Rinnovo Patente? Facile ed Economico

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Ucraina, difesa europea, Medio Oriente, caro energia e futuro del centrodestra. Antonio Tajani, vicepresidente del Consiglio, ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e segretario nazionale di Forza Italia, affronta sul palco della seconda serata de La Piazza 2026 i principali dossier internazionali e politici.

Ucraina e Russia, la linea del governo tra sostegno a Kiev e rischio di escalation

“Condanniamo l’invasione, ma non siamo in guerra con la Federazione Russa. Aiutiamo l’Ucraina a difendersi, che è un’altra cosa”, afferma Tajani. “L’abbiamo aiutata dal punto di vista economico, politico e per quanto riguarda la questione dell’energia, perché sappiamo quanti problemi ci sono per la popolazione civile quando avanza il generale inverno. Continueremo a fare questo. Abbiamo già inviato dodici pacchetti di aiuti e stiamo preparando il prossimo, quindi continuiamo a fare la nostra parte, sapendo bene che non siamo in guerra con la Russia. Per questo non parteciperemo ad azioni militari in territorio ucraino”.

Il ministro rivendica il ruolo dell’Italia nella NATO: “Abbiamo la nostra Aeronautica, in modo particolare, schierata a protezione dei confini della NATO. Facciamo la nostra parte e credo che sia incontrovertibile il sostegno che noi diamo all’Ucraina”. Quanto al rischio di un attacco russo contro Paesi dell’Alleanza Atlantica, Tajani esclude lo scenario di una guerra aperta: “Io non credo che la Russia voglia compiere azioni militari contro l’Occidente, anche perché sarebbe pernicioso per la stessa Federazione Russa”.

Il pericolo, secondo il vicepremier, riguarda invece “azioni di guerra ibrida, soprattutto attacchi cibernetici, disinformazione e tentativi di influenzare le elezioni”. Tajani ricorda quindi la nascita, all’interno della Farnesina, di una direzione generale dedicata anche alla sicurezza cibernetica, con una sala operativa attiva 24 ore su 24.

Difesa europea, i fondi SAFE e il ruolo delle missioni italiane

Sui fondi europei SAFE, Tajani respinge l’idea che le risorse destinate alla sicurezza debbano essere sottratte a sanità e welfare: “Questo deve essere escluso nella maniera più assoluta. All’inizio avevamo deciso di chiedere circa 14 miliardi di euro. Abbiamo deciso invece di chiederne 8,9 miliardi”. Il ministro sottolinea che le risorse serviranno per progetti legati alla sicurezza del Paese e insiste sulla differenza tra difesa e “propaganda sulle armi”.

“La sicurezza è qualcosa di ben diverso soltanto dall’acquisto di armi. A parte che le spese per la difesa in gran parte sono per il personale, rendere più moderno il nostro sistema di difesa è talmente necessario e ovvio che non capisco perché ci siano delle critiche. I nostri militari che fanno parte della missione UNIFIL sono portatori di pace. Come sono portatori di pace i nostri militari al confine tra Kosovo e Serbia e i nostri militari impegnati nei diversi teatri europei ed extraeuropei. Dobbiamo fare chiarezza su questo, perché se uno fa propaganda e dice basta alle guerre è demagogia e basta. Avere una difesa europea efficace significa anche garantire la pace, perché quando c’è equilibrio tra le forze, come è successo durante la Guerra fredda, non ci sono guerre”.

Medio Oriente, il ruolo dell’Italia tra diplomazia e tutela dell’export

“Purtroppo le Nazioni Unite sono state deboli in questi ultimi anni. Non hanno svolto un ruolo efficace per risolvere la questione russo-ucraina e non hanno svolto un ruolo efficace per risolvere la complicatissima questione mediorientale”, afferma Tajani. Il ministro rivendica il ruolo diplomatico dell’Italia: “Noi non siamo gli Stati Uniti né la Cina, siamo però una media potenza che sa svolgere un ruolo politico. Non casualmente i dialoghi per raggiungere un accordo di pace tra Israele e Libano si svolgono a Roma. Siamo stati il luogo d’incontro. Abbiamo ottime relazioni con il Libano, siamo amici di Israele e critichiamo Israele quando sbaglia. Diciamo che i coloni non devono occupare la Cisgiordania, diciamo basta con i bombardamenti sul Libano e basta con i bombardamenti su Gaza. Però Israele ha diritto all’autodifesa e ha diritto ad esistere”.

Tajani lega quindi sicurezza ed economia, ricordando il ruolo della Marina militare nella protezione del traffico mercantile italiano nel Mar Rosso: “Circa il 40% del traffico mercantile italiano destinato all’esportazione passa da lì. Se non ci fosse la Marina militare a garantire il passaggio delle navi mercantili, i prodotti nostri costerebbero molto di più e sarebbero meno competitivi sui mercati”. Sul fronte dell’export aggiunge: “Nonostante due guerre e nonostante le guerre commerciali, l’export italiano continua a crescere. Nei primi sei mesi di quest’anno siamo a +4,5%. Nel primo mese dell’accordo con i Paesi del Mercosur abbiamo avuto un +21% di export verso i Paesi sudamericani. Stiamo andando verso l’obiettivo dei 700 miliardi di euro di export”.

Extra profitti, Tajani boccia la tassa e difende il metodo del dialogo con le imprese

Sul contributo richiesto alle imprese energetiche, Tajani prende una posizione netta rispondendo all’attacco di Bonelli sempre a La Piazza 2026: “L’extra profitto è un concetto che non esiste in diritto. Esiste il profitto. L’extra profitto mi fa tornare in mente parole come sovrastruttura, mi fa venire in mente Il Capitale di Karl Marx. È un concetto, secondo me, da regime socialista. Perché poi chi decide qual è il profitto e qual è l’extra profitto? Non lo decide un burocrate di qualche ministero italiano o qualche burocrate di Bruxelles”. Per il leader di Forza Italia, “tassare i cosiddetti extra profitti è un errore clamoroso”, perché rischia di mettere “in difficoltà le imprese” e “a repentaglio la credibilità del Paese”.

Tajani precisa però che il settore energetico deve contribuire: “Essere contro la tassazione degli extra profitti non significa dire che non me ne importa niente degli italiani che pagano tanto la benzina. È l’esatto contrario. Io dico che le imprese petrolifere devono dare, nei momenti di difficoltà, il loro contributo economico. Un conto è imporlo con la tassazione, un conto è raggiungere un accordo politico tra il governo e le imprese per coinvolgerle in una politica di sostegno dell’economia italiana e dei cittadini italiani. È quello che abbiamo fatto con le banche. Mi sono opposto quando ci fu il tentativo di tassare gli extra profitti delle banche, però nello stesso tempo con il metodo del dialogo abbiamo portato 10 miliardi delle banche nelle casse dello Stato”. E sul recente intervento contro il caro carburanti: “Il Consiglio dei ministri ha approvato un intervento fino al 5 settembre per continuare a prorogare il taglio delle accise sul gasolio. È stato finanziato attraverso l’anticipazione della tassazione da parte delle imprese petrolifere. Vogliamo continuare con questo metodo, che è un metodo liberale che coinvolge le imprese e le fa essere parte di una strategia globale per il sostegno del nostro Paese”.

Stabilità e crescita, il bilancio politico del governo Meloni

Tajani annuncia la propria partecipazione, in collegamento, all’iniziativa di Bari dedicata alla durata del governo: “Mi collegherò a un evento organizzato da Fratelli d’Italia per ricordare che, grazie anche a Forza Italia, questo è un governo stabile. È un governo che fa delle scelte liberali, punta sulla crescita, punta a sostenere il ceto medio, riduce la pressione fiscale, ha costruito 1.200.000 nuovi posti di lavoro, ha visto crescere l’export e ha tagliato il cuneo fiscale. La stabilità di per sé non risolve tutti i problemi, ma crea più credibilità e affidabilità a livello internazionale. Qualsiasi imprenditore che voglia investire deve pianificare il proprio lavoro e, se sa che c’è un governo stabile, pianifica meglio il suo lavoro. Questo vale per gli imprenditori italiani e per coloro che vogliono investire nel nostro Paese”.

Centrodestra, alleanza solida nonostante le differenze tra i partiti

Noi non siamo un partito unico. Siamo tre partiti che hanno identità diverse, che hanno però un minimo comune denominatore e che hanno dato vita, grazie a Silvio Berlusconi, a un’alleanza politica che non è mai andata in frantumi dal 1994 ad oggi”, afferma Tajani parlando delle differenze nella maggioranza. “Non c’è elezione dove noi non ci presentiamo uniti. Possono esserci diversità di vedute su alcuni singoli problemi, ma i singoli problemi non mettono a repentaglio la strategia complessiva”.

Il vicepremier sposta quindi l’attenzione sull’opposizione: “È la sinistra che non è un’alleanza strategica, è soltanto un’alleanza a volte elettorale. Guardate adesso: chi vuole le primarie, chi non le vuole, chi vuole Schlein, chi vuole Conte. Hanno ucciso il centrosinistra, perché il centrosinistra è morto: non c’è più il centro, c’è soltanto la sinistra. E questo lascia a noi un importante spazio politico da occupare”. Sulle prossime elezioni politiche, Tajani non indica una data: “Noi vogliamo concludere il nostro lavoro. Io non ho alcun problema ad andare fino alla fine della legislatura”.

Forza Italia dopo Berlusconi, il nuovo modello fondato sulla partecipazione

Sul futuro del partito dopo la morte del fondatore, Tajani chiarisce il modello organizzativo scelto: “Io non sono Berlusconi. Non ho manie di grandezza. Ho deciso invece di organizzare un partito dove conta la partecipazione, un partito contendibile, un partito dove si svolgono i congressi. Ogni iscritto ha il diritto di decidere di chi fidarsi nel proprio Comune, nella propria provincia, nella propria regione. Mi sono addirittura spogliato del potere di nominare i segretari regionali, creando pure qualche malumore all’interno del partito. Voglio un partito dove chi prende la tessera si senta coinvolto nelle decisioni, che si senta parte di una grande famiglia, dove parla, decide e guida attraverso i propri rappresentanti”.

Tajani indica quindi l’obiettivo di una forza federatrice nell’area popolare: “Vogliamo essere il punto di riferimento della grande famiglia del Partito Popolare Europeo”, coinvolgendo le altre forze politiche e sociali che si riconoscono in quell’area. “È il ruolo di una forza che vuole essere federatrice, che non vuole cancellare gli altri ma vuole coordinare gruppi sociali e forze politiche che possono essere protagoniste, sempre nell’area del centrodestra, sempre nell’area del popolarismo europeo che è la nostra famiglia di appartenenza”.

Verso le prossime elezioni, Tajani punta su una nuova legge elettorale

Io sono convinto che andremo a votare con una nuova legge elettorale che dovrà garantire la stabilità”, afferma infine Tajani. “Questo è il problema, checché ne dica la sinistra: la stabilità è un aspetto fondamentale. Un Paese che cambia governo ogni sei mesi è un Paese che rischia di essere ridicolizzato di fronte al mondo intero”.

Il ministro indica una legge che mantenga anche un legame territoriale nella rappresentanza e “uno spazio giusto che deve essere dato alle donne. Sono convinto che andremo a votare con una nuova legge elettorale capace di garantire più presenza proporzionale e di garantire stabilità al nostro Paese”.

Rinnovo Patente? Facile ed Economico

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