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La partita non è più solo sportiva. È diventata una questione di potere. La nomina di Diana Bianchedi a capo delegazione della Nazionale italiana di calcio ha fatto esplodere un nuovo fronte tra Figc e Coni, proprio mentre gli equilibri ai vertici dello sport italiano restano tutt’altro che pacificati.
Il Coni vuole verificare eventuale inconferibilità

La decisione di Giovanni Malagò rischia di mettere in discussione la posizione di Bianchedi all’interno del Coni, dove ricopre il ruolo di vicepresidente vicaria e componente della Giunta nazionale. La reazione del Comitato Olimpico è arrivata tramite una nota che annuncia l’attivazione di uffici e organismi competenti per verificare eventuali elementi di opportunità, inconferibilità e incompatibilità. Il riferimento è all’articolo 7 dello Statuto che disciplina il cosiddetto conflitto di interessi permanente per i componenti della Giunta nazionale. Il tema è se la nuova posizione della Bianchedi sia compatibile con la condizione di rappresentare contemporaneamente due realtà con interessi potenzialmente differenti.
La Figc non ci sta: Malagò non cambia idea

Una questione delicata ma la Federcalcio non sembra intenzionata a fare marcia indietro. La posizione è chiara: non esisterebbe alcuna incompatibilità automatica tra l’appartenenza alla Giunta del Coni e un incarico federale. Per la Figc, inoltre, quello di capo delegazione della Nazionale sarebbe un ruolo di rappresentanza, privo di quei poteri gestionali che potrebbero determinare un conflitto permanente. La scelta di Malagò, del resto, ha una precisa logica politica. Il presidente federale vuole superare l’idea di un calcio considerato una sorta di corpo separato rispetto al resto dello sport italiano. Bianchedi, ex schermitrice olimpica e dirigente con una forte esperienza internazionale, rappresenterebbe proprio il ponte ideale.
Rischio frattura tra Figc e Comitato Olimpico
Sullo sfondo c’è anche una questione di opportunità anche perché non si parla di una componente qualsiasi della Giunta, ma della vicepresidente vicaria, la numero due dell’ente. Sul tavolo, fra l’altro, ci sono anche rapporti personali. La sensazione è che la vicenda abbia superato il confine della semplice interpretazione trasformandosi in una partita di potere con il rischio di frattura FIGC – Coni. Da una parte Malagò, deciso a imprimere una nuova direzione alla Figc e a rafforzarne il peso istituzionale. Dall’altra Buonfiglio, chiamato a difendere prerogative e autonomia. Una crisi inaspettata e di certo non richiesta, dopo un’estate già segnata dalle tensioni legate alle dimissioni di Maldini e Leonardo e dal caso Mancini.
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