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Proteste in Turchia in vista del vertice Nato: presi di mira avvocati, oppositori politici, studenti, attivisti e giornalisti
Mentre Ankara si prepara ad ospitare il prossimo vertice Nato, una nuova ondata di arresti ha travolto oggi la Turchia. Due giorni prima dell’inizio previsto del vertice e 24 ore prima della data annunciata dalle autorità, praticamente tutte le principali strade sono state chiuse al traffico e la polizia è stata schierata anche agli ingressi delle strade secondarie, paralizzando la circolazione. Nelle ultime due settimane, le autorità hanno effettuato decine di arresti I in tutto il Paese, prendendo di mira avvocati, oppositori politici, studenti, attivisti ambientalisti e giornalisti. Oggi, secondo quanto riportato dalle emittenti televisive, Buse Sotuglu, responsabile della sezione affari internazionali di T24, e Ceren Erdogdu, giornalista di Odav Tv, sono state arrestate nelle loro abitazioni e poste in custodia cautelare per motivi non specificati.
L’avvocato di Sotuglu, Erman Ozturk, ha dichiarato all’Afp di non conoscere i motivi dell’arresto: “Non sappiamo ancora perché la giornalista sia stata arrestata. Ma crediamo che sia collegato al vertice Nato”, ha detto. “Prima del vertice Ceren Erdogdu sono state condotte operazioni in numerose province, da Antalya (nel sud, ndr) a Konya (nella Turchia centrale, ndr) e da Ankara a Eskisehir (a sud-ovest di Istanbul, ndr). L’obiettivo, a quanto pare, è quello di intimidire i democratici, la sinistra e la stampa”, ha affermato Ozturk. Yildiz Tar, caporedattore della rivista LGBT+ Kaos GL, è stato arrestato senza una motivazione il 23 giugno, secondo l’organizzazione per i diritti umani Mlsa. Secondo il quotidiano Cumhuriyet, “decine di persone sono state arrestate” oggi, senza alcuna spiegazione. Operazioni simultanee sono state condotte a Istanbul, nella vicina città di Kocaeli e a Izmir (Turchia occidentale, ndr), prendendo di mira una quindicina di persone.
Tra queste, Ezgi Onalan, presidente della sezione di Istanbul dell’Associazione dei Giuristi Contemporanei (Chd), che è stata arrestata, come annunciato dall’Ong per i diritti umani. “La sua abitazione è stata perquisita e diversi suoi clienti sono stati fermati“, ha dichiarato la Chd. L’associazione, regolarmente presa di mira dalle autorità, aveva già denunciato l’arresto di due suoi membri alla fine di giugno. Il responsabile di Reporters Without Borders (Rsf) in Turchia, Erol Onderoglu, ha denunciato queste “operazioni indiscriminate, arbitrarie e disorganizzate, lanciate prima del vertice Nato, che minacciano chiaramente la reputazione e la sicurezza dei giornalisti”. Numerosi media e giornalisti turchi, alcuni dei quali presenze fisse ai vertici Nato, come Buse Sotuglu, si sono visti negare l’accredito dall’organizzazione. Tra questi figurano Cumhuryet, Halk TV, il sito web Nefes e le agenzie di stampa Anka e Medyascope.
Il 23 giugno, 209 persone sospettate di legami con l’Isis e con gruppi di estrema sinistra sono state arrestate ad Ankara su richiesta del procuratore della capitale. Quasi 200 di loro sono state accusate di legami con vari gruppi di estrema sinistra classificati come “terroristici” dalle autorità. L’ufficio del governatore di Ankara ha vietato tutte le manifestazioni fino alla fine del vertice Nato di martedì e mercoledì, al quale parteciperanno i leader dei 32 Paesi membri, tra cui il presidente degli Stati Uniti Donald Trump e numerosi altri ospiti. Nel frattempo, i sostenitori del primo cittadino di Istanbul, Ekrem Imamoglu, esponente dell’opposizione, invitano a non dimenticare il sindaco, incarcerato dal marzo 2025 e sotto processo per “corruzione” e “spionaggio”, accuse che egli nega.
“Mentre i leader mondiali si riuniscono ad Ankara per discutere di sicurezza, i partner della Turchia non devono considerare lo stato di diritto come una semplice nota a piè di pagina”, scrivono. “L’importanza strategica non può sostituire la legittimità democratica, che si fonda su istituzioni capaci di proteggere i diritti fondamentali, garantire un giusto processo e il diritto del popolo di scegliere i propri leader”, aggiungono.
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