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Petrolio caro e Hormuz chiuso: la guerra in Iran minaccia la ripresa dell’Italia

“Lo scenario continua a deteriorarsi”, segnala il Centro studi di Confindustria illustrando la congiuntura e le previsioni economiche nella sua analisi mensile. “Il petrolio resta troppo caro, perché la tregua in Medio Oriente non ha riaperto Hormuz”, e “con il prolungarsi di tale shock, si va ampliando il suo impatto: cresce l’inflazione anche in Italia, scende ancor più la fiducia delle famiglie e il calo si estende a quella delle imprese, rischia di bloccarsi il canale del credito. Perciò, sono a rischio frenata i consumi e i servizi, mentre l’unico driver per la produzione dell’industria restano, per ora, gli investimenti del Pnrr”.

Il Centro studi evidenzia che nel mese di marzo il comparto industriale ha registrato un rimbalzo della produzione industriale (+0,7%), con i beni strumentali (+2,1%) sostenuti dalla spinta del Pnrr e i beni intermedi (+0,3%) sui quali le imprese stanno accumulando scorte a scopo prudenziale; questo andamento ha contribuito a contenere la contrazione del primo trimestre, limitandola a -0,2%.

Nel mese di aprile, tuttavia, l’indice Pmi indica un indebolimento della domanda, confermato dal peggioramento delle valutazioni sugli ordini delle imprese, elemento che determina un ulteriore deterioramento del clima di fiducia, insieme alla riduzione delle aspettative di produzione legata al perdurare del conflitto.

Gli investimenti risultano ancora sorretti dal Pnrr, ma si osserva un progressivo indebolimento nei due mesi successivi allo scoppio del conflitto (marzo e aprile). In flessione anche la fiducia delle famiglie, con possibili ricadute negative sui consumi.

In particolare, in un focus sul Piano si osserva che “lo stato di avanzamento è elevato: le procedure attivate riguardano 191 miliardi (98% della dotazione di 194,4); gli impegni finanziari raggiungono 174,5 miliardi (90%), a cui si dovranno ragionevolmente sommare 12 miliardi, su 23,8 totali, appartenenti a misure incluse in strumenti finanziari (le cosiddette ‘facilities’) che ad oggi non risultano ancora impegnati”.

Italia tra i migliori in Europa ma il 2026 è l’anno più critico

Stando all’analisi di viale dell’Astronomia, l’Italia figura “tra i migliori” nell’impiego delle risorse provenienti dall’Europa. “Gli investimenti Pnrr continuano ad essere il principale driver della crescita del Pil”, aggiunge la nota che, tuttavia, evidenzia come il 2026 costituisca “la fase più delicata” di attuazione del piano.

“Quest’anno si concentrano la chiusura amministrativa del piano, il completamento delle opere ancora in corso e la rendicontazione finale alla commissione europea. Il Pnrr è ormai entrato nella sua fase conclusiva, caratterizzata da margini temporali molto ridotti e da un forte aumento della pressione attuativa sulle amministrazioni e sui soggetti attuatori”. Entro il 31 agosto “dovranno infatti essere completati i 159 traguardi e obiettivi collegati alla decima rata (28,4 miliardi, mentre il 30 settembre costituisce il termine ultimo per la presentazione formale delle richieste di pagamento alla commissione”.

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