Rinnovo Patente? Facile ed Economico
Un foglio a quadretti, attaccato con lo scotch a una transenna bianca. Sopra, scritto a pennarello azzurro: “Gruppo di sette, dormiamo qui a turno. Occupato ventiquattr’ore su ventiquattro”. Poco più in là un ombrellone, sigillato col nastro adesivo, con una foto fissata in cima e un altro cartello: “Sono qui dal 29 agosto fino al 12 settembre per vedere George Clooney e Robert Pattinson”. Sono arrivati quattro giorni prima di tutti, quando al Lido non c’era ancora nessuno e il tappeto rosso era arrotolato in un magazzino. Si danno il cambio a turno, hanno numerato la transenna a pennarello, e non si muoveranno per undici giorni. Le star che aspettano passeranno davanti a loro per pochi secondi.
L’83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica è cominciata ieri sera, in sordina, con la preapertura: Col cuore in gola di Tinto Brass, girato nel 1967 e restaurato in 4K dal Centro Sperimentale di Cinematografia. Il paradosso più bello di Venezia è che si comincia sempre dal passato. Da stamattina alle 8.30 la macchina è a pieno regime. Circa tremila tra giornalisti e inviati si muovono tra il Palazzo del Cinema e il Palazzo del Casinò con il programma in mano e le prenotazioni sul telefono: si entra in sala solo con accredito e posto prenotato, e ogni fascia oraria obbliga a scegliere tra un film e una conferenza stampa. Il primo giorno è quello in cui si capisce quanto di questa Mostra si riuscirà davvero a vedere. In programma oggi Ink di Danny Boyle, film d’apertura, con Jack O’Connell, Guy Pearce e Claire Foy. La ragazza con la Leica di Alina Marazzi, che apre Orizzonti raccontando la fotografa Gerda Taro. E in serata il nuovo Werner Herzog, Bucking Fastard. Intorno, il Lido si veste.
E qui arriva la sorpresa del primo giorno: le paillettes non aspettano la sera. Brillano già alle undici del mattino, sotto il sole pieno, in mezzo ai badge appesi al collo e alle cartelle stampa sotto il braccio. Sono soprattutto le signore ad aver deciso che al Lido non esiste un’ora sbagliata: fucsia, arancioni, verde smeraldo, abiti lunghi indossati per andare a prendere un caffè, tacchi che affondano nella ghiaia e vengono portati come se niente fosse. Qualcuna ha il ventaglio, qualcuna il cappello a tesa larga, qualcuna gli occhiali da sole che coprono mezzo viso anche all’ombra. Nessuna sta andando da nessuna parte in particolare: sono qui, e questo basta. Perché a Venezia funziona così. Non ci si veste per un evento, ci si veste per il posto.
Le paillettes al mattino, che ovunque sarebbero un errore, qui sono una dichiarazione: sono arrivata, sono al Lido, e i prossimi undici giorni sono anche miei. E a cinquanta metri di distanza, dietro la transenna, c’è chi aspetta in ciabatte e cappellino da quattro giorni. Da una parte chi si è vestito per essere guardato, dall’altra chi è qui soltanto per guardare. Il Lido mette tutti sullo stesso marciapiede, e nessuno sembra fuori posto.
Stasera si accendono le luci in Sala Grande, con una novità: la cerimonia è affidata a due conduttori, Greta Scarano e Nicolas Maupas. Non accadeva dal 1998, e segna il superamento della formula della madrina. Undici giorni, venti film in concorso, un Leone d’Oro da assegnare. Ma per ora, a mezzogiorno del primo giorno, il posto più conteso della Mostra non è una poltrona in Sala Grande. È una striscia di asfalto dietro una transenna, presidiata da sette persone con un ombrellone e del nastro adesivo.
Rinnovo Patente? Facile ed Economico
Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet

