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Ci sono artisti che appartengono a una città più ancora che a un palcoscenico. Renato Rascel era uno di questi. Il 14 luglio 1991, a 79 anni, si spegneva uno dei romani più amati del Novecento, un uomo capace di trasformare la sua statura minuta in una forza artistica immensa. Attore, cantante, autore, comico, musicista: in un’epoca in cui si parlava ancora di “avanspettacolo”, Rascel aveva già inventato il concetto moderno di showman.
Un metro e mezzo di esplosiva bravura
Nato a Roma il 27 aprile 1912 con il nome di Renato Ranucci, crebbe in una famiglia modesta. Il padre dirigeva una banda militare e fu proprio la musica ad accompagnarlo fin dall’infanzia. Ma il destino gli aveva riservato qualcosa di più di una carriera da pianista: quella corporatura esile, appena un metro e mezzo di altezza, che avrebbe potuto rappresentare un limite, divenne invece il suo marchio di fabbrica. Sul palco sembrava moltiplicare la propria presenza, conquistando il pubblico con una comicità elegante, mai urlata.
Negli anni Quaranta e Cinquanta Roma imparò a conoscerlo attraverso il teatro di rivista, dove diede vita a personaggi surreali e tormentoni rimasti nella memoria collettiva. Il celebre “coro” del “con un fil di voce…”, i suoi movimenti apparentemente impacciati e quella mimica irresistibile fecero scuola, influenzando generazioni di comici.
Da Trastevere a Broadway
Il successo non si fermò ai confini italiani. Rascel conquistò il cinema e perfino Hollywood, partecipando nel 1962 al kolossal “Il giorno più lungo”, accanto a John Wayne, Henry Fonda, Sean Connery e Robert Mitchum. Per un artista nato nei vicoli della Capitale fu una consacrazione internazionale impensabile fino a pochi anni prima.
Ma se il mondo lo applaudiva come attore, Roma lo cantava. “Arrivederci Roma”, interpretata da Rascel, divenne una delle canzoni italiane più conosciute nel mondo, quasi un secondo inno della città. Ancora oggi accompagna documentari, filmati d’epoca e cartoline della Capitale, evocando una Roma romantica, fatta di piazze illuminate, tram sferraglianti e sere d’estate.
Un romano senza maschera
A differenza di altri grandi interpreti della romanità, Rascel non costruì mai una caricatura del romano. Era ironico senza essere cinico, elegante senza risultare distante, popolare senza cedere alla volgarità. Rappresentava invece una Roma gentile, capace di ridere di sé stessa con intelligenza.
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