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Ripartono i colloqui Usa-Iran, Vance a Berna: focus su programma atomico e stabilità regionale
È iniziata in Svizzera una nuova fase del dialogo tra Stati Uniti e Iran. Il vicepresidente americano JD Vance è giunto nel Paese elvetico per partecipare ai colloqui con i rappresentanti di Teheran, con l’obiettivo di limitare lo sviluppo del programma nucleare iraniano e consolidare il fragile accordo che ha contribuito a fermare le ostilità nella regione. Prima della partenza, Vance ha spiegato che la sua permanenza sarà breve, uno o due giorni al massimo, sottolineando come Washington sia concentrata soprattutto su due dossier: il nucleare iraniano e il mantenimento del cessate il fuoco tra Israele e Libano. “La situazione è in miglioramento e le tensioni sembrano attenuarsi, ma servirà un monitoraggio costante per garantire la sicurezza di entrambe le parti”, ha dichiarato ai giornalisti.
Secondo quanto riferito dai media statunitensi, l’aereo con a bordo il vicepresidente e la moglie è atterrato nella base aerea di Emmen, nei pressi di Lucerna. I negoziati dovrebbero entrare nel vivo nel corso della giornata. La delegazione iraniana, guidata dal presidente del Parlamento Mohammad Bagher Ghalibaf e dal ministro degli Esteri Abbas Araghchi, era arrivata in Svizzera già nella serata precedente. Ai colloqui prenderanno parte anche il primo ministro pakistano Shehbaz Sharif e il capo delle forze armate del Paese, Asim Munir. Islamabad, che durante la guerra ha svolto un ruolo di mediazione ospitando precedenti incontri tra Washington e Teheran, ha ribadito la propria disponibilità a sostenere l’attuazione degli accordi raggiunti.
Sul fronte libanese, il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich ha escluso un ritiro dalle aree di sicurezza controllate dall’esercito nel sud del Paese. In un’intervista al quotidiano “Makor Rishon”, il leader dell’estrema destra israeliana ha affermato che la presenza militare potrebbe protrarsi per anni e che Israele non intende arretrare finché Hezbollah non sarà disarmato. Smotrich ha inoltre sostenuto che anche gli Stati Uniti comprendono le linee rosse fissate da Tel Aviv e che non vi sarebbero pressioni in favore di un ritiro.
La diplomazia internazionale prova quindi a consolidare la tregua raggiunta negli ultimi mesi, mentre sul terreno restano aperte numerose questioni legate alla sicurezza e agli equilibri dell’intera area mediorientale.
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