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    <a href="http://repubblica.it/esteri/2026/04/24/news/mojtaba_khameni_amputato_incapace_parlare_pizzini-425302542/"><strong>Mojtaba Khamenei </strong>gravemente ferito</a>, con il volto sfigurato, una gamba amputata e incapace di parlare. Poi «in condizioni perfette». Un incontro con il presidente <strong>Masoud Pezeshkian</strong> per mettere a tacere le voci. E ancora, oggi, l’ayatollah in condizioni molto gravi: «Non ci sorprenderebbe apprendere presto del suo martirio», ha detto una fonte vicina al presidente a <em>Iran Wire</em>. Attorno alla Guida Suprema iraniana si rincorrono ormai da mesi notizie e smentite. Iniziate quando Mojtaba è stato scelto ad aprile come successore del padre Ali: da allora non è mai stato né visto né sentito, alimentando all’esterno il mistero e l’incertezza e le divisioni all’interno.

Dopo l’attacco del 28 febbraio, Khamenei sarebbe rimasto ferito in modo grave. Secondo una delle prime ricostruzioni del New York Times, Mojtaba era stato operato tre volte alla gamba. Il volto e le labbra hanno riportato gravi ustioni, rendendogli difficile parlare. I messaggi con lui venivano scambiati attraverso una complessa e rischiosa staffetta di corrieri. Versioni respinte più volte da Teheran, che ha sempre parlato di «ferite superficiali». Ma la sua assenza ai funerali del padre ha aumentato i dubbi e la divisione interna. Mentre Pezeshkian camminava accanto al feretro a Teheran, alcuni sostenitori della linea dura hanno iniziato a contestarlo. Per loro il problema non è solo l’accordo con Washington, ma chi detiene oggi il potere a Teheran. Per i falchi al governo – dai vertici dei pasdaran al Consiglio supremo per la sicurezza nazionale – l’assenza di Kahmenei sarebbe stata sfruttata da Pezeshkian per imporre una linea più pragmatica.

Ma il presidente è, al momento, l’unico esponente del sistema ad aver incontrato Khamenei a maggio. L’incontro tra i due, a detta di Pezeshkian, sembra essersi svolto in un’atmosfera cordiale. Ma per Iran International il presidente avrebbe avuto solo pochi minuti in un’auto buia con i finestrini oscurati. Il presidente non sarebbe riuscito a vedere il volto dell’uomo accanto a lui e avrebbe chiesto se la voce ascoltata appartenesse davvero alla Guida Suprema. Quell’incontro sarebbe stato ottenuto solo dopo ripetute richieste da parte di Pezeshkian e persino dopo la minaccia di dimettersi perché il suo governo era stato escluso dalle decisioni più importanti e le fazioni più intransigenti dei pasdaran avevano preso il controllo degli affari di Stato.

Mentre continuano ad alternasi notizie e smentite sulle condizioni di Khamenei crescono quindi le divisioni interne. E dietro l’immagine di compattezza e stabilità che il regime vuole proiettare, si intravedono le fragilità lasciate dal vuoto della Guida Suprema.

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