Rinnovo Patente all'Isola d'Elba? Facile ed Economico

Dal Circolo Isola d’Elba di Rifondazione Comunista.
Tre serate, temi apparentemente diversi e un filo che, alla fine, li tiene insieme: che cosa scegliamo di vedere e che cosa significa sentirsi parte di una comunità?
Si è conclusa ai Giardini di Carpani la tre giorni di Libera Festa, organizzata dal Circolo Isola d’Elba di Rifondazione Comunista. Per tre giorni la Festa ha riunito un pubblico vivace, curioso e attento alle criticità del territorio e di chi lo abita, facendo emergere una diffusa necessità di cambiamento nella politica e nella società.
La prima serata, con Antonella Bundu, aveva portato il confronto dall’Elba alla Palestina, interrogandosi sulla distanza: quanto deve esserci vicina una sofferenza perché riusciamo a riconoscerla e a sentirla anche nostra? Il secondo appuntamento aveva riportato lo sguardo su Portoferraio e sulla polvere depositata su Cosmopoli: edifici e infrastrutture abbandonati, spazi pubblici, verde e patrimonio storico. L’obiettivo era sollevare quella polvere e vedere ciò che, pur essendo davanti agli occhi, rischia di diventare invisibile. La terza e ultima serata ha compiuto un passaggio ulteriore: dall’abitare una città al viverla.
Perché una città non è fatta soltanto di strade, edifici e infrastrutture, ma delle condizioni nelle quali vivono le persone: avere una casa, un lavoro stabile e dignitoso, una scuola capace di includere, luoghi nei quali incontrarsi e servizi capaci di durare.
Moderato da Daniele Palmieri, consigliere comunale ed esponente di Rifondazione Comunista all’Elba, il dibattito conclusivo ha messo al centro la lotta alle disuguaglianze e il sociale. Sono intervenuti Andrea Circa della FILCAMS CGIL, l’insegnante Elisa Marinari, Renzo Mazzei di Incontriamoci in Diversi, Nunzio Marotti, insegnante e portavoce di Exodus, insieme agli altri contributi arrivati nel corso del confronto.
Il punto di partenza è stato la dignità della persona. Nunzio Marotti ha ricondotto anziani, persone con dipendenze, malati cronici, detenuti, famiglie fragili e giovani al rischio comune di essere lasciati ai margini. Alla “cultura dello scarto” ha contrapposto la cultura del noi, ricordando che la fragilità che oggi appartiene a qualcun altro domani potrebbe essere la nostra. Nel suo intervento, insieme al ricordo della recente scomparsa di don Antonio Mazzi, sono tornati educazione permanente, ascolto, relazioni e comunità.
Una comunità si misura anche dalla capacità di includere. Renzo Mazzei, partendo dall’esperienza delle persone con disabilità e delle loro famiglie, ha distinto integrazione e inclusione con un’immagine: la prima è un cestino di frutta, dove elementi diversi convivono restando separati; la seconda una macedonia, dove dall’incontro nasce qualcosa di nuovo. La questione attraversa la scuola, ma soprattutto ciò che viene dopo. Mazzei ha 65 anni, suo figlio 28: fra vent’anni lei ne avrà 48 e lui 85. Chi accompagnerà queste persone quando i genitori non potranno più farlo?
Autonomia significa anche lavoro. All’Elba la stagionalità non produce soltanto contratti brevi e redditi discontinui: rende difficile progettare casa, famiglia e futuro. Il precariato economico diventa così precariato sociale e interroga un modello di sviluppo concentrato in pochi mesi.
Una difficoltà amplificata dall’insularità. Elisa Marinari l’ha riassunta nell’espressione “isolani e isolati”: giovani che partono per studiare e che, quando vorrebbero tornare, non trovano necessariamente un lavoro coerente con la propria formazione né una casa accessibile. Intanto la stagione si accorcia e “la coperta è sempre più corta”.
Lavoro, casa, scuola e giovani diventano così parti dello stesso problema. Prevenire il disagio significa creare opportunità educative e culturali, luoghi di aggregazione e soprattutto servizi capaci di durare. Il Centro Giovani di Portoferraio ha mostrato come i bisogni reali possano essere diversi da quelli immaginati sulla carta e come un servizio debba sapersi trasformare insieme alla comunità.
Troppo spesso, invece, i progetti diventano “piccole lucine che ogni tanto si accendono e poi si spengono”: termina il finanziamento e il bisogno rimane. Lo stesso vale per le piccole scuole elbane, che nei Comuni più piccoli sono anche presìdi sociali e culturali.
E se la scuola permette a una comunità di continuare a esistere, la casa permette alle persone di restarci. Affitti elevati, scarsità di locazioni annuali e un patrimonio di edilizia popolare insufficiente o degradato hanno portato il diritto all’abitare al centro del confronto.
Benedetto Lupi, segretario del Circolo Isola d’Elba di Rifondazione Comunista, ha posto la questione in termini politici: non basta la sensibilità degli amministratori, servono programmazione e risposte stabili. Se un giovane vuole tornare, un lavoratore stabilirsi sull’isola o una persona fragile trovare autonomia, dove può vivere? Anche il modello economico, secondo Lupi, dovrebbe valorizzare maggiormente Parco Nazionale, ambiente, storia e cultura per creare occupazione non esclusivamente stagionale.
Dentro queste fragilità si inserisce anche la condizione dei cittadini stranieri. Cinzia Salomoni, partendo dall’esperienza dello Sportello Stranieri, ha parlato di comunità collocate “nelle pieghe, o nelle piaghe, del tessuto sociale”, spesso proprio dove i servizi lasciano dei vuoti.
I fili della serata finiscono così per intrecciarsi: disabilità, precarietà, casa, scuola, anziani, giovani e immigrazione non sono compartimenti separati. Le stesse persone possono attraversare più fragilità e risposte episodiche rischiano di inseguire continuamente le emergenze.
Come era emerso la sera precedente parlando di urbanistica, anche nel sociale il nodo diventa la programmazione: non basta finanziare un progetto o inaugurare una struttura se non si costruiscono le condizioni perché continui a vivere. Da qui la necessità di fare rete fra associazioni, volontariato, cittadini, scuole, servizi e istituzioni. Non basta parlare di partecipazione: bisogna praticarla. Perché l’inclusione non si costruisce guardando da fuori.
Urbanistica e politiche sociali finiscono così per porre la stessa domanda: che cosa scegliamo di mettere al centro quando immaginiamo il futuro di un territorio? Ed è dentro questa domanda che trova il suo significato anche l’atto conclusivo dei tre giorni: la pastasciutta antifascista, organizzata in ricordo dei fratelli Cervi e della loro storia. L’accostamento con il dibattito sul sociale non è casuale. La Costituzione repubblicana nasce dalla Resistenza al nazifascismo e pone al proprio centro libertà, uguaglianza e dignità sociale. Ma l’uguaglianza indicata dalla Costituzione non si esaurisce nell’affermazione che tutti siano uguali davanti alla legge: chiede alla Repubblica di intervenire sugli ostacoli economici e sociali che limitano concretamente la libertà e l’uguaglianza delle persone.
Casa, lavoro dignitoso, scuola, inclusione, solidarietà e partecipazione tornano allora a essere non soltanto i temi di una serata, ma il terreno concreto sul quale quei principi vengono misurati.
Anche la discussione sull’utilizzo delle risorse pubbliche, attraversata nei tre giorni della Festa, si inserisce in questa prospettiva: nella lettura proposta dagli organizzatori, le risorse destinate al riarmo e ai conflitti sono risorse sottratte alla possibilità di investire nella sanità, nella scuola, nella casa, nei servizi e nella cura dei territori. Alla fine, il ragionamento è tornato proprio ai Giardini di Carpani. Per tre giorni quello spazio è stato pulito, curato e soprattutto vissuto: dibattiti, musica, tavoli, persone diverse, associazioni, volontari e relazioni.
E forse proprio qui sta una delle immagini più semplici di ciò che Libera Festa ha provato a raccontare: prendersi cura dei luoghi significa anche prendersi cura delle persone che li abitano. Un grazie particolare va allora a chi non distoglie lo sguardo davanti alle criticità, ma sceglie di ascoltarle, di farsene carico e di cercare insieme agli altri una possibile soluzione, un cambiamento. E grazie a tutte e tutti coloro che, partecipando a Libera Festa 2026, hanno contribuito per tre giorni a rendere i Giardini di Carpani non soltanto uno spazio da attraversare, ma un luogo da vivere.
Rinnovo Patente all'Isola d'Elba? Facile ed Economico
Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet