Rinnovo Patente? Facile ed Economico

Nel 2025 disoccupazione ai minimi e 16,4 milioni di pensionati, ma sugli assegni pesa il divario di genere: i dati del Rapporto Inps
Al 31 dicembre 2025 i pensionati in Italia erano circa 16,4 milioni: 8 milioni gli uomini, 8,4 milioni le donne. Lo certifica il 25esimo Rapporto annuale dell’Inps, che quest’anno mette in fila numeri su importi, genere, età di uscita dal lavoro ed evoluzione del mercato occupazionale. Circa il 96% dei pensionati percepiva alla fine del 2025 almeno una prestazione Inps, con un reddito lordo mensile medio di circa 1.906 euro. Il restante 4% non riceveva prestazioni dall’Istituto ma percepiva rendite Inail, pensioni di guerra o trattamenti erogati da Casse professionali, fondi pensione ed enti minori.
L’importo lordo complessivo delle pensioni erogate nel 2025 ammontava a circa 371 miliardi di euro, in crescita rispetto ai 347 miliardi del 2023. Un aumento, sottolinea l’Istituto, che va ricondotto soprattutto all’evoluzione degli importi medi e agli effetti della rivalutazione, più che a un incremento del numero dei pensionati, rimasto sostanzialmente stabile nel triennio 2023-2025 nonostante l’invecchiamento della popolazione. Guardando alle diverse tipologie di trattamento, le pensioni anticipate (o di anzianità) restano quelle con l’importo medio più alto, 2.162 euro al mese, per effetto delle carriere contributive più lunghe alla base. Seguono le pensioni di invalidità (1.130 euro), quelle di vecchiaia (1.035 euro) e i trattamenti ai superstiti (868 euro). Più contenute le prestazioni assistenziali, ferme in media a circa 511 euro mensili.
Il divario di genere
È sul fronte di genere che il Rapporto restituisce il dato più netto. Pur rappresentando la maggioranza dei pensionati (51% del totale), le donne percepiscono il 44% dei redditi pensionistici complessivi: 163 miliardi di euro contro i 207 miliardi incassati dagli uomini. Nel complesso, l’importo medio percepito dalle donne resta inferiore del 34% rispetto a quello degli uomini. Il divario si riflette anche nella composizione delle prestazioni per tipologia. Le pensioni anticipate vanno per il 66% agli uomini. Sul fronte delle pensioni di vecchiaia la situazione si inverte dal punto di vista numerico – il 61% va alle donne – ma non da quello degli importi: l’assegno medio femminile si ferma a 880 euro mensili, contro i 1.272 euro percepiti in media dagli uomini.
Le donne sono nettamente prevalenti anche tra i beneficiari dei trattamenti ai superstiti (87% del totale) e delle pensioni e assegni sociali (62%). Le altre categorie di prestazione risultano invece distribuite in modo pressoché paritario tra i due sessi. L’Inps sottolinea comunque che, a parità di tipologia di pensione previdenziale e superstiti esclusi, il reddito medio femminile resta inferiore a quello maschile.
Retribuzioni e potere d’acquisto
Il Rapporto dedica un passaggio anche alla dinamica salariale. Nel 2025, per i 21,045 milioni di dipendenti pubblici e privati (esclusi operai agricoli e domestici), la retribuzione media annua effettiva è stata di 27.649 euro, con una crescita del 3,6% sull’anno precedente e del 14,5% rispetto al 2019, pre-pandemia — un tasso medio annuo di crescita del 2,3%. Il confronto con l’inflazione, però, ridimensiona il dato: tra il 2019 e il 2025 i prezzi sono cresciuti tra il 18,2% (indice Foi) e il 20,5% (indice Ipca), percentuali superiori alla crescita delle retribuzioni lorde nello stesso periodo. L’Inps descrive la stagnazione salariale come un fenomeno strutturale che affonda le radici negli anni Ottanta, a cui si sono sommati negli ultimi anni gli effetti dell’inflazione; per i redditi più bassi, aggiunge l’Istituto, il potere d’acquisto è stato sostenuto soprattutto dalle politiche contributive e fiscali adottate negli ultimi anni.
Tasso di disoccupazione ai minimi, ma sotto la media Ue
Sul mercato del lavoro, i lavoratori dipendenti pubblici e privati (esclusi domestici e operai agricoli) hanno superato quota 21 milioni nel 2025, con una crescita di 2 milioni rispetto al 2019 (+10,3% sull’intero periodo, +1,6% di tasso medio annuo). Ad aprile 2026 gli occupati mensili erano 24,3 milioni: 16,5 milioni di dipendenti a tempo indeterminato (68% del totale), 2,5 milioni a termine (10%) e 5,3 milioni di lavoratori autonomi (22%). Il tasso di disoccupazione è al 5%, un minimo storico, trainato soprattutto dalla crescita dell’occupazione dipendente permanente. Nonostante il record, avverte però l’Istituto, il tasso di occupazione italiano resta il più basso tra i cinque Paesi Ue più popolosi – Germania, Francia, Italia, Spagna e Polonia.
Cresce anche la componente straniera dell’occupazione dipendente: nel 2025 ha raggiunto il 14,3% del totale (poco più di 3 milioni di lavoratori), contro il 13,7% del 2024 e l’11,4% del 2019. Un incremento interamente riconducibile alla componente extra Ue, salita da 1,7 a 2,5 milioni di lavoratori nello stesso periodo.
L’età pensionabile si alza, ma non in modo lineare
L’età media alla decorrenza delle pensioni dei lavoratori dipendenti, pubblici e privati, è salita a 64,7 anni nel 2025 (64,5 nel 2024), contro i 61,7 anni del 2012. L’aumento è più marcato per le pensioni di vecchiaia, la cui età media si è stabilizzata intorno ai 67 anni dal 2020 in poi, arrivando a 67,2 anni nel 2025. Le pensioni anticipate seguono invece un andamento più irregolare: dopo il picco di 62,1 anni toccato nel 2020, l’età media è scesa a 61,7 anni nel 2025, per effetto – spiega l’Inps – dei canali di flessibilità in uscita.
Sul tema della sostenibilità, il Rapporto sottolinea che l’adeguamento dell’età pensionabile alla speranza di vita resta uno strumento rilevante per la tenuta finanziaria del sistema nel lungo periodo, ma con implicazioni distributive da non trascurare: tra dipendenti e autonomi le età di uscita convergono, mentre restano differenze nelle carriere contributive. Differenze nella speranza di vita, accesso diseguale ai canali di uscita anticipata e persistenza dei divari contributivi di genere, avverte l’Istituto, possono produrre effetti diversi tra i gruppi di lavoratori: per questo la logica attuariale della sostenibilità andrebbe affiancata da strumenti che tutelino le carriere più fragili e riconoscano la diversa gravosità dei percorsi lavorativi.
Pensionati che continuano a lavorare
Cresce in modo significativo, tra il 2019 e il 2023, il numero dei pensionati che restano o tornano al lavoro: da poco più di 40mila unità nel 2019 a quasi 158mila nel 2023. Resta alta, pur in graduale calo, la quota di chi riprende l’attività nella stessa azienda in cui lavorava prima del pensionamento, segno della continuità dei rapporti di lavoro anche dopo l’uscita formale dal mercato. Si tratta di una platea con un’età media alla decorrenza tra i 64 e i 65 anni, a prevalenza maschile anche se la quota femminile è in lieve aumento. Diffuso il ricorso al part-time, che suggerisce come il lavoro dopo la pensione si configuri spesso come un’attività a intensità ridotta. Dal punto di vista territoriale, la distribuzione segue la localizzazione delle attività economiche, con una maggiore concentrazione nelle regioni del Nord.
Nella presentazione del Rapporto, il presidente dell’Inps Gabriele Fava ha inquadrato i dati in una lettura più ampia, parlando di una trasformazione profonda che investe lavoro, famiglie, rapporto tra generazioni e fiducia nelle istituzioni. Secondo Fava, l’Istituto sta evolvendo da semplice ente erogatore a infrastruttura attiva del welfare nazionale – una sorta di “officina del welfare” capace non solo di erogare prestazioni ma di costruire percorsi e soluzioni per i cittadini. Il presidente ha posto l’accento in particolare sul lavoro come base della sostenibilità previdenziale: secondo i dati Istat richiamati nel Rapporto, il tasso di occupazione ha superato stabilmente il 63%, mentre la platea degli assicurati Inps ha raggiunto nel 2025 un nuovo record, circa 27,2 milioni di lavoratori. Un dato che, ha sottolineato Fava, non va letto solo in chiave amministrativa ma come misura della tenuta reale del sistema, pur in un contesto di lavoro che cambia natura, invecchia demograficamente e dipende sempre più dal contributo dei lavoratori stranieri.
Calderone: “Il lavoro è migliore garanzia per le pensioni di domani”
“La migliore garanzia per le pensioni di domani è il lavoro di oggi. Stiamo assistendo a un’occupazione più stabile, più continua, più densa di prospettive”, ha detto il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, intervenendo alla presentazione del XXV Rapporto Annuale dell’Inps. “Ogni contratto stabile, ogni carriera che si consolida, ogni giovane che entra nel sistema contributivo è un mattone della sostenibilità futura del nostro welfare. Il recupero duraturo del potere d’acquisto passa dalla crescita della produttività. Gli interventi strutturali di politica fiscale e contributiva hanno protetto in modo permanente i redditi medi e bassi. La nuova frontiera riguarda adesso investimenti, formazione e qualità del sistema produttivo”, ha ricordato il Ministro. E ancora: “La produttività si costruisce con gli investimenti, con la formazione, con la qualità del tessuto imprenditoriale. È su questo terreno che imprese, parti sociali e istituzioni sono chiamate a un impegno comune”.
Rinnovo Patente? Facile ed Economico
Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet