Rinnovo Patente? Facile ed Economico

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Settimana cruciale per Kering, che possiede i marchi del lusso Gucci ma anche Yves Saint Laurent , Balenciaga e Bottega Veneta, e per il manager italiano Luca De Meo, scelto lo scorso giugno, ma operativo da settembre, dal presidente (nonché proprietario) François-Henri Pinault, per sistemare i conti del gruppo entrato in crisi. Dopo i risultati del primo trimestre presentati oggi, dopo la chiusura delle contrattazioni, giovedì a Firenze ci sarà una giornata, organizzata con grande sfarzo, dedicata agli investitori. La scelta della città toscana non è casuale dato che è la culla di Gucci che rappresenta circa il 40% del fatturato di Kering. Il marchio, negli ultimi tre anni, è entrato in crisi, con ricavi scesi da 10,5 a 6 miliardi di dollari. 

Nel primo trimestre dell’anno, molto atteso dagli analisti, il miracolo, in una situazione congiunturale critica, era difficile. Kering ha dunque chiuso i primi tre mesi con fatturato a 3,5 miliardi in calo del 6% a parità di perimetro ma stabile rispetto all’anno precedente.  A fare da traino, visto che la discesa di Gucci è proseguita (-14% a dati correnti e -8% a parità di perimetro) ci sono i gioielli (Kering Jewelery) con fatturato pari a 269 milioni +22% grazie ai marchi Boucheron, Pomellato, DoDo e l’occhialeria. Qui i ricavi sono stati pari a 489 milioni (+7%) grazie al lancio della collezione di occhiali a marchio Valentino e a campagne di marketing molto incisive.  Certo è che Luca de meo, ex ad di Renault,  si è trovato di fronte a una situazione difficile sopratutto per quanto riguarda il debito. Ma, grazie alle sue cure a fine 2025  è sceso a 8 miliardi (da 10,5) dopo la cessione della divisione beauty al colosso L’Oréal per 4 miliardi di euro e  dopo aver posticipato di due anni l’esborso per  l’acquisizione di Valentino.

La trasformazione interna

De Meo ha anche venduto immobili a New York e a Milano in via Montenapoleone per 1,5 miliardi e avviato una trasformazione interna, con la nomina della vicedirettrice generale, Francesca Bellettini, ad di Gucci. Il gruppo ha creato due nuove divisioni, industria e clienti, per incrementare l’efficienza operativa. Oltre a gioielli e occhiali anche altre maison, come Yves Saint Laurent, potrebbero essere messe in evidenza per ridurre “l’eccessiva dipendenza” di Kering da Gucci, come ha più volte spiegato  Luca de Meo. Le azioni di Kering sono salite di circa il 13% dal suo arrivo, sovraperformando il calo registrato nello stesso periodo dai rivali LVMH ed Hermès, nonostante questi ultimi abbiano riportato dati di vendita  più solidi. Kering aveva chiuso il bilancio dell’anno 2024 con una perdita di 29 milioni di euro a fronte del picco di utili di 3,6miliardi del 2022. 

Risanare la situazione ovviamente non dipende esclusivamente da De Meo ma anche da Demna, il nuovo direttore creativo georgiano di Gucci. Da quando ha preso il posto di Sabato de Sarno, la cui permanenza è durata meno di due anni,  il designer georgiano ha presentato due collezioni, caratterizzate da stili volutamente esagerati e volti a catturare l’attenzione, che hanno diviso la critica. L’impatto di queste collezioni non è ancora quantificabile concretamente ma, al momento, non hanno influenzato più di tanto le vendite. Certo è che i numeri del primo trimestre sono molto condizionate dal conflitto in Iran che vede coinvolti i paesi del Medio Oriente che, ha spiegato la società, rapprensentano il 5% dei ricavi.  La regione conta infatti 1.100 dipendenti e 79 punti vendite e nel primo trimestre il fatturato è sceso dell’11%. 

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