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ANBI: allarme siccità in Veneto, situazione peggiore del 2022 ma le opere strutturali fanno la differenza
Si va incontro a una situazione peggiore rispetto al 2022: la lapidaria quanto drammatica constatazione arriva dall’incontro a Venezia tra l’assemblea dei Consorzi di bonifica e le organizzazioni professionali agricole del Veneto.
Dall’esame della crisi idrica estiva, che in questa prima parte dell’anno ha registrato picchi di calore e scarsità di precipitazioni superiori a quelli dell’anno finora considerato simbolo della siccità, è emerso un dato inequivocabile, evidenziato dal presidente di ANBI Veneto, Alex Vantini: la tenuta nettamente migliore dei territori nei quali i finanziamenti pubblici hanno permesso agli enti consortili di realizzare nuove opere strutturali, come impianti a pressione, invasi, manufatti di regolazione e condotte, adeguate alle nuove condizioni ambientali.
“Nelle aree infrastrutturate, l’impatto della crisi viene contenuto con maggiore efficacia, mentre si confermano i limiti della sola gestione emergenziale, nonché la necessità di una programmazione pluriennale, sostenuta da adeguate dotazioni finanziarie, indispensabili per l’adattamento del territorio ai mutamenti climatici”, rilancia il presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue, Francesco Vincenzi.
Una fotografia emblematica è quella del comprensorio Adige Euganeo, un territorio di circa 120.000 ettari, nel quale vivono più di 200.000 abitanti, a cavallo tra le province di Padova, Venezia, Verona e Vicenza. L’area mostra un’evidente asimmetria: mentre la zona occidentale è ben irrigata grazie a 46.000 ettari infrastrutturati, quella orientale sconta un deficit storico di 22.000 ettari ancora privi di reti irrigue e, per questo, altamente vulnerabili alla siccità.
“Efficientamento dell’esistente, nuove infrastrutture idrauliche come quelle previste dal Piano Invasi Multifunzionali, innovazione e ricerca, maggiore cultura dell’acqua: sono questi gli asset delle nostre proposte per contenere le conseguenze della crisi climatica”, ricorda Massimo Gargano, direttore generale di ANBI. “Alla politica chiediamo che questi ormai indispensabili obiettivi diventino una scelta strategica per il futuro del Paese”.
“Con l’arrivo della quarta ondata di calore, l’unico bagliore di speranza è rappresentato dall’imminenza dei raccolti”, spiega Silvio Parizzi, direttore di ANBI Veneto. “In molti territori, infatti, questa fase inizierà anticipatamente rispetto al consueto, grazie alle semine precoci effettuate in una primavera già molto calda. Per avere un quadro preciso della stagione sarà però necessario effettuare una valutazione delle rese, anche alla luce dei maggiori costi energetici sostenuti per irrigare”.
All’indomani della decisione dell’Osservatorio Permanente sugli Utilizzi Idrici nel Distretto Idrografico del Fiume Po di innalzare la valutazione di severità idrica del Po, portandola dal livello medio al livello alto, i dati restituiscono un quadro in costante peggioramento su tutti i corsi d’acqua del Veneto.
Record negativi si registrano sul Brenta, che a Bassano del Grappa segna appena 31 metri cubi al secondo, a fronte di una portata minima di 44 metri cubi al secondo necessaria a garantire la tutela dell’ambiente e dell’agricoltura, e sull’Adige, dove, in prossimità della foce, i flussi sono crollati a 43 metri cubi al secondo.
La Regione del Veneto, in collaborazione con tutti i soggetti coinvolti nella gestione della risorsa idrica, ha quindi dovuto disporre una significativa riduzione dei prelievi per gli usi superficiali, in particolare di quelli irrigui nel Padovano, per salvaguardare l’approvvigionamento di acqua potabile.
“Nonostante la preziosa collaborazione delle Province autonome di Trento e Bolzano, che in queste settimane hanno garantito rilasci d’acqua per contenere i momenti più critici, la portata dell’Adige continua a diminuire a causa della persistente assenza di precipitazioni e delle temperature eccezionalmente elevate”, evidenzia l’assessore regionale all’Ambiente e al Clima, Elisa Venturini.
“Nel concreto, la razionalizzazione della risorsa idrica consiste nella riduzione sia delle derivazioni dal canale Lessinio Euganeo Berico, per rimpinguare le portate di Fratta Gorzone e Bacchiglione, sia di quelle che prelevano acqua direttamente dal secondo fiume d’Italia: una scelta necessaria, attuata in collaborazione con ANBI, per preservare la risorsa nei giorni più delicati e garantire l’acqua potabile ai cittadini”.
“Quella che stiamo vivendo è una crisi idrica che richiede la massima collaborazione tra Regione, Consorzi di bonifica, gestori del servizio idrico e cittadini: solo attraverso un impegno comune e un utilizzo responsabile della risorsa possiamo affrontare questa fase difficile e impedire che la situazione si aggravi ulteriormente”.
La risalita del cuneo salino sta già interessando tutti i fiumi, comportando la chiusura delle derivazioni in numerose aree. Nel Veneto Orientale, l’omonimo Consorzio di bonifica ha dovuto sospendere i prelievi alle foci del Tagliamento, della Livenza e del Piave.
Tra gli sviluppi più recenti della crisi figura anche la comunicazione del veneziano Consorzio di bonifica Acque Risorgive, che, dopo aver avviato turnazioni straordinarie nelle scorse settimane, ha annunciato la chiusura delle derivazioni irrigue nel bacino del fiume Marzenego, tra il comune trevigiano di Resana e la Laguna Veneta.
Anche il Consorzio di bonifica Brenta ha annunciato la necessità di rendere ancora più stringenti i turni irrigui, per evitare il completo esaurimento delle disponibilità idriche, stimato in meno di una settimana ai ritmi attuali.
Il Consorzio di bonifica Veronese è stato infine costretto a richiedere l’intervento dei Carabinieri in località San Vito al Mantico, nel territorio comunale di Bussolengo, a causa di un prelievo d’acqua effettuato senza autorizzazione dal canale Conagro.
“Sono casi diversi, accomunati però dalla necessità di un monitoraggio costante lungo i corsi d’acqua, destinati a essere, in tempi di crescenti criticità idriche, autentici scrigni di oro blu. Per questo stiamo lavorando alla digitalizzazione dei 231.000 chilometri della nostra rete idraulica: un’ulteriore scelta di futuro per il Paese”, conclude il direttore generale di ANBI, Massimo Gargano.
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