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Non c’è giorno in cui non emerga qualche nuovo dettaglio sul delitto di Garlasco, un intricato caso giudiziario che dura ormai da quasi 19 anni ma che è diventato anche sempre più mediatico. Il motivo è legato alla mancanza di prove schiaccianti e all’ammissione degli inquirenti sulla catena di errori commessi. Non c’è certezza su nulla, movente, arma del delitto, reale ricostruzione dei fatti. Basandosi però solo sui fatti concreti si può dire però che la nuova perizia della dottoressa Cattaneo, quel documento chiave per stabilire se si debba andare o no di nuovo a processo, contiene elementi molto discordanti rispetto a quanto stabilito fino a questo momento. Intanto toglierebbe l’unico condannato, Alberto Stasi, dalla scena del crimine. In quanto il delitto sarebbe avvenuto in un orario (dalle 10 del mattino in poi) in cui il fidanzato della vittima era certamente impegnato a scrivere la tesi a casa sua, lo hanno accertato i giudici. L’unico nuovo indagato è Andrea Sempio, ma anche su di lui non ci sono prove schiaccianti, ma solo indiziali. Così dall’ormai lontano 13 agosto 2007 nessuno sa veramente chi abbia ucciso Chiara Poggi.

Spunta l’avvocato

L’ultima novità riguarda l’esposto presentato in Procura, si tratta di un documento corposo di 25 pagine, con tanto di fotografie e chat telefoniche, ma anche almeno due ore di audio. Questo nuovo elemento, stando a quanto starebbe emergendo, riguarderebbe un presunto depistaggio sulle indagini e coinvolgerebbe la parte mediatica di questa vicenda, si tratterebbe secondo l’accusa di “orientamento investigativo”. Lo studio legale su mandato di una giornalista che ha fatto questo esposto – stando alle informazioni carpite dall’Agi – avrebbe individuato nell’avvocato di Alberto Stasi, Antonio De Rensis, colui che non solo avrebbe orientato i contenuti di alcuni programmi televisivi di cui era ed è spesso ospite ma avrebbe cercato anche di ‘dare la linea’ alle attività investigative. La giornalista che ha fatto partire questa causa però non indica ipotesi di reato, delegando alla Procura il compito di individuarle, nel caso ce ne fossero.

Il passato che ritorna

L’esposto si concentra in particolare su un elemento, il famoso “dragaggio del canale” del maggio 2025. Si tratta del momento in cui, in seguito a una soffiata di un testimone, si cercò l’arma del delitto in un canale, quello di Tromello, alla ricerca dell’arma del delitto. Il presunto testimone aveva raccontato alle ‘Iene’ di avere ricevuto la soffiata di una donna che aveva raccontato di avere visto una delle gemelle Cappa e cugina della vittima, Stefania Cappa (mai indagata) arrivare a casa della nonna a Tromello con una pesante borsa e che poi l’avrebbe gettata proprio in quel canale. Nel documento presentato in Procura si fa riferimento proprio a questo: “Tale iniziativa contribuì ad accrescere l’attenzione e i sospetti mediatici nei confronti delle sorelle Cappa”. Poi c’è la parte relativa a De Rensis, sempre secondo l’accusa, il legale parlando di “più persone sulla scena della crimine” e del possibile coinvolgimento di una donna in questo delitto avrebbe indirizzato le indagini. Si parlerebbe addirittura di allusioni a un “legame intimo tra Andrea Sempio e Marco Poggi“, fratello della vittima. Elemento mediaticamente mai emerso prima.

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