da diverse parti del mondo: temi complessi, ma non impossibili da comprendere su cui tutti dobbiamo riflettere.

La collaborazione con ANEC Lazio

Organizzata da Sapienza Università di Roma – Polo Museale Sapienza Cultura e dall’agenzia di comunicazione green Silverback, con il sostegno, fin dalla prima edizione, di Roma Capitale, attraverso l’Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti e l’Assessorato alla Cultura, la quarta edizione della manifestazione lascia, quest’anno, la sua sede storica dell’Orto Botanico. Il festival trova in ANEC Lazio un’importante alleato; Cinema In Verde entra, così, all’interno di Notti di Cinema a Piazza Vittorio, la manifestazione cinematografica capitolina che intrattiene ogni estate il pubblico con una variegata rassegna di film ed eventi nella grande Arena di seicento posti di Piazza Vittorio Nella storica piazza va in scena il concorso internazionale, diventando il cuore delle proiezioni e degli incontri aperti alla città. Di rilievo anche il rapporto con il mondo delle università grazie alle proiezioni in calendario presso il Nuovo Teatro Ateneo, nella Città Universitaria della Sapienza. Doppio appuntamento nell’ateneo romano  Il documentario come arte del reale Green Mirror.

Ciak sul clima, torna il festival del cinema green sulla questione ambientale
L’originale locandina di Cinema in Verde realizzata da Gianluca Azzena

L’apertura con istituzioni ed attivisti

Il festival si apre giovedì 17 settembre all’Arena di Piazza Vittorio. Sul palco le Karma B insieme a Chiara Campione di Greenpeace, protagoniste di un dialogo sui cambiamenti ambientali e sociali e sul modo in cui entrano oggi nella vita pubblica. E, poi, l’Assessora all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei rifiuti di Roma Capitale Sabrina Alfonsi, il Direttore dell’Orto Botanico di Roma Fabio Attorre, la Direttrice di Cinema in Verde Claudia Campanelli ed il CEO Silverback e ideatrice della manifestazione Simonetta Lombardo.

Ciak sul clima, torna il festival del cinema green sulla questione ambientale
L’applauso del pubblico in una delle serate di Cinema in Verde

Sei film in gara per il Ginkgo d’Oro

La kermesse cinematografica si chiude domenica 20 settembre con al premiazione del Ginkgo d’Oro 2026, riconoscimento che viene assegnato da una giuria di esperti: il regista e produttore Matteo Rovere, l’attrice Giulia Michelini, gli attori Andrea Arcangeli e Carlo De Ruggieri, il giornalista Alessandro Guarasci, il direttore generale della LIPU-BirdLife Italia Danilo Selvaggi e la direttrice dello IED Roma Laura Negrini. Sei i film internazionali inediti in Italia che si contendono il premio: Rembrandt di Pierre SchoellerThe Last Blossom di Baku KinoshitaNimuendajú di Tânia AnayaArru di Elle Sofe SaraLa Reserva di Pablo Pérez Lombardini e The Garden We Dreamed di Joaquín del Paso. Sei opere provenienti da Francia, Giappone, Brasile, Perù, Norvegia, Svezia, Finlandia e Messico. A valutarle sarà una giuria composta dal regista e produttore. 

Storie drammatiche di migranti al bivio

“Storie di comunità e territori che mettono in evidenza questioni ambientali e conseguenti cambiamenti di vita per popoli” – spiega Simonetta Lombardo – “riteniamo che i film di narrativa possano suggestionare il pubblico, ancor più dei documentari. Per il concorso di questa quarta edizione del festival abbiamo scelto sei film che raccontano storie di migrazione ambientale, testimonianze drammatiche di persone costrette a lasciare il loro paese di origine per sfuggire alla siccità che avanza. Un viaggio pieno di insidie e difficoltà che portano, spesso, di fronte ad un bivio. Come, ad esempio, nel film concorso The Garden We Dreamed , dove una famiglia haitiana lascia la sua terra, ma si trova ad essere schiava in una farm attiva nel disboscamento della foresta. Dalla fuga per fame, alla condizione di schiavitù che uccide la foresta. E, poi, nel film La riserva, il protagonista, un tagliaboschi messicano, si trova di fronte al bivio: continuare a lavorare o proteggere l’ambiente?”.

Formazione come ponte culturale e di pace

Sono arrivati a Roma dalla Palestina la scorsa primavera – dopo un’attenta selezione coadiuvata da ACS, l’Ong che opera in quei territori – i dodici studenti che hanno avuto l’opportunità di formazione in una vera propria scuola di cinema. Tra i venti e trent’anni, sono stati ospiti di famiglie che si sono offerte per accoglierli nei due mesi di permanenza nella Capitale. Hanno seguito i corsi di esperti del settore cinematografico messi a disposizione da Groenlandia Film, IED e Pandataria Film, specializzata in documentari. Le produzione realizzate sono inserite nel calendario delle proiezioni.

Il messaggio di speranza

“Il tema ambientale ha avuto grande risalto, in particolare, nel periodo del covid” – conferma l’ideatrice – “Non ci possiamo permettere di vivere in uno stato di eco-rassegnazione. E’ sbagliato pensare di non essere in grado di spingere un cambiamento. Due i messaggi che portiamo avanti: questi temi ci interessano come esseri umani – e ciò lo sottolineano le storie – e la convinzione che si può fare davvero qualcosa. La rassegnazione non deve rappresentare una scelta. Le società umane hanno creato il problema e possono essere loro stesse in grado di risolverlo. In ogni film in concorso emerge il messaggio: le cose possono cambiare”.

Il sottile invito alla politica

“La politica può intervenire con energie rinnovabili, riforme del sistema alimentare tenendo conto che quasi un terzo delle emissioni di gas serra proviene dalla filiera produttiva di alimenti. “La politica potrebbe intervenire tagli sugli incentivi legati alle fonti fossili” – auspica Lombardo – “Per cambiare occorre rivoluzionare il sistema energetico, quello abitativo e quello alimentare. Altro problema su cui è necessario intervenire è quello legato alle troppe differenze sociali, occorre pensare a olitiche che hanno peso diverso su persone in base ai loro redditi.

 

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