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Mancano solo due settimane al voto in Ungheria ma la tornata elettorale del 12 aprile non sarà importante solo per gli ungheresi. Gli occhi di tutto il mondo, infatti, con Stati Uniti di Trump e Russia di Putin in testa, osservano attentamente quanto potrebbe accadere a Budapest. Ma particolarmente interessata all’argomento è soprattutto l’Ue, dalla conferma o meno di Orban, l’attuale premier, potrebbero dipendere molte cose, addirittura il futuro dell’Europa. Le elezioni ungheresi non sono più soltanto l’ennesimo test di tenuta del sistema costruito dal premier ungherese Viktor Orban dal 2010, ma la prima vera competizione in molti anni in cui il potere può cambiare mano.
Il dato politicamente più rilevante è che i sondaggi indipendenti più autorevoli continuano a dare in vantaggio Tisza, il partito guidato da Peter Magyar, il principale oppositore di Orban. L’ultima rilevazione Median, pubblicata il 25 marzo e rilanciata da Reuters, assegna a Tisza il 58% tra gli elettori decisi contro il 35% di Fidesz; nell’insieme della popolazione il vantaggio è 46% a 30%.
Il Washington Post, citando fonti dei servizi europei, accusa il ministro degli Esteri ungherese, Szijjartò, di aver riferito al Cremlino in temporeale, informazioni sensibili discusse nel Consiglio europeo. Ma l’uomo di Orban avrebbe avuto contatti diretti anche con Usa, Turchia e Israele. Per tutti la questione è chiara, Orban è di fatto la “spia” di Putin in Ue. Per questo una sua rielezione complicherebbe tutto per Bruxelles, soprattutto in una fase di forte instabilità geopolitica, con Trump che ha già annunciato di voler “ridiscutere gli accordi con la Nato, dopo la guerra in Iran”.
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