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Davanti ai cancelli del cantiere del nuovo Consolato degli Stati Uniti d’America, in via Achille Papa 22b, si sono riunite le sigle sindacali Fenealuil, Filca Cisl e Fillea Cgil, insieme a Cgil, Cisl e Uil Milano. Il presidio unitario è stato organizzato dopo l’apertura dell’inchiesta della Procura di Milano per caporalato, che ha acceso i riflettori sulle condizioni dei lavoratori impiegati nell’area.

Mentre all’interno del cantiere le attività proseguivano, all’esterno sventolavano le bandiere dei sindacati davanti ai cancelli presidiati. Le organizzazioni chiedono di poter entrare, incontrare direttamente i lavoratori e verificare fino a che punto si sia spinto lo sfruttamento. Per i sindacati, la vicenda non rappresenta un caso isolato, ma il segnale di criticità più ampie nel sistema degli appalti e dei cantieri milanesi.

Piacentini (Fillea Cgil Milano): “Solidarietà ai 400 lavoratori sfruttati, mancano controlli e una seria cultura della legalità”

Siamo qui per esprimere la nostra solidarietà ai 400 lavoratori sfruttati per tre anni nella capitale economica d’Italia”, ha dichiarato Riccardo Piacentini, segretario generale di Fillea Cgil Milano. Secondo il sindacalista, il caso del cantiere del consolato è “eclatante”, ma non eccezionale: “È la regola dei cantieri a Milano. Dappertutto c’è sempre qualche episodio che non funziona, mancano controlli e una seria cultura della legalità”. Piacentini ha denunciato anche le difficoltà incontrate dai sindacati nel tentativo di accedere all’area di lavoro: “Ci è stato impedito di entrare nei cantieri già tre anni fa”. Una denuncia rilanciata anche dalle altre sigle, che chiedono di poter svolgere un ruolo non solo di denuncia, ma anche di prevenzione.

Stanzione (Cgil Milano): “Venti ispettori sono pochi,”

Duro l’intervento di Luca Stanzione, segretario generale della Cgil Milano, che ha puntato il dito contro la carenza di controlli sul territorio. “Venti ispettori a Milano per presidiare il territorio sono evidentemente pochi”, ha affermato, parlando di una situazione che rischia di favorire fenomeni di illegalità. Per Stanzione, lo sfruttamento del lavoro non può più essere considerato un’emergenza episodica: “Bisogna chiedersi quanto è diffuso lo sfruttamento in Italia. È evidente che è un fatto strutturale dell’economia italiana: ci vuole un intervento strutturale del governo, a partire dagli ispettori sul lavoro”.

Il sindacalista ha inoltre ricordato che la Cgil aveva chiesto di entrare nel cantiere per parlare con i lavoratori e sindacalizzarli, ma si sarebbe sentita rispondere che l’area era “territorio americano”. “È intollerabile che ci siano francobolli di territorio italiano che non stanno nella giurisdizione italiana”, ha aggiunto.

Sarti (Uil Lombardia) e Abimelech (Cisl) in coro: “Non è ammissibile comprimere i diritti e ridurre i lavoratori a schiavi”

Anche Vittorio Sarti, segretario Uil Lombardia, ha condannato quanto emerso dall’inchiesta: “I fatti successi in questo cantiere non sono ammissibili. Non può esistere alcuna opera importante, investimento, crescita economica da costruire sulla compressione dei diritti delle persone”. Sulla stessa linea Giovanni Abimelech, segretario della Cisl, che ha parlato di lavoratori “schiavizzati” e ha chiesto che in tutti i cantieri vengano garantiti sicurezza e contratti regolari. “Qui nessuno vuole applicare i contratti”, ha dichiarato, auspicando un accesso più ampio dei sindacati nei luoghi di lavoro.

Mauri (Filca Cisl Milano): “Abbiamo un ruolo preventivo, i ricatti vanno fermati a monte”

Per Giuseppe Mauri, segretario generale della Filca Cisl di Milano, il punto centrale resta la possibilità di incontrare direttamente gli operai. “Sono ricatti complicati quelli che stanno a monte”, ha spiegato. Secondo Mauri, le dinamiche dei rapporti con i lavoratori sono “sfuggevoli” e rendono necessario un intervento preventivo delle organizzazioni sindacali. “Serve ragionare a monte, il nostro ruolo deve essere preventivo”, ha sottolineato, richiamando la necessità di rafforzare la presenza sindacale nei cantieri prima che le situazioni degenerino in sfruttamento.

Come procede l’inchiesta

Intanto prosegue il filone giudiziario, Ulas Demir, manager della filiale italiana di Caddell Construction Co. LLC, società coinvolta nei lavori per il nuovo consolato americano, si è avvalso della facoltà di non rispondere davanti al gip di Bergamo. L’uomo era stato bloccato domenica all’aeroporto di Orio al Serio mentre cercava di lasciare l’Italia per rientrare a Istanbul. Il manager e la filiale italiana della società statunitense risultano indagati per intermediazione illecita e sfruttamento dei lavoratori. La decisione del gip sulla convalida del fermo e sull’eventuale applicazione della misura cautelare in carcere è attesa a breve.

La richiesta dei sindacati: “No a grandi opere che sacrifichino diritti, sicurezza e dignità dei lavoratori”

Per i sindacati, il caso del nuovo Consolato Usa deve diventare un punto di svolta. La richiesta è duplice: da un lato fare piena luce sulle responsabilità nel cantiere di via Achille Papa, dall’altro rafforzare controlli, ispettori e strumenti di prevenzione in tutta l’area metropolitana. Il presidio davanti ai cancelli del cantiere vuole quindi essere non solo un gesto di solidarietà verso i lavoratori coinvolti, ma anche un messaggio politico e sociale: nessuna grande opera, sostengono le sigle confederali, può essere realizzata sacrificando diritti, sicurezza e dignità del lavoro.

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