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La nuova stretta americana sull’Iran potrebbe colpire anche società, intermediari e operatori di Paesi terzi che continuano a garantire a Teheran petrolio, valuta e accesso ai mercati internazionali. La Cina è il Paese più esposto per il volume delle importazioni di greggio iraniano.

Il segretario al Tesoro Scott Bessent ha annunciato quelle che ha definito le sanzioni più dure mai applicate contro l’Iran. Donald Trump ha avvertito che potranno esserci conseguenze economiche per qualsiasi Paese che fornisca una “lifeline” a Teheran.

Sanzioni Usa-Iran: perché la Cina è il Paese più esposto

Scott Bessent ha chiamato direttamente in causa Pechino chiedendo collaborazione nella nuova campagna economica contro Teheran. Reuters riferisce che, secondo dati Kpler relativi al 2025, la Cina assorbiva oltre l’80% del petrolio iraniano spedito all’estero.

Il Tesoro americano aveva già colpito raffinerie indipendenti cinesi accusate di comprare greggio iraniano. Nell’aprile 2026 l’Ofac ha sanzionato la Hengli Petrochemical di Dalian e decine di società e navi coinvolte nella cosiddetta shadow fleet iraniana.

Una nuova applicazione delle sanzioni secondarie può rendere rischioso per imprese e intermediari stranieri continuare a commerciare con soggetti iraniani colpiti dalle misure americane. Le conseguenze possono comprendere l’esclusione dal sistema finanziario statunitense e il congelamento di beni sottoposti alla giurisdizione Usa.

Pechino ha già respinto l’impostazione americana, sostenendo che sanzioni e pressioni non aiutano a risolvere la crisi.

Sanzioni Usa-Iran: Emirati, India e altri hub commerciali sotto osservazione

Gli Emirati Arabi Uniti hanno un ruolo particolare perché Dubai è da anni uno dei principali centri finanziari e commerciali utilizzati dalle imprese iraniane.

Il Tesoro statunitense ha documentato il ricorso a società di comodo e intermediari con sede negli Emirati e in Cina per muovere centinaia di milioni di dollari collegati al sistema finanziario iraniano.

In precedenti pacchetti di sanzioni Washington aveva colpito anche società e operatori in India, Malaysia, Singapore, Hong Kong e Seychelles coinvolti, secondo l’Ofac, nella vendita o nel trasporto di prodotti petroliferi iraniani.

Questo non significa che gli Stati Uniti stiano sanzionando automaticamente gli Stati in quanto tali. Le misure possono colpire aziende, banche, intermediari, raffinerie, armatori e singoli soggetti che continuano determinate transazioni.

Bessent ha annunciato ulteriori dettagli sulle nuove misure. Teheran ha respinto le minacce e il ministro degli Esteri Abbas Araqchi ha sostenuto che una nuova stretta non riuscirà a piegare l’Iran.

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