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Da Belinda Biancotti e Gabriele Bianconi
La Wip Gallery di Belinda Biancotti è lieta di inaugurare l’evento: Orizzonti della memoria con l’esposizione e la presentazione del capolavoro di Francisco José de Goya y Lucientes (1746-1828): Algun partido saca – tavola n° 40 – Los desastres de la guerra. L’emozione per l’evento è data sia dall’influenza esercitata nella storia della nostra cultura dall’opera di Goya, considerata in Occidente come una rivoluzione che spalancò le porte alla modernità, sia, con rammarico, per la drammatica attualità dell’opera.
Scrive Gabriele Bianconi: Algun partido saca è considerata una tra le tavole più interessanti dell’intera serie dei ‘Disastri’, per concezione, realizzazione e metaforica enigmaticità. Le due figure in lotta sono state immaginate rappresentare, sia l’esercito inglese contro quello napoleonico, attribuzione in piena sintonia con il titolo inciso su lastra da Goya stesso: Qualcosa ci guadagnerà (Alcun partido saca), oppure il povero popolo spagnolo contro l’invasore. L’utilizzo della tecnica incisoria dell’acquatinta prima dei Capricci di Goya era quasi sconosciuto (per il bulino e la puntasecca precedenti illustri furono: Antonio Del Pollaiolo 1431-1498, Andrea Mantegna 1431-1506, Albrecht Dürer 1471-1528) ed il suo magistrale utilizzo in Alcun partido saca consentì all’autore di realizzare su lastra effetti di straordinaria novità ed efficacia visiva, ma non c’è dubbio che la portata storica dell’Opera dei ‘Disastri’ sia dovuta alla esecuzione di un vero e proprio reportage sull’aberrante, efferata, mostruosità di cui l’umanità è protagonista. Se in quegli stessi anni Hegel teorizza la fine della Storia, Goya la illustra! “La vita è sogno ma la morte non è risveglio, è sonno senza sogni.” La selezione di quest’opera del Maestro Goya per l’evento: Orizzonti della memoria si ‘coniuga’ all’esigenza presente di sensibilizzare l’attenzione verso tematiche inerenti ai diritti fondamentali della persona, l’autodeterminazione dei popoli, il primo valore della vita, la pace e la cultura come beni da difendere e preservare frutto di un interscambio positivo tra i popoli ed altri argomenti relativi all’arte e alla cultura.
L’eco di una immagine
di Gabriele Bianconi
Tra i grandi protagonisti della storia dell’arte europea Francisco José de Goya y Lucientes (1746-1828) occupa una posizione unica per la capacità di trasformare l’esperienza storica in una riflessione universale sulla condizione umana. Testimone delle guerre napoleoniche e delle profonde tensioni politiche e sociali della Spagna del suo tempo, Goya realizzò tra il 1810 e il 1820 la straordinaria serie incisoria. I disastri della guerra, un ciclo di ottantadue tavole che rappresenta una delle più alte denunce artistiche contro la violenza e l’assurdità del conflitto. Lontano da ogni celebrazione eroica, queste incisioni restituiscono la guerra nella sua dimensione più tragica: un luogo di sofferenza, sopraffazione e perdita di umanità. La forza delle immagini risiede nella loro capacità di trascendere il contesto storico per parlare ancora oggi a un pubblico contemporaneo.
In questo percorso si inserisce la tavola n. 40, una delle immagini più ricercate dell’intera serie. La composizione mostra una figura umana di spalle impegnata in uno scontro con un animale, generalmente identificato come un cane di tipo bulldog o mastino. L’assenza di riferimenti narrativi precisi trasforma la scena in una potente allegoria: non assistiamo alla rappresentazione di un episodio specifico, ma a una lotta simbolica contro una forza primordiale, cieca e incontrollabile. L’animale assume così il significato della brutalità che accompagna ogni guerra, mentre la figura umana, privata di qualsiasi identità individuale, diventa emblema della fragilità dell’uomo di fronte alla violenza. Attraverso un linguaggio incisivo, costruito su forti contrasti chiaroscurali e su una composizione essenziale, Goya concentra l’attenzione sul gesto e sulla tensione psicologica, lasciando allo spettatore il compito di confrontarsi con un’immagine aperta a molteplici interpretazioni.
Goya è considerato un ‘ponte’ tra l’arte classica e quella moderna. La sua parabola attraversa l’Illuminismo fino alle soglie del Romanticismo e dell’Espressionismo. Pittore di corte sotto Carlo IV e Ferdinando VII, cronista ufficiale e insieme coscienza inquieta del suo tempo, attraversa con lo stesso sguardo disincantato i fasti del potere e le macerie della storia. Con Los Desastres de la Guerra, abbandona definitivamente ogni retorica celebrativa: “la guerra non ha eroi, non ha vincitori, non ha senso. Ha solo corpi”. La serie rimase inedita fino al 1863, quando la Real Academia de Bellas Artes de San Fernando di Madrid ne curò la prima edizione postuma. Un ritardo che parla chiaro: queste tavole erano troppo vere, troppo scomode per la Spagna della Restaurazione. Goya non documenta battaglie gloriose, ma stupri, esecuzioni sommarie, fame, profitto. È un reportage ante litteram, inciso all’acquaforte e all’acquatinta con una violenza grafica che anticipa il fotogiornalismo e l’espressionismo.
A oltre due secoli dalla sua realizzazione, la tavola n. 40 conserva intatta la propria forza espressiva. La sua straordinaria modernità risiede proprio nella capacità di trasformare un episodio apparentemente indecifrabile in una riflessione universale sulla natura della violenza, sulla vulnerabilità dell’essere umano e sul sottile confine che separa la civiltà dalla barbarie. L’esemplare appartenente alla prima edizione del 1863 conferisce all’esposizione un
particolare valore storico e collezionistico. Questa tiratura, realizzata a partire dalle matrici originali conservate, rappresenta la prima diffusione ufficiale di un capolavoro rimasto a lungo sconosciuto e costituisce una testimonianza fondamentale della fortuna critica di Goya nell’Ottocento. Ogni foglio della prima edizione conserva il
fascino e la forza espressiva del segno inciso dall’artista, restituendo allo spettatore contemporaneo tutta l’intensità di una visione che continua a interrogare il presente.
PROGRAMMA DELL’EVENTO
• Presentazione e introduzione all’evento di Belinda Biancotti
• Presentazione dell’opera di Gabriele Bianconi.
• Drink, occasione per dialogare con la gallerista, il curatore e gli appassionati
d’arte.
• Inaugurazione: sabato 25 luglio 2026, ore 21,30
• Durata: sabato 25 luglio – sabato 8 agosto
• Luogo: Wip Gallery di Belinda Biancotti – via Giuseppe Garibaldi, 21
Portoferraio – Isola d’Elba.
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Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet