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Chi era Peppino Di Capri

Si è spento Peppino Di Capri, l’uomo che meglio di chiunque altro riuscì a far dialogare la melodia napoletana con il rock’n’roll e il twist, custodendo sempre un’eleganza e un romanticismo che non conoscevano eccessi.

Con la sua scomparsa si chiude uno degli ultimi capitoli della grande stagione della musica leggera italiana: sua la firma e la voce di canzoni ormai scolpite nella memoria collettiva, da “Champagne” a “Roberta”, da “St. Tropez Twist” alla celebre versione di “Let’s Twist Again”, fino a “Melancolie”, “Un grande amore e niente più” e “Non lo faccio più”.

Giuseppe Faiella — questo il suo vero nome — era venuto al mondo a Capri il 27 luglio 1939. Il pianoforte fu il suo destino fin dall’infanzia: a soli quattro anni suonava già per i soldati americani presenti sull’isola durante il secondo conflitto mondiale. Fu quell’incontro precoce con i suoni d’oltreoceano a plasmarne l’identità artistica, rendendolo uno dei pionieri capaci di intrecciare l’eredità melodica partenopea con il rock americano, il twist e il pop internazionale.

Alla guida dei suoi Rockers incarnò l’immagine di un’Italia che negli anni Sessanta si affacciava alla modernità, e fu tra i rarissimi artisti nazionali scelti per aprire i concerti dei Beatles nella tournée italiana del 1965: la prova di una fama che valicava già i confini del Paese.

Sanremo fu la vetta del suo percorso. Salì sul palco del Festival ben quindici volte, portando a casa due vittorie: nel 1973 con “Un grande amore e niente più” e nel 1976 con “Non lo faccio più”. Nel 2023 l’Ariston volle celebrarlo con il Premio alla Carriera, suggello a oltre sessant’anni di musica.

Ma è a “Champagne”, uscita nel 1973, che il suo nome resterà legato per sempre. Più che una canzone, un rituale condiviso: sottofondo di nozze, brindisi, feste e nostalgie, un brano che ha viaggiato attraverso le generazioni fino a diventare uno degli emblemi della canzone italiana nel mondo.

Uomo riservato, estraneo ai clamori dello show business, preferiva presentarsi semplicemente come musicista. Rivendicò sempre di non aver mai rincorso le tendenze del momento, ma di aver seguito soltanto la musica che sentiva propria; e attribuiva la sua fortuna proprio alla capacità di non tradirsi mai, restando fedele al proprio stile anche mentre il panorama musicale attorno a lui si trasformava.

La sua vita privata fu attraversata da due grandi amori. Nel 1961 sposò Roberta Stoppa, ispiratrice del successo che ne porta il nome, dalla quale ebbe il figlio Igor. Dopo la fine del matrimonio si unì a Giuliana Gagliardi, sposata nel 1978 e madre degli altri due figli, Edoardo e Dario. La morte di Giuliana, nel 2019, dopo oltre quarant’anni insieme, fu per lui una delle ferite più profonde.

Fino agli ultimi anni non aveva smesso di incidere e di salire sul palco, e nel 2025 la televisione gli aveva reso omaggio con il film biografico “Champagne – Peppino Di Capri”, racconto della sua vicenda artistica e umana.

Se ne va uno degli ultimi grandi interpreti della canzone italiana del dopoguerra: un artista che ha saputo tenere insieme Napoli e l’America, i pianoforti dei night club capresi e le luci di Sanremo, la tradizione e il nuovo, lasciando un repertorio destinato a restare patrimonio della musica italiana.

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