Rinnovo Patente all'Isola d'Elba? Facile ed Economico

<em>Da Paolo Nannini, cultore di preistoria e protostoria, fotografo e topografo per i Beni Culturali</em>
È uscito online il 15 aprile, su “Academia.edu”, un nuovo interessante libro sulla storia dell’isola d’Elba che fin dal titolo “Gli Etruschi dell’Elba. Una nuova lettura” si qualifica come una ragionata e approfondita revisione sulla indiscussa presenza degli Etruschi sull’isola, in base allo studio dei reperti dispersi in molti musei e a riflessioni. Ne emerge un quadro originalissimo e ben diverso dalla narrazione accademica. Ne sono autori Ilaria Monti e Michelangelo Zecchini. La prima è un’archeologa che si è specializzata nello studio dei documenti d’archivio, il secondo ha passato una vita dirigendo scavi importanti e studiando reperti archeologici. La loro collaborazione è ormai ben sperimentata e ha già dato contributi di rilievo. Basta ricordare la recente ricerca sugli scavi 1548-1555 nella Porto Ferraio medicea, ricerca che, grazie anche all’apporto scientifico di Fabrizio Paolucci, ha dimostrato, specie con la scoperta di documenti sul ritrovamento di straordinarie statue colossali romane alla Linguella, il ruolo logistico primario in ambito tirrenico dell’ “Argous Portus”, questo era il nome di Porto Ferraio in epoca romana.
Ritorniamo al libro. Tra il VII e il III secolo a.C., l’isola d’Elba era il vero cuore pulsante del Mar Tirreno. Grazie alla sua posizione strategica, gli Etruschi la trasformarono in un centro di scambi internazionali, esportando ferro e preziosi manufatti in tutto il Mediterraneo ed anche verso l’interno. Le rade naturali, come quelle di Portoferraio e di Porto Azzurro (l’antica Longone), erano allora affollatissimi punti di approdo per mercanti e navi cariche di merci.
Sono molte le novità che emergono scorrendo le 240 pagine del libro. Per esempio: chi non ha letto che il famoso bronzetto, detto l’ “Offerente” (oggi al Museo Archeologico di Napoli), fu trovato nel 1771 presso Le Trane ai Magazzini? Ebbene; pare che le cose non stiano così e ci sono nuovi documenti a dimostrarlo. E che dire delle “fortezze d’altura” divenute una sorta di ‘cult’, una lettura apparentemente consolidata per chi si occupa, da studioso o da semplice appassionato, del periodo di presenza etrusca all’Elba? Anche qui sembra proprio che la logica e molti pressanti indizi di vario tipo portino a conclusioni ben diverse!
Per molto tempo gli archeologi hanno pensato che i villaggi costruiti sulle colline dell’isola fossero solo delle “fortezze” militari usate come avamposti ad uso bellico e come rifugio. Nel libro, invece, si cambia prospettiva: tranne alcuni casi di vere roccaforti montane, come Le Mure o il Volterraio, nate per il controllo dei mari e la difesa del territorio forse anche prima degli Etruschi, la maggior parte di questi siti non erano caserme o fortilizi, ma piccoli abitati produttivi od eleganti centri residenziali. Questi ultimi erano, in altre parole, le lussuose dimore delle élites elbane dell’epoca: luoghi dove si viveva, si produceva e si amministrava il potere, mostrando la propria ricchezza derivante in gran parte dalla produzione e dal commercio del ferro. L’esempio più appropriato è Monte Castello con i suoi 1800 metri quadrati (3600 se, come si pensa, era su due piani): una sorta di grande “palazzo” che dall’alto dominava i golfi di Procchio e di Campo.
Questo fiorente sistema entrò in crisi intorno al 300 a. C., quando arrivarono, ahinoi, i Romani. Le loro armate smantellarono l’organizzazione etrusca, ma ne capirono certo il valore: continuarono infatti a sfruttare le miniere e le rotte dell’isola per almeno un altro secolo e mezzo, secondo le esigenze di Roma.
Apprezziamo molto la possibilità di leggere e scaricare il libro liberamente al seguente link:
https://www.academia.edu/165685235/GLI_ETRUSCHI_DELL_ELBA_UNA_NUOVA_LETTURA
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