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Paolo Maldini doveva cambiare il calcio italiano ma inciampa proprio sulla partita più politica: contatti con tecnici sotto contratto, gestione discutibile della comunicazione e una conoscenza tutt’altro che impeccabile del modello che ha portato sulla panchina delle due finaliste del Mondiale De la Fuente e Scaloni.

Una cosa è scegliere un allenatore, un’altra il CT della Nazionale italiana

Gli errori, uno dopo l’altro, dal punto di vista comunicativo, evidenziano un problema di fondo nel metodo: chi ricopre un ruolo apicale all’interno di un organo federale, non può andare a caccia di nomi viaggiando su canali ben lontani dall’idea di integerrimo. Maldini ha parlato di intransigenza nella ricerca del profilo giusto. Beh, Ancelotti, De Rossi e Grosso, sebbene in contesti diversi, sono uniti dal comune denominatore di essere sotto contratto. Se si rivendica l’intransigenza, non si può dare l’impressione di muoversi con disinvoltura su tecnici contrattualizzati. La questione, a questo punto, non solo tecnica, diventa istituzionale. Per un dirigente navigato, ai vertici di una Federazione sportiva, questa dovrebbe essere una considerazione elementare.

Andrea Pirlo e il paragone con De La Fuente e Scaloni

Maldini, altro inciampo comunicativo: l’intransigenza a intermittenza
Lionel Scaloni ct dell’Argentina Campione del Mondo del 2002 e finalista nel 2026

Anche paragonare la scelta di Andrea Pirlo come riferimento al calcio delle federazioni vincenti è un azzardo. Prima di esporsi pubblicamente, bisognerebbe conoscere i percorsi dei tecnici che hanno costruito il modello spagnolo e argentino. De la Fuente e Scaloni non sono arrivati per caso su quelle panchine.  De la Fuente non è diventato CT della Spagna semplicemente perché un giorno la Federazione ha deciso di affidarsi a un ex calciatore. Ha trascorso anni nelle strutture federali spagnole, lavorando con le selezioni giovanili per poi arrivare alla nazionale maggiore. Scaloni è entrato nello staff della nazionale argentina, ne ha conosciuto dall’interno l’ambiente e la struttura tecnica, fino ad assumere la responsabilità della prima squadra.

L’errore comunicativo e politico di Paolo Maldini

Maldini, altro inciampo comunicativo: l’intransigenza a intermittenza

Alla summa, la sensazione è quella di una gigantesca contraddizione: intransigenti sì, ma anche pragmatici quando serve. Un’oscillazione che, per i detrattori dell’ex dirigente del Milan, presta il fianco all’attacco. Sin troppo facile celebrare la rivoluzione quando rimane soltanto un ideale o una parola. Molto più difficile sostenerla quando si è chiamati, una volta al governo, ad affrontare interessi e rapporti nonché a tenere in piedi equilibri e potere. In una Federazione, dove la politica sportiva pesa quasi quanto quella tecnica, sbagliare l’approccio alla partita della comunicazione è un errore imperdonabile. Anche per un monumento (che è stato, è e resterà) del calcio italiano come Paolo Maldini.

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