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La Corea del Sud ha precisato di non aver ancora adottato alcuna decisione definitiva sull’eventuale invio di truppe nello Stretto di Hormuz, pur continuando a valutare l’opzione a condizione che non comprometta le proprie capacità difensive. Lo ha riferito venerdì un funzionario presidenziale, citato dai media locali. Secondo la stessa fonte, Seul sta esaminando possibili contributi militari agli sforzi internazionali per garantire la libertà di navigazione lungo la strategica via marittima, ma il processo decisionale è ancora in corso. La valutazione tiene conto sia della situazione di sicurezza nella penisola coreana sia delle procedure legali richieste per un eventuale dispiegamento.

Il funzionario ha inoltre precisato che il dibattito non è ancora arrivato alla fase di richiesta dell’approvazione parlamentare e che nessuna decisione finale è stata assunta.La precisazione segue indiscrezioni diffuse dai media secondo cui le Forze armate sudcoreane avrebbero già avviato preparativi operativi. L’emittente Sbs ha riferito, citando fonti della difesa, che sarebbero allo studio l’invio di un aereo da pattugliamento marittimo P-8 Poseidon, di una nave logistica della Marina e di una squadra specializzata nella bonifica di ordigni esplosivi, oltre a intese con Paesi terzi per l’utilizzo di porti e aeroporti di supporto.

Anche Jtbc ha riportato che il Governo starebbe procedendo con le attività preparatorie necessarie per sottoporre l’eventuale missione alle procedure interne previste. In risposta alle indiscrezioni, il Ministero della Difesa ha smentito l’esistenza di una “linea favorevole al dispiegamento” nello Stretto di Hormuz, affermando che tali ricostruzioni “non corrispondono ai fatti”. Il dicastero ha tuttavia confermato che Seul è impegnata in consultazioni con la comunità internazionale per individuare forme concrete di contributo al ripristino della sicurezza della navigazione. Anche il ministero degli Esteri ha negato che sia stata assunta una decisione volta a presentare all’Assemblea nazionale una proposta di autorizzazione alla missione.

La questione emerge sullo sfondo delle pressioni esercitate dal presidente statunitense Donald Trump affinché la Corea del Sud sostenga maggiormente la politica americana nei confronti dell’Iran, nel contesto dell’offensiva militare lanciata da Washington contro Teheran a fine febbraio. A maggio la portacontainer Hmm Namu, operata dalla compagnia sudcoreana Hmm, è stata colpita da due proiettili che Seul ritiene possano essere missili antinave sviluppati dall’Iran. Dopo l’incidente, il Governo aveva preso in esame una proposta statunitense per partecipare alle operazioni di scorta navale nello Stretto di Hormuz.La Corea del Sud importa dal Medio Oriente circa il 70% del proprio fabbisogno petrolifero e il 95% di tali forniture transita normalmente attraverso lo Stretto di Hormuz.

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