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Dai safari ai carbon credit, fino ai bonifici tra Africa e Brasile. Benjamin Chimutengo, ex socio di Valter Lavitola, racconta a MOW gli affari costruiti insieme e sostiene di aver fatto congelare i conti in Sudafrica dopo aver chiesto chiarimenti sulla destinazione dei fondi.
Da safari e caccia ai carbon credit: Chimutengo racconta la partnership e il giro dei bonifici
Gli affari africani di Valter Lavitola partono, nel racconto di Benjamin Chimutengo, dalla caccia e dai safari e arrivano ai carbon credit. L’imprenditore dello Zimbabwe, intervistato in esclusiva da MOW, dice di aver conosciuto Lavitola nel 2022 e di aver poi lavorato con lui attraverso diverse società e progetti tra Zimbabwe, Sudafrica e Camerun. La collaborazione sui crediti di carbonio sarebbe iniziata dopo una conferenza organizzata a Victoria Falls nel luglio 2023.
Chimutengo ricostruisce così il passaggio al nuovo business: “Sono stato presidente di una banca per sei anni. Quindi mi occupo di servizi finanziari e, tra le altre cose, anche di intermediazione di crediti di carbonio. Ho anche contribuito a scrivere, per conto del governo dello Zimbabwe, la normativa sul carbonio. Verso luglio 2023, in concomitanza con una conferenza che ho organizzato a Victoria Falls, mi disse di avere investitori interessati al carbonio, citando una società brasiliana, vicina a Lula che voleva acquistare grandi quantità di crediti. Gli dissi che, se volevano investire, non c’era problema. Così siamo passati dalla caccia e i safari ai carbon credit – specifica su MOW Benjamin Chimutengo – È stato un cambiamento radicale rispetto a come eravamo partiti. In Zimbabwe gestivo, per conto del governo, la concessione di caccia di Victoria Falls. Quando abbiamo iniziato a parlare di caccia, l’interesse era quello. Il progetto è cambiato dopo la conferenza che ho organizzato a Victoria Falls, il Forum Africano sui Crediti di Carbonio Volontari 2023, se ne trovano tracce anche sul mio profilo LinkedIn. Da lì lui propose una partnership: in Future Awaits io sarei diventato il country director, avrei cercato i terreni e sviluppato il progetto, lui avrebbe portato i capitali.”
Chimutengo sostiene inoltre che Lavitola avesse dichiarato al governo dello Zimbabwe l’intenzione di investire 20 milioni di dollari nei progetti legati ai carbon credit. Secondo il suo racconto, quando furono chieste prove sulla provenienza dei fondi e garanzie sull’investimento promesso, Lavitola avrebbe iniziato a sottrarsi alle richieste. Nella ricostruzione pubblicata da MOW compaiono Future Awaits Zimbabwe, Afrocarbon Solutions e Future Awaits South Africa. Chimutengo sostiene che i fondi destinati ai progetti africani arrivassero dall’Italia sul conto di Afrocarbon Solutions. La cifra indicata nell’intervista è di 20 mila euro al mese, circa 270 mila euro complessivi.
È su quei trasferimenti che, secondo Chimutengo, sarebbero cominciati i contrasti con Lavitola: “Il denaro arrivava tramite una grande società italiana, quindi presumevo provenisse da una fonte legittima. Il denaro arrivava su Afrocarbon e poi, su istruzioni di Lavitola, lo giravo in tre direzioni: in parte in Camerun, in parte in Brasile e in parte sul nostro conto in Sudafrica, di cui lui era l’unico amministratore. A un certo punto gli chiesi: perché non mandare i fondi direttamente dall’Italia al Camerun? Perché non direttamente a Future Awaits South Africa? Perché farli passare da me e poi farmeli ridistribuire ovunque? È lì che sono sorti i problemi: ho segnalato la questione in Sudafrica per possibile riciclaggio e ho fatto congelare i conti. Chiesi documentazione che attestasse la legittimità delle attività in Camerun, dove Gomes era il general manager.”
MOW riferisce che Chimutengo sostiene di aver effettuato segnalazioni anche alle autorità dello Zimbabwe e di aver chiesto verifiche sulla provenienza dei fondi. Racconta inoltre che, durante un incontro in ambasciata nel novembre 2025, avrebbe ricevuto un invito a essere molto prudente nei rapporti con Lavitola. Sono dichiarazioni dell’imprenditore riportate dalla testata e non risultano, sulla base del materiale disponibile, accertamenti giudiziari italiani su questi specifici movimenti finanziari.
Chimutengo racconta che il personale dell’ambasciata gli avrebbe raccomandato di essere molto cauto nei rapporti con Lavitola, con l’avvertimento “be careful”. Secondo l’imprenditore, anche il Ministero degli Esteri dello Zimbabwe gli avrebbe successivamente scritto raccomandando la massima cautela nei rapporti con Lavitola, dopo le verifiche richieste sulla sua posizione e sulle attività societarie.
Nell’intervista compare anche Clesio Gomes Tavares, il factotum di Lavitola coinvolto nell’inchiesta sull’attentato a Sigfrido Ranucci. Chimutengo racconta che Tavares gli era stato presentato come referente del progetto in Camerun e come uomo legato alla sicurezza personale di Lavitola. Sostiene inoltre di avergli trasferito più volte somme comprese tra 25 mila e 35 mila per attività che gli venivano indicate come collegate allo sviluppo dei progetti sul carbonio e al pagamento di tasse.
La ricostruzione di Chimutengo non è l’unica riportata da MOW. Nella telefonata fatta alla testata prima dell’arresto, Lavitola ha contestato la versione del suo ex collaboratore e ha descritto in modo diverso la rottura della partnership, sostenendo che Chimutengo gli avrebbe posto un aut aut economico sulle quote della società. Intanto, Chimutengo afferma di possedere gli estratti conto dei trasferimenti e la documentazione relativa ai movimenti di denaro.
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