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La curva lombarda della febbre del Nilo ha cambiato pendenza nel giro di due settimane. I dati della sorveglianza coordinata dall’Istituto superiore di sanità fotografano una progressione netta: 26 infezioni confermate al 28 luglio, 44 al 6 agosto, 63 al 13 agosto. Quasi tutte autoctone, contratte cioè attraverso la puntura di zanzare presenti sul territorio, senza alcun viaggio all’estero alle spalle.

La mappa provinciale: Milano davanti, Cremona subito dietro

Il conteggio per territorio disegna una geografia concentrata nella pianura. Il primato spetta alla provincia di Milano con 17 casi, seguita da Cremona con 14. Più staccate le altre: 8 contagi in provincia di Mantova, 5 a Lodi, Monza e Pavia, 4 nel Bresciano, 2 tra Bergamo e Varese, uno nel Lecchese. Restano per ora escluse dalle segnalazioni soltanto Sondrio e Como.

Ventinove casi con complicanze neurologiche

Delle 63 infezioni lombarde confermate, 29 hanno assunto la forma neuro-invasiva, quella che può degenerare in encefalite o meningite: 13 nel Milanese e 5 nel Cremonese. Il bollettino regionale aggiornato al 6 agosto registra inoltre due decessi. La proporzione non va letta come un indice di pericolosità del virus, perché i casi lievi o asintomatici sfuggono quasi sempre al conteggio e finiscono nelle statistiche solo quando emergono per caso, come accade con i test sulle donazioni di sangue. È però la ragione per cui gli epidemiologi insistono sulla prevenzione: la quota di infezioni che degenera resta sostanzialmente costante, quindi ogni contagio evitato riduce in valore assoluto il numero dei casi gravi.

Come difendersi

Contro la febbre del Nilo non esistono né vaccini né terapie preventive, e la difesa passa esclusivamente dai comportamenti. Le indicazioni delle Ats insistono su tre fronti: protezione individuale, con abbigliamento coprente e repellenti, soprattutto per anziani e persone immunodepresse; eliminazione dei ristagni d’acqua su balconi e in giardino, dove le zanzare depongono le uova; installazione di zanzariere nelle abitazioni. In presenza di febbre, spossatezza o disturbi riconducibili al sistema nervoso è raccomandato rivolgersi al medico per gli accertamenti. Va ricordato che il contagio avviene soltanto attraverso la puntura dell’insetto e non da persona a persona.

Il quadro nazionale conferma la tendenza

L’aggiornamento successivo dell’Istituto superiore di sanità, riferito al 19 agosto, porta il totale italiano a 312 casi confermati e 13 decessi, con 156 forme neuro-invasive. Numeri inferiori a quelli dello stesso periodo del 2025, quando le segnalazioni erano 351 e i morti 22, con una letalità scesa dal 13,9% al 7,7%. La diffusione geografica, però, si allarga. Le province con circolazione dimostrata salgono a 60 in 16 regioni, contro le 52 in 15 regioni dell’anno scorso. Per l’epidemiologo Pier Luigi Lopalco, docente di Igiene all’università del Salento, la malattia “è ormai da considerare endemica nel nostro Paese“, e il fatto che l’infezione risulti presente in 60 province significa che “il virus è ormai ovunque in Italia“. La West Nile, aggiunge, “è solo la punta dell’iceberg” delle infezioni trasmesse dalle zanzare.

Non solo West Nile: Usutu, Dengue e il caso Zika di Brescia

Attorno al virus principale si muovono altre arbovirosi. Le infezioni da Usutu, anch’esse trasmesse dalle zanzare, sono 5 in Lombardia sulle 8 rilevate a livello nazionale. Diverso il quadro della Dengue: i 42 casi registrati in regione da gennaio ai primi di agosto sono tutti di importazione, contratti cioè durante viaggi all’estero, con un picco di 16 segnalazioni a marzo. Si contano poi 6 casi di Chikungunya e uno di Toscana virus, quest’ultimo trasmesso non dalle zanzare ma dai pappataci. Il dato sullo Zika, indicato come assente al 6 agosto, è già superato: a Brescia, nel quartiere Fiumicello, è stata accertata un’infezione nei giorni scorsi, con conseguente ciclo di disinfestazione.

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