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Governatori, Stefani resta primo ma Decaro accorcia. La classifica

La nuova rilevazione di maggio 2026 sull’indice di gradimento dei Presidenti di Regione scatta una fotografia di sostanziale stabilità nel panorama politico locale, ma con alcune oscillazioni micro-territoriali che meritano un’analisi approfondita.
Al vertice della classifica si conferma la forte spinta dei governatori del Nord, con Alberto Stefani (Veneto) stabile sul gradino più alto del podio al 62,9% (nonostante una leggera flessione dello 0,2%) e Massimiliano Fedriga (Friuli-Venezia Giulia) al 62,0%.
Nella parte bassa della classifica rimane invece Renato Schifani (Sicilia) che, pur mantenendo la soglia psicologica della maggioranza assoluta, si attesta al 50,2%. Andando a guardare i movimenti più significativi del bimestre marzo-maggio, emergono tre dinamiche emblematiche legate a precisi contesti politico-amministrativi.

Il “Caso Puglia”: Antonio Decaro e la crescita più significativa (+0,7%)
Il balzo in avanti più marcato di tutta la classifica è quello di Antonio Decaro in Puglia, che sale dal 61,4% di marzo al 62,1% di maggio.
- L’analisi: Questa crescita di quasi un punto percentuale consolida Decaro nell’olimpo dei governatori più amati d’Italia (al secondo posto assoluto, a un soffio dalla vetta). Il trend positivo dimostra come l’azione amministrativa del presidente pugliese stia continuando a fare breccia nell’elettorato, capitalizzando un forte legame empatico con il territorio che resiste alle turbolenze politiche nazionali e ne rafforza il ruolo di leader trasversale.
Il “Segnale Umbria”: Stefania Proietti in contrazione (-0,4%)
Sul fronte opposto, uno dei cali più evidenti si registra in Umbria, dove Stefania Proietti scende dal 57,2% al 56,8%.
- L’analisi: Sebbene il 56,8% rimanga un dato ampiamente positivo e sinonimo di solida governabilità, la perdita di 0,4 punti percentuali in soli due mesi accende un piccolo campanello d’allarme. Questa contrazione potrebbe essere il sintomo di una fase di assestamento fisiologico o delle prime frizioni politiche locali legate a dossier caldi regionali (sanità, gestione dei fondi europei o infrastrutture) che iniziano a pesare sul giudizio degli elettori umbri dopo la spinta iniziale.
Il “Fanalino di coda”: Renato Schifani tallona la soglia critica (-0,5%)
La flessione numericamente più pesante del periodo, insieme a quella umbra, è quella di Renato Schifaniin Sicilia, che perde lo 0,5% scivolando dal 50,7% al 50,2%.
- L’analisi: Il dato siciliano è il più delicato dell’intera rilevazione. Schifani non solo si posiziona all’ultimo posto tra i governatori presi in esame, ma vede ridursi al minimo sindacale (lo 0,2%) il margine sopra la maggioranza dei consensi. Questa erosione costante fotografa un clima di insoddisfazione diffusa nell’isola, probabilmente acuito dalle storiche emergenze regionali (crisi idrica, rifiuti, infrastrutture) e da tensioni interne alla maggioranza che penalizzano l’immagine del Presidente, ponendolo in una posizione di fragilità politica in vista dei prossimi mesi.
Gli altri spunti della classifica
Nel resto del tabellone si notano la crescita di Roberto Fico in Campania (che tocca il 60,4%) e la stabilità dei neoeletti o confermati come Michele De Pascale in Emilia-Romagna (60,3%) e Marco Bucci in Liguria (60,2%). Sostanziale tenuta anche per Francesco Rocca nel Lazio (al 59,2%), a dimostrazione di come l’elettorato del Centro-Nord tenda in questo momento a premiare la continuità e la stabilità istituzionale.

Nel sondaggio sulle intenzioni di voto al 30 maggio 2026, realizzato da Lab21 per Affaritaliani. Il quadro è molto equilibrato: il totale del centrodestra è al 44,6%, mentre il “campo largo” di centrosinistra è leggermente avanti al 45,1%.
Nel centrodestra, Fratelli d’Italia resta nettamente il primo partito con il 29,6%, seguito da Lega e Forza Italia entrambe al 7,1%. Nel campo largo, il Partito Democratico è al 20,3%, il Movimento 5 Stelle al 13,6%, Alleanza Verdi e Sinistra al 6,2%, Italia Viva al 2,9% e Più Europa al 2,2%.
Tra le altre forze politiche, Futuro Nazionale è al 4,0%, Azione al 3,2% e Sud Chiama Nord all’1,5%. In sintesi, il sondaggio fotografa una situazione di sostanziale parità tra i due principali schieramenti, con il centrosinistra avanti di mezzo punto.

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