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La notizia è forse arrivata un po’ a sorpresa per i non addetti ai lavori, ma per chi ha seguito l’evolversi della gestione di una delle misure più efficaci di questo governo per il Mezzogiorno, la Zes unica, fortemente voluta dall’ex ministro per gli affari europei, ora vicepresidente esecutivo della Ue, Raffaele Fitto, è sembrato come un passo quasi dovuto e necessario.
Stiamo parlando della recente nomina a capo del dipartimento sud di Giosy Romano, l’avvocato romano, che ha gestito la struttura di missione della Zes unica negli ultimi due anni e mezzo. I numeri registrati dalla misura, sotto la regia dell’avvocato campano, con una lunga esperienza nella pubblica amministrazione al Sud, considerato uomo del fare e con grandi doti diplomatiche, sono da record. Sono state presentate istanze da 17.951 imprese per un valore totale di investimenti pari a 22,5 miliardi di euro. A fronte degli investimenti, il credito d’imposta potenziale richiesto ammonta a 11,4 miliardi di euro.
“Romano ha saputo coniugare la sua abilità amministrativa con le difficoltà riscontrate in un territorio certo non facile che lui conosce a menadito. E poi, e la cosa certo non guasta, non può essere considerato un uomo di parte” dice un senatore di Fdi campano che conosce molto bene Romano. In effetti i risultati della zes unica parlano per lui, e si dice che sia stata la Meloni stessa che dopo aver annunciato, nella sua ultima informativa alla Camera, che è allo studio la possibilità di estenderla a tutto il territorio nazionale, a volerlo in quel ruolo.
Il Sud Italia viene considerato da Palazzo Chigi, come cruciale in vista delle elezioni del 2027. Il risultato al referendum ha confermato che proprio lì si nasconde buona parte dei problemi della coalizione di centrodestra. “Il Pd sa di essere in vantaggio nel Sud, dopo il voto alle regionali e soprattutto dopo l’esito del referendum, ma proprio per questo, il governo vuole puntare sui temi caldi, come economia e sicurezza, per rovesciare i pronostici, e la nomina di Romano in un ruolo così delicato è un chiaro segnale di ciò“, dice un deputato di lungo corso di Forza Italia.
D’altra parte nel Sud il centrosinistra deve scontare alcune contraddizioni che lo rendono da tempo ostaggio dei vecchi ras locali (i cosiddetti capibastone) che fanno ancora il bello e il cattivo tempo. E proprio con loro ha dovuto fare i conti Elly Schlein, che dopo averli contrastati ne è diventata succube. Non a caso, in Campania e in Puglia affonda le radici quella nuova componente riformista del Pd che sta lievitando trasversalmente in tutto il Paese e trova negli enti locali il suo punto di forza. Basta pensare al ruolo che hanno avuto Antonio Decaro e Gaetano Manfredi nei successi elettorali degli ultimi anni e ai collegamenti che entrambi hanno con i sindaci del Paese, in virtù della presidenza Anci ricoperta prima dall’uno e poi dall’altro. Inoltre parliamo di due esponenti politici che, accanto ai solidi legami con il territorio d’appartenenza, vantano una fitta rete di relazioni negli ambienti che contano a livello nazionale.
Romano dovrebbe, nelle intenzioni del governo, rappresentare quell’elemento di rottura di questo legame. In un posto così delicato, è stato il ragionamento di Palazzo Chigi, non bastava mettere un uomo capace, ma occorreva anche una persona di relazioni ampie e bipartisan come lui, aperto al dialogo e alla mediazione. Uno che, candidato cinque anni fa da Ciriaco De Mita per “Fare Democratico”, fu poi scelto da De Luca nelle vesti di commissario Zes in Regione. In quel ruolo ha saputo farsi apprezzare dagli apparati, da sindaci, amministratori, riferimenti e portatori d’interesse. La sua nomina alla Zes unica ha poi rappresentato per lui la definitiva consacrazione a livello nazionale. Il Sud è sempre stata terra difficilissima per le imprese, anche per quella che è sempre stata la maggiore complessità dell’azione di governo, che nel Sud viene accentuata da dinamiche, che spesso il centro sinistra ha sottovalutato, come la sicurezza, le pressioni della malavita sugli affari amministrativi, le ambigue nozze tra imprenditori e politici, la difficoltà di spesa dei fondi pubblici causata da una burocrazia decrepita, l’ingerenza di gruppi di pressione sotterranei.
Tutti problemi che rendono improbo, talora addirittura impossibile, il lavoro di quanti guidano le istituzioni locali, spesso abbandonati al loro destino di fronte alle prime difficoltà. Romano con la sua gestione oculata della Zes unica, che ha rappresentato una vera rivoluzione dal punto di vista burocratico, è diventato un faro per la classe politica locale e per le imprese del territorio, che in lui hanno visto un interlocutore serio ed affidabile. La Zes unica non ha certo risolto tutti i problemi del sud, ma sicuramente ha spezzato quel legame perverso tra burocrazia e malaffare, che da sempre rappresentano la vera zavorra per il mezzogiorno d’Italia. La promozione di Romano a capo del dipartimento Sud rappresenta non solo un riconoscimento del suo grande lavoro fatto, ma anche la volontà di proseguire il proficuo cammino percorso e cercare di allargarlo anche al resto d’Italia.
È un segnale forte che vuole far partire, per una volta, dal Sud, il rilancio dell’economia nazionale. La fine del Pnrr rende ancora più necessario quel processo di semplificazione e flessibilità, che serve all’economia italiana, soprattutto alla luce delle nuove tensioni in Medioriente. E su questo un ruolo di supporto potrebbe anche essere fornito proprio da Raffaele Fitto, che ad ogni pie sospinto, parla proprio di necessità di maggiore flessibilità e semplificazione per la politica di coesione dell’Ue. E si pensa Giosy Romano a capo della struttura di missione della Zes unica, è stato fortemente voluto proprio da Fitto, quando era ministro, tutto torna.
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