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Papa Leone XIV ha festeggiato a Pompei tre ricorrenze: la celebrazione di un anno dalla sua elezione avvenuta l’8 maggio 2025; la data dell’8 maggio 1876 di posa della prima pietra; la cerimonia religiosa dell’8 maggio giorno in cui alle ore 12,00 la Supplica alla Madonna di Pompei che viene recitata solennemente in tutto il mondo, redatta da Bartolo Longo la cui canonizzazione è stata proclamata in San Pietro il 19 ottobre 2025 da Papa Leone XIV, già approvata  da Papa Francesco, seguita alla beatificazione del 26 ottobre 1980 avvenuta a opera di Papa Giovanni Paolo II.

Ma soprattutto ha esaltato l’Avvocato Bartolo Longo, nato a Latiano (Brindisi) l’11 febbraio 1841, “volato in cielo” a Pompei il 5 ottobre 1926, come Benefattore dell’Umanità e Costruttore di Pace, anticipatore dell’intelligenza laica del cristiano e dell’uomo moderno, fondamento di cultura e di educazione collettiva alla legalità, alla giustizia e alla pace, la cui canonizzazione è stata proclamata in San Pietro il 19 ottobre 2025 da Papa Leone XIV, già approvata  da Papa Francesco, seguita alla beatificazione del 26 ottobre 1980 di Giovanni Paolo II.

Bartolo Longo ha vissuto, in maniera privilegiata e nel contempo travagliata, in un’epoca storica di cambiamenti ai quali ha contribuito, in maniera determinante e decisiva, in una dimensione sociale e politica, teologica e giuridica, in favore dell’umanità universale. Ha esercitato la attività di Avvocato in Terra d’Otranto; quando Gli fu affidata la gestione del territorio della desolata Valle di Pompei, ha operato come giurista, nel campo reale degli ultimi e degli umili, sostenendo e concretizzando i diritti umani e sostenendo i principi fondamentali della legalità, sfidando la pseudoscienza imperante della trasmissione genetica dei caratteri, dell’atavismo, che proclamava la teoria del delinquente nato, che distingueva i nati delinquenti dai nati onesti, fondando Istituti per i giovani e le giovane che definiva “orfani della legge”, vincendo la “scommessa” con manifestazioni di attività etiche e giuridiche, e con i criteri della fede, della carità, del lavoro, del diritto e della giustizia, in contrapposizione alla indifferenza, alla diffidenza e allo scetticismo, scardinando e rivoluzionando i principi disumani della scienza antropologica criminale sulla trasmissione della tendenza al crimine, con il finale consenso di Magistrati, Scrittori, Filosofi e Studiosi di Scienze Penali, in Italia e all’Estero.

Si determino’ a istituire nel 1887 l’Orfanotrofio femminile e nel 1891 l’Ospizio per i figli de carcerati, con il sostegno di Papa Leone XIII e il generoso aiuto economico di gente ricca e povera, di politici, di militari, di pubblici funzionari, di operai, di religiosi, e finanche di poveri condannati; “la nuova opera di Beneficenza mi metteva a contatto coi bassifondi sociali, in cui mi destavano un’infinita pietà e insieme raccapriccio, le ignorate miserie, i baratri inosservati di turpitudini e di corruzione, rese quali condizioni di vita normale per l’ignoranza e per l’abbandono, le forme di una vita, peggio che selvaggia e brutale, sconosciute alla società, che sfuggivano financo all’occhio del magistrato o del sociologo”.  

 “Potei dimostrare, con l’eloquente prova dei fatti, che anche i fanciulli, i quali per disgrazia atavica hanno ereditato un’istintiva propensione a delinquere, sono suscettibili di un’educazione che ha la forza di correggere, modificare, e qualche volta di distruggere quella inclinazione naturale, quasi trasfusa nel loro sangue dai padri e dagli avi”.

Nell’arco di tre anni attuò il progetto “Lavoro e Preghiera” dimostrando che la rilevata tendenza al delitto di giovani ospitati e già dichiarati incorreggibili era cambiata, suscitando la protesta della scuola positivista che riteneva antiscientifica la metodologia usata e non veritiera la modifica della tendenza al crimine e dell’istinto criminale, cui non poteva porre rimedio né l’attività lavorativa, inutile per la redenzione, né la preghiera, inefficace e dannosa su animi privi di senso morale; alla criminologia ufficiale Bartolo Longo opponeva, nel rispetto della scienza, il campo e e il criterio della carità e della giustizia, che genera fiducia, elevando il lavoro, quale mezzo educativo, e preghiera, con l’aggiunta di attività ginniche, musicali e abitudini igieniche, favoriti da una struttura ampia e pulita, attrezzata di strumenti di svago e di lavoro, che educavano al senso sociale i fanciulli sottratti alla strada e ad ambienti malsani. “Nel ricevere i fanciulli non li guardo in faccia né sul cranio; ma solamente mi accerto se sono reietti ed innocenti abbandonati: e questo mi basta. Li stringo al cuore e questo mi basta”.

I ragazzi, con l’ausilio di educatori, venivano sottoposti a studi della loro persona e dei precedenti famigliari, delle tendenze in rapporto alle presunzioni della fenomenologia atavica, delle caratteristiche somatiche, per adeguare a ciascuno i metodi educativi occorrenti, consistenti in doveri generali di comportamento, nelle azioni e nelle parole, in doveri disciplinari, in cura della persona, in regole di civiltà, in contegni corretti con compagni ed educatori, nell’atteggiamento di gioco e nello studio, illuminati dalla luce della fede: tutto il lavoro veniva raccolto e pubblicato, con la conclusione che egli potè affermare che dal “covo di belve” erano usciti operai da inserire in officine, tipografi, falegnami, ceramisti, fabbri, agricoltori, musicisti, professionisti, militari, ed anche sacerdoti e religiose; per le femmine lavori di cucito, ricamo, tessitura, musica: fede e carità si integrano e si illuminano a vicenda, e costituiscono per Bartolo Longo un binomio indissolubile; l’azione si rivolgerà prevalentemente alla educazione, alla riabilitazione, al ridonare consapevolezza e dignità, ad offrire la possibilità di venire fuori da una situazione negativa, salvando i genitori dalla disperazione.

Bartolo Longo scriveva: “Dio voleva che noi, un semplice ed ignoto laico, in nome della Madonna parlassimo a tutto il mondo, voleva che fossimo un araldo della carità ed insieme un banditore della fede…L’opera di Valle di Pompei, come spesso abbiamo avuto occasione di mettere in rilievo, è sorta, e si è ingrandita costantemente come una magnifica epopea di Religione insieme a Carità, di Fede e di Beneficenza educativa… Senza che noi ci fossimo accorti, senza nessuna personale intenzione nostra, l’Opera già era nella mente di Dio”.

Bartolo Longo, ispirando le sue azioni a salvaguardia della spiritualità dell’anima, fondando la Nuova Pompei, ha svolto una elevata missione laica a tutela dei diritti, delle libertà e della legalità, su cui si fonda la moralità dei comportamenti umani; la Sua opera non è solo di carità, ma è anticipatrice dell’intelligenza laica del cristiano moderno, e riveste un carattere sociale, giuridico e civilizzatrice, su cui sono fondate la Costituzione Italiana, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo, e della Convenzione per la Salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà Fondamentali che vietano l’inflizione di pene e trattamenti inumani e degradanti, e mirano al reinserimento e al recupero nella società; ha ispirato i dettati dell’art. 27 della Costituzione Italiana del 1948, riguardanti la presunzione di innocenza, il principio di non colpevolezza e soprattutto la rieducazione del condannato, che interagiscono con il concetto fondamentale universale: la dignità e la libertà della persona ispirate alla giustizia rieducativa, riparativa, riabilitativa e conciliativa esistenti nei progetti di Bartolo Longo che aspirava alla pace sociale, e alla pace universale fondata sul legame fra le persone e la popolazione, eliminando la cultura dell’odio.

Bartolo Longo scrisse, tra l’altro, un suo Contributo moderno alla Antropologia Criminale, L’opera di Valle di Pompei e la riforma morale dei carcerati, stampato nel 1897 nella Valle di Pompei dalla Scuola Tipografica per i figli dei carcerati, che fu presentata al Congresso Penitenziario Internazionale di Parigi, con la quale spiegava il suo metodo originale e pioneristico alla riabilitazione per spezzare il ciclo della criminalità, integrando fede, carità, lavoro e giustizia. Da tutti gli atti e le iniziative di vigorosa azione sociale e caritatevole di Bartolo Longo risalta evidente la coscienza di essere depositario, in tutta umiltà, di un messaggio imponente che interessa e investe il mondo contemporaneo.

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