Rinnovo Patente? Facile ed Economico

Legittima difesa, Bassu: “La punizione dei reati spetta allo Stato, non ai cittadini”
La conferma definitiva della condanna del gioielliere Mario Roggero ha riacceso il dibattito sulla legittima difesa, riportando al centro del confronto politico e giuridico il delicato equilibrio tra diritto alla sicurezza e rispetto dello Stato di diritto. Da una parte c’è chi chiede un’ulteriore estensione delle tutele per chi reagisce a una rapina, dall’altra chi mette in guardia dal rischio di trasformare il diritto di difendersi in una forma di giustizia privata.
Ma la normativa attuale tutela davvero a sufficienza le vittime dei reati? E fino a che punto il legislatore può intervenire senza oltrepassare i limiti imposti dalla Costituzione? A fare chiarezza è Carla Bassu, costituzionalista e docente dell’Università di Sassari, che ad Affaritaliani analizza i confini della legittima difesa e spiega perché “la punizione dei reati spetta esclusivamente allo Stato”.
La legge sulla legittima difesa oggi tutela abbastanza le vittime delle rapine o servirebbe un nuovo intervento del legislatore?
“La disciplina della legittima difesa è stata già significativamente ampliata con la riforma del 2019, che ha rafforzato la tutela di chi reagisce a un’aggressione, in particolare nei casi di violazione del domicilio. Oggi il problema non è forse l’insufficienza della normativa quanto la necessità di preservare l’equilibrio tra situazioni giuridiche tutelate, tenuto conto che il nostro ordinamento riconosce il diritto di difendersi collocandolo nell’ambito del monopolio pubblico dell’uso legittimo della forza, che rappresenta un principio fondamentale dello Stato di diritto.
La legittima difesa rappresenta un’eccezione, consentita solo quando ricorrono un pericolo attuale, la necessità della reazione e la proporzione tra offesa e difesa. Quando questi presupposti vengono meno, l’ordinamento non può legittimare una reazione che assuma carattere punitivo, perché la punizione dei reati spetta esclusivamente allo Stato”.
Il rischio è che un ampliamento della legittima difesa finisca per legittimare l’uso privato della forza?
“Il legislatore dispone certamente di un margine di discrezionalità per rimodulare la disciplina, ma questo margine incontra limiti costituzionali. Una normativa che eliminasse ogni valutazione sull’attualità del pericolo, sulla proporzione della reazione o sulla concreta dinamica dei fatti rischierebbe di svuotare la natura eccezionale della legittima difesa e di avvicinarsi a una forma di giustizia privata incompatibile con i principi dello Stato costituzionale.
Per questo è importante evitare contrapposizioni semplicistiche. Non si tratta di scegliere tra la tutela delle vittime e la tutela dei diritti di chi delinque. Si tratta di garantire entrambe: assicurare alle persone la possibilità di difendersi quando sono realmente in pericolo, senza però trasformare quel diritto in un potere di punire. In uno Stato democratico la repressione dei reati resta una funzione pubblica, affidata all’autorità giudiziaria e alle forze dell’ordine”.
Perché casi come quello di Roggero dividono così tanto l’opinione pubblica tra sicurezza e rispetto delle regole?
“Casi come questo inducono a immedesimarsi e mettono a confronto esigenze radicate nella nostra cultura costituzionale. Da una parte c’è il coinvolgimento emotivo nei confronti della vittima di una rapina violenta, il bisogno di sicurezza e la percezione, diffusa in una parte dell’opinione pubblica, che chi subisce un reato non sia sufficientemente protetto; dall’altra c’è la priorità che anche nei casi più drammatici continui a valere il principio di legalità, evitando che la reazione individuale sostituisca la funzione dello Stato.
Il caso Roggero dimostra proprio quanto sia importante distinguere il piano umano da quello giuridico, perché è comprensibile la solidarietà verso una persona che ha vissuto un’esperienza traumatica ma il parametro di giudizio deve attenersi alle circostanze concrete e, nello specifico, in sede processuale si è accertato che nel momento in cui è stata usata la forza il pericolo era cessato e la reazione non era più diretta a respingere un’aggressione in atto.
La Costituzione tutela chi subisce un’aggressione, ma garantisce anche il principio secondo cui la risposta ai reati deve rimanere affidata alla legge e ai giudici. In fondo, il caso Roggero ci ricorda che una stessa persona può essere, in una prima fase, vittima di un reato e, in una fase successiva, autore di un diverso e grave illecito. Riconoscere questa complessità non significa negare il trauma subito, ma riaffermare che la legalità deve valere anche nei casi che più mettono alla prova la coscienza collettiva”.
Rinnovo Patente? Facile ed Economico
Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet