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Domenica 7 giugno i soci del Real Madrid votano il nuovo presidente. Florentino Perez resta favorito, ma Enrique Riquelme ha acceso la campagna con la promessa Haaland. Il Manchester City ha già preso le distanze e valuta azioni legali.

Urne aperte dalle 9 alle 20 alla Ciudad Real Madrid: la sfida passa anche dal mercato

Il Real Madrid va al voto. Domenica 7 giugno i soci del club sono chiamati a eleggere il presidente, con urne aperte dalle 9 alle 20, senza interruzioni, presso il palazzetto dello sport della Ciudad Real Madrid. Florentino Perez resta il grande favorito, ma questa volta la sua corsa non è solitaria.

A sfidarlo c’è Enrique Riquelme, imprenditore di 37 anni nato ad Alicante, CEO di Cox Energy e socio del Real fin da bambino. Una candidatura che ha riaperto una partita rimasta chiusa per anni. Dal 2009 Perez aveva governato senza veri rivali, anche per effetto dei requisiti molto rigidi fissati dallo statuto del club.

Per presentarsi servono almeno 20 anni consecutivi da socio e una fideiussione bancaria personale pari al 15% del budget del Real Madrid, emessa da istituti spagnoli e senza l’appoggio di capitali terzi. Riquelme ha superato il vincolo dell’anzianità e, secondo le ricostruzioni circolate in Spagna, avrebbe ottenuto un pre-avallo personale da 187 milioni di euro con Andbank.

Il suo profilo spiega anche il rumore mediatico della candidatura. Riquelme è considerato uno degli imprenditori più noti nel settore delle energie rinnovabili, con un patrimonio stimato intorno ai 460 milioni di euro. In Spagna lo chiamano il “Re del Sole”. Ora prova a trasformarsi nello sfidante di Perez per il club più potente del mondo.

La campagna si è accesa sulle promesse. Perez avrebbe messo sul tavolo la carta José Mourinho, con il possibile ritorno dello Special One sulla panchina del Real in caso di rielezione. Lo slogan comparso sui canali legati alla sua corsa, “MOUcha historia por hacer”, ha fatto subito il giro dei media spagnoli.

Riquelme ha risposto alzando ancora di più il livello. Prima ha parlato di Rodri. Poi ha promesso Erling Haaland, mostrando anche una maglia del Real Madrid con il nome dell’attaccante norvegese e il numero 9. Una mossa da campagna elettorale pura, pensata per colpire i soci madridisti.

“Haaland ha una clausola rescissoria e vuole unirsi al Real Madrid”, ha dichiarato Riquelme a El Hormiguero. Il candidato avrebbe anche promesso di rimborsare le quote associative ai soci del Real Madrid nella prossima stagione se non riuscisse a portare l’attaccante al Bernabeu.

La reazione del Manchester City è stata immediata. Il club inglese ha smentito l’ipotesi di una cessione e ha negato l’esistenza di clausole utilizzabili per portare Haaland al Real Madrid. “Le notizie provenienti dalla Spagna sul futuro di Erling Haaland sono false. Non esiste alcuna possibilità che ciò accada e non c’è nessuna clausola contrattuale che lo consenta”, avrebbe dichiarato una fonte autorizzata del City al quotidiano spagnolo Marca.

La posizione del City è stata ancora più netta sulla possibile tutela legale. “Stiamo valutando un’azione legale per l’utilizzo dell’immagine del nostro giocatore in questo contesto”, ha fatto sapere un portavoce del club inglese. Anche l’entourage di Haaland ha respinto le parole di Riquelme, definendole “molto divertenti, ma non vere”.

Il caso Haaland ha spostato la campagna elettorale su un terreno più rischioso. Il contratto del norvegese con il Manchester City è stato firmato a gennaio e lo lega al club inglese fino al 2034. In questo quadro, la promessa di Riquelme è diventata il punto più rumoroso della sfida a Perez, ma anche quello più esposto alle smentite.

Riquelme non punta solo sui nomi da copertina. Tra le sue promesse ci sono anche l’ingresso di due bandiere del madridismo come Raul e Fernando Hierro nella struttura dirigenziale e tecnica del club. Lo sfidante ha attaccato Perez sui costi del nuovo Bernabeu e ha provato a presentarsi come candidato della trasparenza e del ritorno alle radici del Real. E in più ha anche parlato di un possibile ingaggio come capo allenatore di Jürgen Klopp.

Perez, invece, gioca la carta della continuità e del peso politico costruito in oltre vent’anni di presidenza. Il suo Real ha cambiato il mercato europeo, ha trasformato il Bernabeu e ha continuato a muoversi come una superpotenza sportiva e commerciale. Il voto del 7 giugno dirà se i soci vorranno confermare ancora quel modello o aprire una fase diversa.

Per ora la campagna sembra già una partita di mercato. Mourinho contro Haaland, continuità contro rottura, esperienza contro promesse. Perez resta avanti, ma per ora Riquelme almeno una cosa l’ha ottenuta: costringere il Real Madrid a una vera elezione e riportare i soci dentro una scelta che per anni era sembrata già scritta.

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