Rinnovo Patente? Facile ed Economico

Mercati e guerra, Tognoli: “Senza accordo Usa-Iran torna l’inflazione”
Mentre la guerra tra Iran e Stati Uniti continua ad alimentare tensioni nello Stretto di Hormuz e a mettere sotto pressione mercati, energia e commercio globale, cresce anche la preoccupazione degli investitori davanti a uno scenario segnato da volatilità, inflazione e nuove incertezze geopolitiche. Dalle materie prime strategiche al petrolio, fino all’impatto dell’intelligenza artificiale sui consumi energetici mondiali, il conflitto rischia infatti di ridisegnare non solo gli equilibri internazionali ma anche le strategie finanziarie di lungo periodo, comprese quelle dei piccoli risparmiatori.
A spiegare come stanno cambiando gli investimenti è l’economista Antonio Tognoli che ad Affaritaliani analizza gli effetti della crisi tra Teheran e Washington sui mercati globali, sulle prospettive economiche e sulle scelte che oggi anche gli investitori privati sono chiamati a fare tra protezione del capitale e ricerca di rendimento.
In che modo l’escalation della guerra in Iran e le tensioni su Hormuz stanno cambiando oggi le strategie di investimento globali, soprattutto su energia e materie prime?
“Le stanno cambiando in modo molto significativo perché il cambiamento era già iniziato prima della guerra. Negli Stati Uniti, ad esempio, l’intelligenza artificiale sta aumentando enormemente il fabbisogno energetico. I data center consumano enormi quantità di elettricità e acqua per il raffreddamento, e gli Usa oggi non sono pronti a sostenere tutta l’energia necessaria ai grandi investimenti in AI, che nel 2026 potrebbero arrivare anche a 700 miliardi di dollari.
Gli hyperscaler stanno infatti pensando di entrare direttamente nel settore energetico. Negli Stati Uniti il fabbisogno di energia potrebbe crescere del 15% annuo nei prossimi dieci anni, molto più del ritmo attuale. Questo significa che serviranno sempre più petrolio, gas, nucleare e altre fonti energetiche.
In questo contesto, la riapertura completa dello Stretto di Hormuz è fondamentale. Anche la Cina ha un ruolo centrale perché dispone di una maggiore capacità produttiva energetica, tra nucleare, solare e combustibili fossili, ed è fortemente interessata alla stabilità delle rotte commerciali.
Poi ci sono le materie prime strategiche e le terre rare, fondamentali per chip e tecnologie avanzate. Ancora una volta la Cina è dominante. È evidente che tutto ruota attorno a energia, commercio internazionale e approvvigionamenti industriali. Per questo le strategie di investimento di medio-lungo periodo si stanno orientando sempre più verso energia e materie prime industriali”.
Stiamo entrando in una fase in cui i mercati prezzano stabilmente un rischio geopolitico più alto?
“Il rischio geopolitico c’è già, anche se i mercati probabilmente stanno sottovalutando il problema perché scontano un possibile accordo tra Stati Uniti e Iran. Ma se l’intesa non arriverà rapidamente, il rischio geopolitico si trasformerà in inflazione: petrolio ed energia resteranno stabilmente più alti e questo finirà per scaricarsi sull’economia reale.
In uno scenario del genere le banche centrali potrebbero reagire mantenendo i tassi elevati, con il rischio però di rallentare la crescita economica fino a una possibile recessione o stagflazione.
Per quanto riguarda gli investimenti obbligazionari, oggi molti investitori stanno riducendo la duration media dei portafogli, privilegiando scadenze più brevi. Sull’azionario invece bisogna capire quanto a lungo le Borse riusciranno a sostenere tassi così elevati. Storicamente, tassi alti e mercati azionari in crescita convivono difficilmente nel lungo periodo.
Gli unici elementi che oggi sostengono i listini sono la crescita degli utili, ancora a doppia cifra, e l’aumento della produttività legato all’intelligenza artificiale. Se questi due fattori dovessero indebolirsi, i mercati potrebbero diventare molto più vulnerabili”.
In uno scenario segnato da guerre e forte volatilità dei mercati, come dovrebbe muoversi oggi un investitore privato tra tutela del capitale e ricerca di rendimento?
“La prima cosa è evitare il fai-da-te e affidarsi a un consulente finanziario. Oggi i mercati sono molto più complessi rispetto al passato perché, oltre ai fondamentali economici, pesano enormemente geopolitica e interventi delle banche centrali.
In questa fase bisogna puntare soprattutto sulla salvaguardia del capitale e su investimenti value, cioè società solide che abbiano capacità di generare cassa, leadership di mercato e margini superiori alla media del settore.
Parliamo di aziende capaci di garantire dividendi costanti nel tempo e una maggiore stabilità anche in scenari turbolenti. Nel medio-lungo periodo, infatti, la combinazione tra dividendi e crescita del valore del titolo può offrire rendimenti interessanti, ma serve prudenza e una visione di lungo termine”.
Rinnovo Patente? Facile ed Economico
Questo articolo è stato pubblicato in origine su questo sito internet