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Il governo Meloni alza l’asticella nella lotta alla criminalità minorile e mette mano a uno dei principi cardine del diritto penale minorile. Il Consiglio dei Ministri ha approvato un disegno di legge che introduce la presunzione di capacità di intendere e di volere  per i ragazzi tra i 14 e i 18 anni.

Cosa cambia: dai 14 anni si presume la responsabilità ma l’età resta invariata

Di base, il CDM vara una modifica tecnica ma dal forte impatto politico e simbolico. Il messaggio di Palazzo Chigi è chiaro: si tratta di un nuovo tassello della linea della fermezza inaugurata con il decreto Caivano. La novità più rilevante riguarda il cambio di prospettiva. Oggi un minorenne tra i 14 e i 18 anni è imputabile solo se il giudice accerta che, al momento del fatto, sia capace di intendere e di volere. Con il DDL approvato dal governo invece, il principio viene ribaltato: la capacità di intendere e di volere del minorenne che commette un reato si presume, fino a prova contraria. In sintesi: è invertito l’onere della prova. Non cambia invece l’età della responsabilità penale che resta fissata a 14 anni, né vengono aumentate le pene previste dal Codice Penale.

A cambiare è l’impostazione del procedimento

DDL imputabilità dei minori: cosa cambia dopo il nuovo intervento
Si inverte l’onere della prova per rendere più veloci ed efficaci le indagini e i procedimenti

Il testo modifica anche l’articolo 9 del Dpr 448 del 1988, consentendo a giudice e pubblico ministero di acquisire elementi specifici per valutare l’eventuale incapacità del minore. Tradotto dal giuridico: in assenza di elementi che dimostrino l’incapacità del ragazzo, il processo partirà dalla presunzione della sua imputabilità. La Meloni non lascia spazio alle interpretazioni: “Chi aggredisce, rapina o devasta, pagherà, anche se ha 15 o 16 anni”. L’’inversione della presunzione consentirà di rendere più rapide ed efficaci le indagini, lasciando comunque intatte tutte le garanzie processuali. La riforma tuttavia rischia di avere un impatto pratico meno dirompente di quanto lasci intendere.

I numeri e i casi di non imputabilità

DDL imputabilità dei minori: cosa cambia dopo il nuovo intervento

Al netto del dibattito politico, le sentenze di non luogo a procedere per immaturità sono 60 nel 2024 e quattro nello scorso anno. L’evidenza suggerisce che la norma introdotta dal governo inciderà nelle indagini e nella strategia difensiva, più che modificare in modo sostanziale le decisioni dei giudici. Il DDL dovrà ora affrontare il percorso parlamentare ed è proprio nelle Aule di Camera e Senato che si consumerà il vero scontro: da una parte, chi rivendica il principio della responsabilità ritiene che la riforma sia la risposta adeguata alla violenza giovanile. Dall’altra, c’è chi considera il cambio di paradigma un’ennesima forma securitaria che rischia di snaturare la funzione educativa della giustizia minorile italiana.

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