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«Sicuramente è stato tradito il mercato». Con queste parole Giuseppe Zeno, il principale accusatore nel caso Visibilia, ha aperto la sua testimonianza al processo milanese che vede la senatrice di Fratelli d’Italia, Daniela Santanchè, imputata per falso in bilancio insieme ad altre 15 persone, tra cui il compagno Dimitri Kunz. Secondo Zeno, alla guida di una cordata di piccoli azionisti che ha dato il via all’inchiesta con esposti e azioni legali, il danno a Piazza Affari è stato sistematico: «Sono stati rappresentati valori di bilancio che non erano reali», ha dichiarato davanti ai giudici, parlando apertamente di una «induzione in errore» degli investitori attraverso la falsificazione dei documenti contabili già a partire dal 2019 e 2020.
Zeno: “Santanchè responsabile senza ombra di dubbio”
Interpellato sulla responsabilità diretta dell’ex ministra, Zeno non ha mostrato dubbi: «Santanchè è responsabile senza ombra di dubbio. Era l’unica che, stando ai documenti, si opponeva alla svalutazione dell’avviamento e alla revisione delle partite contabili riferite ai crediti da esigere». In sostanza, secondo il testimone, la difesa a oltranza dell’attivo societario sarebbe stata finalizzata a nascondere il reale stato di crisi del gruppo.
Un “tradimento globale” della vigilanza
Le accuse di Zeno non si è fermato ai vertici della società, ma ha investito l’intero sistema di controllo. L’imprenditore, che nella vicenda dichiara di aver perso tra i 450 e i 500 mila euro, ha parlato di un «tradimento globale» che coinvolge la società di revisione Bdo, il collegio sindacale e gli amministratori indipendenti. «Tutti quelli che dovevano vigilare hanno fallito», ha incalzato Zeno, puntando il dito anche contro le autorità regolatrici. Sebbene i fatti siano stati documentati da Procura e Guardia di Finanza, il teste ha sottolineato come l’intervento di Consob e Banca d’Italia (che hanno successivamente comminato sanzioni alla società) sia arrivato «con un po’ di ritardo», quasi a rimorchio dell’avvio del processo penale. Per l’accusa, i dati oggettivi raccolti dagli inquirenti rappresenterebbero ormai una prova inconfutabile, definita da Zeno come «un dato che non può essere contraddetto in nessun modo, né dai difensori né dai documenti».
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