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Bitcoin, a volte ritornano

A volte ritornano. Nel giorno in cui gli investitori rispolverano Moderna, un nome che riporta inevitabilmente la memoria ai tempi del vaccino e della pandemia, anche il mondo dei crypto asset torna a reclamare spazio. Per mesi oscurato dal bagliore dell’intelligenza artificiale, Bitcoin (ma non solo!) si è improvvisamente ripreso la scena.

Il problema, della storia recente, si era spostato soprattutto sul lato della domanda. Bitcoin continuava ad avere una storia da raccontare, ma sembravano essersi ridotti gli investitori disposti ad ascoltarla. Volumi depressi, ETF meno brillanti, società di tesoreria in difficoltà e una volatilità che si era progressivamente prosciugata avevano trasformato il mercato in una sorta di sala d’attesa.

Nove giorni fa, con Bitcoin intorno ai 63.700 dollari, avevamo richiamato proprio questo punto. Le Bande di Bollinger sul grafico giornaliero si stavano restringendo su livelli estremi e scrivevamo che quella calma piatta non indicava la direzione del prossimo movimento, ma segnalava che qualcosa stava probabilmente per succedere. Qualcosa è appunto successo.

Al momento della stesura Bitcoin scambia poco sopra i 76.000 dollari, circa il 18% sopra i livelli di nove giorni fa. Su base settimanale il rialzo sfiora il 20% e, se confermato, sarebbe il migliore da febbraio 2024. Anche la volatilità ha cambiato completamente volto, l’ampiezza delle Bande di Bollinger è passata da circa 3.300 dollari del 12 agosto a quasi 13.000 dollari oggi. Quasi quattro volte tanto. La molla si è scaricata. Adesso bisogna capire chi la sta spingendo.

La scintilla è arrivata dai tassi, la benzina dagli short

La scintilla è arrivata dai tassi. La decisione del Tesoro americano di almeno raddoppiare gli acquisti di Treasury a lunga scadenza ha contribuito a far scendere rendimenti e dollaro, migliorando rapidamente il contesto per gli asset più sensibili alla liquidità e soprattutto alle politiche di bilancio dei governi. Un ritorno alla ragione originaria che aveva motivato la nascita di Bitcoin

A questo si è aggiunta la politica. Donald Trump ha incontrato alla Casa Bianca i rappresentanti dell’industria crypto e ha sollecitato il Senato a procedere con il Clarity Act. Il quadro regolamentare statunitense continua, intanto, a muoversi in una direzione più favorevole al settore: la SEC ha proposto nuove regole che prevedono esenzioni dalla normativa sui titoli per alcune emissioni di token, rendendo più semplice per le società crypto raccogliere capitale.

Ma tra un catalizzatore e un rally c’è spesso di mezzo il posizionamento. Dal 19 agosto sono stati liquidati oltre 2 miliardi di dollari di posizioni ribassiste su Bitcoin nel mercato dei perpetual futures. 

Allargando lo sguardo all’intero mercato crypto, oltre 3 miliardi di dollari di posizioni a leva sono stati spazzati via nell’arco di 24 ore. Tradotto, una parte importante della salita iniziale è arrivata perché chi era short è stato costretto a comprare per chiudere le proprie posizioni, più che per un’improvvisa invasione di nuovi rialzisti.

Dopo i compratori obbligati stanno arrivando quelli volontari?

Perché per buona parte del 2026 il problema di Bitcoin non era stato l’offerta, ma una domanda che si era progressivamente ritirata. Gli ETF spot americani lo raccontano con particolare chiarezza. 

Dopo aver raccolto 35,2 miliardi di dollari nel 2024 e altri 21,4 miliardi nel 2025, nel 2026 il saldo rimane ancora negativo per circa 3,2 miliardi. Il punto più debole è arrivato nel secondo trimestre, quando dagli ETF sono usciti quasi 5 miliardi di dollari. Giugno, da solo, aveva registrato deflussi per circa 4,5 miliardi. È su questo sfondo che il movimento delle ultime settimane acquista un significato diverso.

Bitcoin, a volte ritornano. Il prezzo torna a salire velocemente. E ora che succede?

Dopo tre trimestri consecutivi di deflussi, il Q3 2026 sta finalmente interrompendo la sequenza negativa. Luglio e agosto hanno entrambi registrato afflussi e il trimestre è positivo per circa 2,25 miliardi di dollari. Il recupero resta però parziale: equivale a circa il 34% dei 6,6 miliardi usciti nei tre trimestri precedenti e appena al 25,5% della raccolta trimestrale media del 2024. Ma intanto il bicchiere mezzo pieno è che gli ETF spot americani su Bitcoin hanno raccolto oltre 1,6 miliardi di dollari soltanto tra lunedì e giovedì e si avviano verso la migliore settimana di afflussi da ottobre 2025. 

Non siamo ancora davanti a una normalizzazione della domanda istituzionale. Ma qualcosa sta cambiando. Dopo il vuoto del secondo trimestre, il denaro sta ricominciando a entrare. E questa distinzione è importante perché la prima gamba del rally è stata alimentata soprattutto dai compratori obbligati.

Dal 19 agosto, come ricordavamo, oltre 2 miliardi di dollari di posizioni ribassiste su Bitcoin sono state liquidate nei perpetual futures. Una short squeeze costringe chi ha scommesso contro il mercato a ricomprare. Gli afflussi negli ETF raccontano invece capitale che sceglie di tornare.

Qualcosa di simile emerge anche tra i grandi detentori. Secondo CryptoQuant, le cosiddette balene hanno accumulato circa 43.000 Bitcoin negli ultimi circa 60 giorni, per un controvalore di circa 2,75 miliardi di dollari. Glassnode segnala inoltre una ripresa dell’accumulazione sia tra i wallet da 100 a 1.000 BTC sia tra quelli superiori a 10.000 BTC.

Gli short possono aver acceso il movimento. Per trasformarlo in qualcosa di più duraturo servono però compratori che non siano costretti a entrare. E, dopo mesi in cui la domanda era stata il grande assente, ETF e grandi detentori stanno finalmente mostrando i primi segnali di ritorno.

C’è però un muro sopra il mercato

Il rally ha anche riportato Bitcoin verso una zona nella quale molti investitori tornano vicini al proprio prezzo di carico. Secondo Glassnode, il costo medio stimato degli investitori entrati attraverso gli ETF spot americani è intorno agli 82,5 mila dollari. Questo significa che una parte consistente del capitale entrato tramite ETF rimane ancora in perdita anche dopo il recupero. La fascia degli 80.000-82.000 dollari assume quindi un significato che va oltre l’analisi tecnica e abbraccia di più l’analisi comportamentale.

Una parte consistente degli investitori ETF rimane ancora sotto il proprio prezzo medio di carico. Avvicinarsi al pareggio può produrre due reazioni opposte: chi ha sopportato mesi di perdite può decidere di uscire una volta recuperato il capitale, mentre il ritorno sopra quelle soglie può convincere nuovi investitori che la fase peggiore sia terminata. È probabilmente lì che il ritorno della domanda verrà sottoposto a una verifica ancora più seria. L’analisi tecnica racconta qualcosa di simile.

Bitcoin ha superato la banda superiore di Bollinger, oggi intorno ai 72.099 dollari, mentre l’RSI giornaliero è salito a oltre 84. Il MACD accelera e conferma la forza del momentum, ma segnala anche quanto rapidamente il mercato sia passato dalla compressione all’espansione. Dopo quasi tre mesi trascorsi prevalentemente tra 60.000 e 70.000 dollari, in pochi giorni il pendolo si è spostato all’estremo opposto.

Le mappe della liquidità aggiungono un altro tassello. Fino a poche ore fa una delle concentrazioni più evidenti di liquidità si trovava intorno a 75.800-76.000 dollari. 

Bitcoin l’ha raggiunta e attraversata. Una parte di quel bacino di short, che poteva contribuire ad accelerare ulteriormente il prezzo, è quindi già stata assorbita. Sopra i livelli attuali rimangono nuove concentrazioni di posizioni vulnerabili, soprattutto nell’area 77.000-78.000 dollari. Una prosecuzione del movimento potrebbe ancora innescare altre liquidazioni ribassiste. Ma la geometria dello squeeze è ora meno favorevole di quella che aveva accompagnato la prima accelerazione. Se Bitcoin dovese proseguire, l’area 77.000-78.000 può fornire ulteriore carburante. Se perde momentum, la quantità di long vulnerabili sotto il mercato può rendere un normale ritracciamento più rapido del previsto.

Bitcoin, a volte ritornano. Il prezzo torna a salire velocemente. E ora che succede?

La prima gamba ha avuto tutto ciò che serve per trasformare una scintilla in un’esplosione: rendimenti in calo, dollaro più debole, un messaggio politico favorevole alle criptovalute e soprattutto una montagna di posizioni short da chiudere. Gran parte di quel carburante è già bruciato. Al suo posto stanno comparendo segnali che meritano attenzione: gli ETF sono tornati positivi dopo tre trimestri consecutivi di deflussi, luglio e agosto hanno entrambi chiuso con afflussi, le balene sono tornate ad accumulare e il mercato spot sta finalmente mostrando qualche segnale di risveglio.

Ma la distanza rispetto alla precedente macchina della domanda resta ampia. Il Q3 ha recuperato appena un terzo dei deflussi dei tre trimestri precedenti e raccoglie, per ora, soltanto un quarto di quanto gli ETF incassavano mediamente in un trimestre del 2024.

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