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ANFIA prepara una manifestazione a Strasburgo e chiede più flessibilità sulle emissioni per difendere la filiera europea.

ANFIA porterà la protesta della filiera automobilistica a Strasburgo, chiedendo all’Unione europea di correggere le regole sulle emissioni previste per il 2035. L’annuncio arriva dal presidente Roberto Vavassori, che in un’intervista a la Repubblica ha indicato nella seconda metà di ottobre, durante una sessione plenaria del Parlamento europeo, il possibile momento della manifestazione.

L’iniziativa segnala quanto sia diventato profondo lo scontro sulla transizione dell’industria automobilistica. In discussione non c’è soltanto il futuro dei motori termici, ma la capacità dell’Europa di conservare stabilimenti, fornitori, competenze tecnologiche e occupazione mentre cresce la pressione dei costruttori cinesi.

La richiesta di ANFIA è di portare dal 100% al 90% la riduzione delle emissioni allo scarico prevista per le nuove auto nel 2035. La differenza corrisponderebbe, secondo Vavassori, a una flessibilità di circa 11,5 grammi di CO₂, utile per mantenere sul mercato una quota limitata di tecnologie diverse dall’elettrico puro.

L’associazione non propone di abbandonare la decarbonizzazione, ma di applicare una maggiore neutralità tecnologica. Una correzione delle regole potrebbe lasciare spazio a motori ibridi, carburanti rinnovabili e altre soluzioni capaci di ridurre le emissioni senza imporre una trasformazione esclusivamente elettrica in tempi considerati troppo rapidi dalla componentistica.

Il punto più delicato riguarda il lavoro. Vavassori stima che una transizione gestita senza adeguati strumenti industriali possa mettere a rischio oltre 500 mila posti nella filiera europea. Il passaggio all’auto elettrica riduce infatti il numero di componenti meccanici necessari e modifica profondamente la domanda rivolta alle aziende specializzate in motori, trasmissioni, sistemi di scarico e lavorazioni tradizionali.

A questa trasformazione si aggiunge quella che il presidente di ANFIA definisce la crescente offensiva della Cina. Secondo la sua valutazione, i marchi cinesi sottrarrebbero ai costruttori europei circa un milione di vetture l’anno, potendo contare su costi più bassi, una filiera delle batterie più integrata e cicli di sviluppo particolarmente rapidi.

La concorrenza non si gioca più soltanto sui prezzi. I gruppi asiatici stanno aumentando la presenza commerciale in Europa con nuovi modelli elettrici e ibridi plug-in, software evoluti e dotazioni tecnologiche offerte anche nei segmenti più accessibili. Per l’industria europea diventa quindi essenziale ridurre i costi, accelerare lo sviluppo dei prodotti e recuperare terreno nella produzione di batterie, semiconduttori e piattaforme digitali.

Nell’intervista a la Repubblica, Vavassori propone anche la creazione di grandi società europee a partecipazione pubblica e privata nei settori ritenuti strategici. L’idea è mobilitare una parte del risparmio fermo sui conti correnti attraverso strumenti incentivati e garantiti dall’Unione europea, concentrando gli investimenti su automotive, energia, intelligenza artificiale, cloud e quantum computing.

La manifestazione di Strasburgo punta dunque a trasformare il disagio della filiera in pressione politica. Il confronto decisivo sarà stabilire come conciliare gli obiettivi climatici con la difesa della base produttiva europea. Senza investimenti comuni, energia competitiva e una politica industriale coordinata, la sola revisione dei limiti sulle emissioni potrebbe infatti offrire tempo alle imprese, ma non risolvere il ritardo accumulato nelle tecnologie centrali della nuova mobilità.

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