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Sviluppi dal nuovo fronte nell’inchiesta milanese sulla cessione dello stadio Meazza. Alcuni degli indagati, tra cui il direttore generale del Comune di Milano Christian Malangone, sono pronti a impugnare davanti al Tribunale del Riesame i sequestri di dispositivi informatici eseguiti nei giorni scorsi. Malangone, assistito dall’avvocato Domenico Aiello, contesterà il decreto di perquisizione e sequestro che ha riguardato pc e telefono. La stessa strada potrebbe essere seguita anche da altri indagati. I termini per presentare ricorso scadranno entro dieci giorni.
L’indagine, coordinata dalla Procura di Milano, ipotizza i reati di turbativa d’asta e rivelazione del segreto d’ufficio nell’ambito dell’operazione che ha portato alla vendita dell’area di San Siro a Inter e Milan, considerata dagli inquirenti come un’operazione “fortemente connotata da una veste speculativa”.
Ecco perché Malangone non ha fornito le password dei suoi dispositivi
Tra gli elementi più discussi c’è la scelta di Malangone di non fornire le password di accesso ai dispositivi sequestrati durante le perquisizioni della Guardia di Finanza. Una decisione legittima, ma piuttosto rara in contesti simili. Secondo quanto ricostruito, la Procura riteneva quei dispositivi una fonte “indispensabile” di prove, anche per il ruolo centrale del dg nei rapporti con i club. Diversa la posizione della difesa, che contesta le modalità dell’acquisizione dei dati.
“I Finanzieri avrebbero inteso procedere con una preventiva ispezione massiva della casella di posta elettronica e soltanto successivamente prelevare quanto di interesse. Un metodo non corretto”, sostiene l’avvocato Aiello. Nel mirino, in particolare, la possibilità di acquisire anni di comunicazioni e documenti, anche non pertinenti all’indagine. Il legale sottolinea inoltre che vi era stata disponibilità a consegnare spontaneamente i materiali relativi al dossier San Siro, ma non ad aprire l’intero contenuto dei dispositivi personali e professionali.
Il difensore di Malangone: “Così gli investitori si ritireranno”
Nella sua nota, il difensore del dg alza anche il livello dello scontro sul piano politico ed economico. “Questa indagine a brevissimo raggiungerà un obiettivo certo… gli investitori si ritireranno”, scrive Aiello, ipotizzando anche possibili azioni legali contro il Comune. Secondo la difesa, indipendentemente dall’esito giudiziario, il procedimento potrebbe compromettere la realizzazione del nuovo stadio, con conseguenze dirette sui tempi e sui costi dell’operazione. “Gli investitori si ritireranno, valuteranno se far causa per danni al Comune e i cittadini di Milano e le sue blasonatissime squadre di calcio non avranno un nuovo impianto nei tempi programmati”, aggiunge il legale.
Le chat degli indagati: “Procedura pubblica solo formale”
Sul fronte investigativo, emergono intanto nuovi elementi che rafforzano l’impianto accusatorio. Tra questi, un memorandum del 24 ottobre 2017 inviato dall’avvocata Ada Lucia De Cesaris all’allora dirigente comunale Giancarlo Tancredi, considerato dai pm una delle prime evidenze dell’interesse dell’Inter per la valorizzazione dell’area di San Siro.
Un passaggio chiave riguarda poi l’inserimento dello stadio nel Piano delle alienazioni e valorizzazioni immobiliari (Pavi), attraverso cui il Comune ha programmato la dismissione di parte del proprio patrimonio. Secondo l’accusa, si tratterebbe di un processo avviato già dal 2008, caratterizzato da una progressiva vendita di asset pubblici in zone di pregio, spesso accompagnata da “distorsioni e intrecci” nelle procedure urbanistiche. Tra gli atti figurano anche conversazioni tra Tancredi e il presidente della commissione Rigenerazione urbana Bruno Ceccarelli. In uno scambio del marzo 2025, i due discutono della necessità di ribadire la presenza di una procedura ad evidenza pubblica.
“Non perché siamo convinti che vi possano essere [alternative], ma perché questo conferma che le alternative potenziali sono state verificate”, suggerisce Ceccarelli. Tancredi risponde: “La facciamo dopo la presentazione della proposta (…) e anche le squadre concordano”. Per i pm, questi dialoghi indicherebbero una “natura meramente strumentale” della procedura pubblica, funzionale a confermare un esito già orientato. Un altro passaggio, datato maggio 2025, evidenzia le preoccupazioni dello stesso Tancredi: “Non si può accogliere neanche con una minima percentuale, salta l’operazione stadio”, riferendosi ai rilievi posti ai club.
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