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Scompare a 82 anni l’artista che per quasi quarant’anni ha trasformato marciapiedi, piazze e scorci della Capitale in un museo senza biglietto d’ingresso. Una vita lontana dal mercato, ma vicinissima alle persone.

L’artista che scelse il marciapiede

Roma dice addio a uno dei suoi volti più riconoscibili e anticonformisti. Fausto Delle Chiaie si è spento all’età di 82 anni, lasciando un’eredità artistica impossibile da rinchiudere dentro le pareti di un museo. Per decenni ha preferito il rumore del traffico al silenzio delle sale espositive, i turisti incuriositi ai collezionisti, i sampietrini ai parquet delle gallerie.

Chiunque abbia passeggiato tra il Pincio, la Galleria Sciarra o piazza Augusto Imperatore si sarà imbattuto almeno una volta nelle sue installazioni: dipinti, assemblaggi, oggetti recuperati, trovati e reinventati, piccoli giochi visivi capaci di sorprendere e strappare un sorriso. Accanto alle opere, quasi sempre, c’era lui. Pronto a dialogare con chiunque, senza filtri e senza formalità.

Un visionario che anticipò la street art

Dopo gli studi alla Scuola Libera del Nudo dell’Accademia di Belle Arti di Roma, Delle Chiaie sviluppò un linguaggio personale che sfuggiva a qualsiasi etichetta. Nel 1986 diede vita al Manifesto Infrazionista, fondato sull’idea che l’opera d’arte dovesse vivere autonomamente nello spazio pubblico, senza la presenza costante dell’autore. Un’intuizione che molti considerano oggi una sorta di anticipazione della moderna street art.

Dal 1987 iniziò a costruire il suo celebre “museo a cielo aperto”, destinato a diventare una tappa quasi obbligata per romani e visitatori stranieri. L’arte usciva così dai circuiti esclusivi e diventava patrimonio quotidiano di chiunque avesse voglia di fermarsi, osservare e lasciarsi incuriosire.

Il riconoscimento arrivato dopo una vita fuori dal mercato

Pur restando fedele alla propria indipendenza, Delle Chiaie è riuscito nel tempo a conquistare anche il mondo delle istituzioni culturali. Ha partecipato a mostre in Italia e all’estero, è stato protagonista di documentari e servizi televisivi, mentre il MACRO gli ha dedicato uno dei suoi progetti più significativi. Alcune sue opere sono entrate perfino nella Collezione Farnesina.

Eppure il suo rapporto con il denaro è rimasto sempre marginale. Ha vissuto soprattutto grazie alle offerte spontanee di chi apprezzava il suo lavoro, scegliendo consapevolmente di non piegarsi alle logiche del mercato. Solo nel 2023 lo Stato gli ha riconosciuto l’assegno previsto dalla Legge Bacchelli, dopo una vasta mobilitazione popolare. Con la sua scomparsa Roma perde molto più di un artista: perde un uomo che aveva dimostrato come la bellezza possa nascere anche su un marciapiede, senza biglietti d’ingresso, senza inviti esclusivi e senza barriere. Perché, in fondo, il suo museo era la città stessa.

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