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Il Tribunale amministrativo regionale della Lombardia ha dichiarato illegittimo il silenzio-inadempimento del Comune di Milano sul caso di via Cleto Arrighi, imponendo a Palazzo Marino di concludere l’istruttoria entro sessanta giorni. È il secondo colpo in pochi giorni alla linea attendista degli uffici tecnici, e ha riacceso immediatamente lo scontro politico sull’urbanistica milanese, il dossier che da mesi divide maggioranza e opposizione con i cantieri fermi e le pratiche in attesa.
La Lega: “Milano ha bisogno di una figura straordinaria”
Per il Carroccio la sentenza è la conferma di una situazione denunciata da tempo. “La sentenza certifica esattamente quello che come Lega denunciamo da anni: Milano ha bisogno di un commissario all’urbanistica e di una svolta che metta fine a una paralisi amministrativa non più tollerabile“, afferma Samuele Piscina, consigliere comunale e segretario provinciale del partito in città. Secondo il Carroccio, se l’amministrazione non è più in grado di garantire tempi certi alle pratiche, sarebbe necessario affidare il dossier a una figura straordinaria capace di sbloccare la macchina amministrativa.
Piscina sottolinea che la questione non riguarda il merito dei singoli interventi né la richiesta di autorizzare i progetti a prescindere, ma il diritto di cittadini e operatori a ottenere una decisione entro i termini previsti. “Imprese, tecnici, professionisti e cittadini non possono continuare a rimanere ostaggi di una burocrazia lenta e farraginosa“, aggiunge il consigliere.
De Corato (FdI): “Oltre 460 famiglie ancora sospese”
Sulla vicenda interviene anche Riccardo De Corato, deputato di Fratelli d’Italia ed ex vicesindaco di Milano, che concentra l’attenzione sulle conseguenze della paralisi per chi ha acquistato o intende acquistare casa. Secondo De Corato, sono 467 i nuclei familiari riuniti nel comitato Famiglie Sospese che attendono da tempo risposte da Palazzo Marino. A questi si aggiungerebbero circa quattromila persone coinvolte in altri interventi ancora in attesa di essere sbloccati. Tra i casi citati ci sono le 75 famiglie legate al progetto di via Gaetano Crespi 28, dove la richiesta di permesso di costruire convenzionato risale all’ottobre 2024 e per la quale soltanto ora è stata aperta la Conferenza dei servizi.
Il confronto con il Leoncavallo
L’attacco politico di De Corato si concentra sulla diversa rapidità con cui, a suo giudizio, Palazzo Marino sarebbe intervenuto in altre vicende. “Dopo lo sgombero del Leoncavallo il Comune si era subito attivato per cercare una soluzione alternativa, valutando anche l’assegnazione di uno spazio comunale in via San Dionigi”, osserva il deputato di FdI, che contrappone quella tempestività all’attesa di centinaia di famiglie con i cantieri fermi. “Non chiediamo scorciatoie per nessuno, chiediamo regole uguali, tempi certi e la stessa attenzione per tutti. Il Comune deve dimostrare la stessa sollecitudine verso chi chiede solo che una pratica regolarmente presentata venga esaminata e decisa. Due anni sono già troppi”, conclude.
Due mesi per decidere
Il termine fissato dal Tar per via Cleto Arrighi è lo stesso già indicato nella pronuncia sui cantieri della scorsa settimana: due mesi per adottare un provvedimento esplicito, di accoglimento o di diniego. Da Palazzo Marino, per il momento, nessun commento.
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