Rinnovo Patente? Facile ed Economico

Per evitare qualsiasi problema lo dico subito: ho mangiato, da Trippa, una volta. L’ho trovato eccezionale, prezzi contenuti – soprattutto per una città folle come Milano – e personale simpatico. Dunque, non si può dire che il mio giudizio sia prevenuto dal fatto di aver avuto scontrini monstre o esperienze negative. Diego Rossi, lo chef, è un geniaccio che ha capito in che direzione andare. Però, però, però… quando gli chef si tramutano in guru subito sale la noia più terribile. Primo indizio: prenotare è impossibile. Esistono lunghe liste d’attesa, in cui infilarsi solo nel caso in cui chi ha prenotato deceda improvvisamente o scelga di andare altrove. Per il resto, più facile comprare un Rolex nei negozi ufficiali (non dai reseller a prezzi maggiorati) che mangiare da Trippa.
Secondo momento-guru: basta dar da mangiare nei weekend, perché il personale ha bisogno di riposare. Ma caro Diego Rossi, benedetto ragazzo, già è difficile mangiare da te. Pure chiuso nei weekend? Perché un rito così punitivo per mangiare da te? Niente da fare, Trippa il sabato e la domenica è chiuso e da lì non ci si schioda. Meccanismo folle, ma che serve per far aumentare il desiderio. Mutuando Enzo Ferrari (“bisogna produrre un’automobile in meno rispetto alla richiesta”) Diego Rossi stabilisce che bisogna stare aperti un giorno in meno rispetto alle esigenze.
Terzo e speriamo ultimo momento da guru: banditi dal menù le tagliatelle burro e parmigiano e il vitello tonnato. Lo ammetto: li ho assaggiati, sono sublimi. Ma allora perché toglierli? Formalmente perché la gente veniva e – orrore – faceva le foto ai piatti invece che gustarli sdraiata su un letto di spine, flagellandosi per evitare che la bontà fosse eccessiva. La verità è che tutti gli chef a un certo punto escludono i loro cavalli di battaglia dai menù degustazione: l’ha fatto Carlo Cracco con il suo tuorlo d’uovo marinato e l’ha fatto Antonino Cannavacciuolo con il suo tonno vitellato. Ma in entrambi i casi i piatti si possono ancora gustare, solo che si pagano a parte. Invece, Rossi va oltre: decide che le cose più buone debbono essere necessariamente eliminate.
E allora, tra il serio e il faceto, mentre il caldo ci squaglia, vien da chiedersi: ma se questi chef che ci impongono cosa mangiare, come, con chi e a che ora, si ricordassero che in fin dei conti stanno offrendo un servizio (straordinario, eccezionale, ma anche ben pagato) e che quindi, fino a prova contraria, il cliente dovrebbe avere ragione. La fantasia di Segar (il papà di Braccio di Ferro) partorì anche l’ingiustamente dimenticato Sappo, il quale viveva avventure eccezionali. Una di queste era nel mondo di “Rovesciolandia” dove tutti si comportavano al contrario. Ecco, la ristorazione contemporanea, specie quella milanese, sembra uscita dalla matita di Segar. Peccato che il conto debbano ancora pagarlo i clienti e non, come in Rovesciolandia, lo chef che impone piatti e toglie sadicamente dal menù le pietanze più succulente.
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