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Ilva, sbloccato prestito da 149 milioni di euro

Si sbloccano i 149 milioni del prestito ponte concesso ad Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria, l’ex Ilva, con il decreto dell’1 dicembre scorso, convertito in legge il 22 gennaio.

E’ stato infatti pubblicato sulla “Gazzetta Ufficiale” il decreto ministeriale (Mimit e Mef) che interviene sui 149 milioni disciplinandone l’assegnazione all’azienda. Va detto che la Commissione Europea ha dato il via libera il 9 febbraio al prestito da 149 milioni, prevedendo la possibilità di elevarlo sino ad un massimo di 390, a condizione che per l’ex Ilva vi siano potenziali acquirenti.

Nel decreto ministeriale, richiamando l’articolo 3 bis del decreto legge, si afferma che “in caso di insufficienza delle risorse ricavate dalla cessione, dell’obbligazione di restituzione risponde in via solidale la società cessionaria del compendio aziendale all’esito della procedura di cessione, fermo restando il diritto di insinuarsi al passivo della procedura”.

In sostanza, siccome Acciaierie usufruisce dei 149 milioni ed è tenuta a restituirli “entro sei mesi dalla data di erogazione a valere sul ricavato della cessione a terzi del complesso aziendale”, se il ricavato della vendita non fosse sufficiente a saldare il prestito, dovrà provvedervi il compratore dell’azienda.

Ilva e AdI, “anche ai fini delle previsioni in ordine al futuro incasso della vendita del compendio”, hanno comunicato al Mimit che al 28 febbraio scorso “il valore complessivo delle giacenze di materiali a magazzino di Acciaierie d’Italia è pari a euro 644.415.409 e che il valore della componente prodotti finiti sul quale insiste il pegno rotativo non possessorio, ammonta a euro 277.534.447”.

In ogni caso, comunque sono stati acquisiti impegni specifici da parte dei due potenziali investitori: il fondo americano Flacks Group e il gruppo siderurgico indiano Jindal Steel International. Flacks ha infatti “formalmente dichiarato la disponibilità ad assumere l’obbligazione di rimborso del prestito, ove il ricavato della vendita del compendio aziendale fosse insufficiente”. E anche Jindal “ha parimenti dichiarato la propria disponibilità ad assumere l’obbligazione di rimborso del prestito ove il ricavato della vendita del compendio aziendale fosse insufficiente”.

Messo quindi un punto fermo, il finanziamento di 149 milioni all’ex Ilva è concesso “a titolo oneroso” ed è “restituito in prededuzione rispetto ad ogni altra posizione debitoria della procedura, con priorità rispetto ad ogni altro credito, diverso da quelli di cui all’art. 2751-bis, numero 1), del codice civile, siano essi prededucibili o concorsuali, anche se assistiti da pegno, ipoteca o altra causa legittima di prelazione” (l’articolo in questione stabilisce che stabilisce che hanno privilegio generale sul debitore i crediti riguardanti le retribuzioni dei prestatori di lavoro subordinato, comprese indennità di fine rapporto, risarcimenti per omessi contributi previdenziali e danni da licenziamento illegittimo).

“La stessa Ilva – dice il decreto – trasferirà ad AdI integralmente” la somma “in quanto quest’ultima è l’unico soggetto che attualmente detiene e gestisce gli impianti e dunque può realizzare gli obiettivi di cui al decreto”. Cioè “un piano di gestione transitoria correlato allo stato e ai tempi della conclusione della procedura di cessione dei compendi aziendali”.

L’atto di Mimit e Mef riprende anche “quanto rappresentato dai commissari straordinari Ilva”. In particolare, “che l’erogazione ha carattere di estrema urgenza in quanto AdI segnala di essere in grave difficoltà finanziaria” e “qualora non potesse contare entro i prossimi giorni sulla disponibilità della somma, dovrebbe immediatamente procedere allo spegnimento degli impianti (senza neanche la possibilità di mantenerli in caldo) con ogni conseguenza in termini non solo di messa in cassa integrazione dei dipendenti, ma soprattutto di fermo degli altiforni con sostanziale impossibilità di riattivazione degli stessi nel futuro”.

Vi é quindi “la necessità di urgente erogazione del finanziamento derivante dalla gravissima situazione di crisi di liquidità che riguarda entrambe le procedure, il cui protrarsi potrebbe pregiudicare la prosecuzione delle attività e compromettere l’esito delle trattative in corso per la cessione degli stabilimenti”.

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