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Ceuta, sei indagini per presunte aggressioni sessuali ai migranti
Sei casi di presunte aggressioni sessuali ai danni di migranti. È l’ultimo, e forse più inquietante, capitolo della crisi esplosa a Ceuta, l’enclave spagnola affacciata sul Nord Africa dove nelle ultime settimane migliaia di persone hanno tentato di entrare dal Marocco. Un tribunale di Ceuta ha aperto un’indagine su sei presunti episodi avvenuti dopo il massiccio afflusso del 30 luglio. La conferma arriva dalla Delegazione del governo spagnolo a Ceuta. Secondo fonti sanitarie citate dalla stampa spagnola, nella maggior parte dei casi le presunte vittime sarebbero donne, ma non è escluso che tra le persone coinvolte possano esserci anche uomini e minori. Le denunce sono state trasmesse alle autorità giudiziarie e alla polizia. Al momento non sono stati resi pubblici ulteriori dettagli sulle circostanze dei singoli episodi e non risultano, sulla base delle informazioni disponibili, arresti collegati ai fatti.
La notizia aggiunge un nuovo livello di gravità a una situazione già fuori controllo. La frontiera è ancora sotto pressione, soprattutto in vista del prossimo 15 agosto, quando è atteso un nuovo assalto. Inoltre, stando a quanto dichiarato dal presidente della comunità autonoma, Juan Vivas, sono ancora presenti tra gli “8 mila e gli 11 mila migranti delle decine di migliaia che il 30 luglio irruppero dal Marocco nell’exclave spagnola“. Una situazione definita “assolutamente insostenibile”. Otto giorni dopo l’afflusso di massa, insomma, la situazione sembra essere ancora critica. Il presidente di Ceuta ha respinto l’idea che la comunità sia tornata alla normalità.
Vivas ha quindi chiesto il rimpatrio in Marocco di tutti coloro che sono arrivati a Ceuta durante l’ondata migratoria e che rimangono in città. “L’unica via d’uscita è il Marocco, attraverso il valico di frontiera di Tarajal”, ha dichiarato Vivas, avvertendo poi coloro che rimangono a Ceuta che “qui non ci saranno documenti” né “alcuna possibilità di recarsi nella penisola” iberica. “Se non si interviene, l‘incertezza rimarrà irrisolta, creando un’insopportabile situazione di stallo per il futuro, per la stabilità e lo sviluppo della nostra città”, ha avvertito Vivas.
Il presidente di Ceuta ha quindi chiesto al governo centrale di rafforzare le risorse materiali e umane destinate alle questioni migratorie, affinché i rimpatri possano avvenire “il più rapidamente possibile”. L’amministrazione dell’exclave domanda inoltre un significativo aumento della presenza della Polizia Nazionale e della Guardia Civil per le strade e la continua presenza dell’esercito per rafforzare il senso di sicurezza tra la popolazione. “Quello che stiamo facendo ora è chiedere ciò che ci spetta, perché siamo ben consapevoli che è a repentaglio il futuro della nostra città”, ha concluso Vivas, che ha assicurato “lealtà istituzionale, responsabilità e senso del dovere verso lo Stato”, pur esortando il governo centrale ad agire con maggiore rapidità.
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