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Misiani (Pd): “Crescita ferma, PNRR mal gestito e il paradosso delle spese militari: così il Governo Meloni penalizza l’Italia”
Una narrazione smentita dai dati, quella fatta oggi dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni in Parlamento. A ribadirlo ad Affaritaliani è Antonio Misiani, responsabile Economia nella segreteria nazionale del Partito Democratico, che parla di un “bilancio economico e sociale dell’esecutivo Meloni profondamente deludente”. A pesare i gravi errori nella gestione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, in particolare le revisioni che hanno ridotto i finanziamenti destinati agli enti locali.
“I Comuni, a conti fatti, si sono dimostrati tra i comparti della pubblica amministrazione più efficienti nell’attuazione del piano. La ricentralizzazione di molti investimenti è stata sicuramente una scelta sbagliata. Colpisce constatare che l’Italia abbia registrato una crescita pari a zero nonostante l’apporto del PNRR. Il piano scade nel 2026 e solo allora potremo fare un bilancio completo, ma è evidente che il governo avrebbe dovuto fare di più per sfruttarne le potenzialità”, sostiene Misiani.
Nell’ottobre 2022, ricorda il senatore, l’Italia registrava una crescita del 4,8 per cento e il nuovo esecutivo riceveva in eredità dai governi precedenti circa 200 miliardi di risorse del PNRR da destinare agli investimenti. La crescita, tre anni dopo, si è fermata allo 0,5 per cento nel 2025, un dato al di sotto della media europea, nonostante il contributo significativo degli investimenti del Pnrr, senza il quale lo scenario sarebbe stato ancora più critico. Ad essere più colpita la manifattura italiana: la produzione industriale è diminuita per tre anni consecutivi e settori chiave, come l’automotive, hanno subito un tracollo senza precedenti, testimoniato dal calo del 45 per cento della produzione di Stellantis negli ultimi tre anni. “Il governo ha reagito in ritardo, con provvedimenti improvvisati e del tutto insufficienti di fronte a questa emergenza industriale”, aggiunge l’esponente Pd.
Il Patto di stabilità
D’accordo sulla possibilità di sospendere il Patto di stabilità – cioè i limiti al deficit e al debito pubblico per consentire ai Paesi dell’Unione Europea di mettere in campo misure anticicliche a sostegno di famiglie e imprese durante la crisi energetica – Misiani resta critico sulle scelte relative alla spesa militare: “Abbiamo chiesto a Giorgetti quali siano le intenzioni del governo su questo fronte. Le regole europee prevedono già una certa flessibilità che potrebbe essere utilizzata anche per le spese militari. Tuttavia, nei mesi scorsi il governo Meloni ha approvato un piano per aumentare la spesa militare. È paradossale destinare risorse alle famiglie e alle imprese per fronteggiare la crisi energetica e, allo stesso tempo, creare deficit per finanziare la spesa militare. Su questo tema, il governo deve fare chiarezza”
Misiani si esprime anche sull’azione del governo rispetto agli extraprofitti: “Siamo sempre favorevoli alla tassazione degli extraprofitti. Tuttavia, l’azione del governo è stata carente nell’evitare la loro formazione ex ante. La crisi energetica e le distorsioni di mercato erano note da tempo, eppure il governo Meloni non solo non ha affrontato il problema, ma lo ha aggravato. La proroga alle concessioni per la distribuzione elettrica, approvata nella penultima legge di bilancio, consentirà alle società di trasferire sulle bollette i costi straordinari: una norma che regala soldi alle imprese. Non ci si può poi lamentare degli extraprofitti se non si interviene sulle distorsioni di mercato”.
Sul piano fiscale, Misiani ricorda che la cosiddetta riforma “epocale” ha avuto effetti opposti a quanto promesso: la pressione fiscale è salita dal 41,7 per cento del PIL nel 2022 al 43,1 per cento nel 2025, il livello più alto degli ultimi undici anni. Inoltre, per far fronte alla spesa pubblica, il governo ha adottato misure di austerità, riducendo i fondi destinati a settori fondamentali come sanità, istruzione, università, ricerca e innovazione, politiche industriali e sviluppo urbano. Decisioni gravi che compromettono, secondo il democratico, il futuro del paese. Inoltre, pur se l’occupazione è aumentata, secondo l’esponente Pd questo incremento si è verificato in un contesto di stagnazione economica, portando a un calo della produttività del lavoro e a salari reali ancora inferiori rispetto a cinque anni fa.
In sostanza, la decantata stabilità si è tradotta in un’assenza di riforme strutturali, in un calo costante della produzione industriale e in una crescita nazionale inferiore a quella della maggior parte dei partner europei.
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