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Salis, la vicenda del suo assistente parlamentare è un caso politico. La senatrice Pucciarelli (Lega): “La sinistra resta in silenzio quando ha scheletri nell’armadio”
Si intensifica lo scontro politico attorno alla vicenda di Ilaria Salis, tra polemiche sull’immunità parlamentare, il recente controllo di polizia a Roma e nuovi interrogativi sulla posizione del suo assistente parlamentare. Il caso, arrivato fino a Bruxelles, è rapidamente salito di tono anche sul piano nazionale.
Ad Affaritaliani, la senatrice Stefania Pucciarelli, capogruppo Lega in commissione Esteri e Difesa, ha commentato: “Non una parola da parte di Ilaria Salis e compagni per spiegare la vicenda del suo assistente parlamentare. Eppure i contribuenti vorrebbero sapere se questa persona, al quale è stato dato un incarico istituzionale – e ci informa la stampa con tassazione privilegiata – sia un pregiudicato e se, in barba alle regole, sia stato assunto nonostante abbiano una relazione. Ombre su ombre sull’eurodeputata Salis, che si aggiungono al fatto più grave: essere sfuggita a un processo in Ungheria senza mai chiarire la sua situazione. Le anime belle della sinistra, quando gli scheletri nell’armadio sono i loro, preferiscono il silenzio”.
Intanto, a Bruxelles, la delegazione di Fratelli d’Italia al Parlamento europeo ha deciso di muoversi formalmente. A guidare l’iniziativa è l’eurodeputato Stefano Cavedagna, esponente di Fratelli d’Italia nel gruppo Ecr, primo firmatario di una lettera urgente indirizzata alla presidente dell’Eurocamera, Roberta Metsola. Il documento, sottoscritto da quindici europarlamentari del partito, chiede chiarimenti immediati sulla posizione di Ivan Bonnin, collaboratore di Salis.
I fatti
La richiesta prende le mosse da un’esclusiva de Il Tempo, secondo cui, durante una recente perquisizione in un hotel di Roma, l’eurodeputata si trovava in stanza insieme a Bonnin, indicato anche come suo compagno. L’episodio si inserisce nel contesto del controllo scattato prima del corteo “No Kings”, attivato – secondo quanto emerso – da una segnalazione nel sistema Schengen su input della Germania. Proprio la presenza dell’assistente nella stanza ha alimentato ulteriori polemiche.
Bonnin, infatti, non è solo il collaboratore accreditato di Salis a Bruxelles – con incarico retribuito direttamente dal Parlamento europeo – ma ha anche alcuni precedenti: nel 2015 è stato condannato, insieme ad altre cinque persone, per interruzione di pubblico servizio e violenza privata in relazione a un picchetto organizzato davanti all’Università di Bologna. Un passato che l’eurodeputata ha ridimensionato, parlando di episodi legati all’attivismo studentesco risalenti a oltre dieci anni fa.
Il nodo politico, tuttavia, non riguarda soltanto i precedenti giudiziari. Al centro della contestazione c’è anche la natura del rapporto tra Salis e il suo assistente. Se infatti venisse confermata una relazione affettiva stabile, entrerebbe in gioco l’articolo 43 dello Statuto del Parlamento europeo, che vieta ai deputati di avvalersi di assistenti appartenenti alla propria cerchia familiare. La norma include esplicitamente coniugi, partner stabili, genitori, figli e fratelli, ed è pensata per prevenire forme di nepotismo e garantire che le risorse dell’Unione vengano impiegate esclusivamente sulla base di criteri meritocratici. Su questo punto insistono gli eurodeputati di Fratelli d’Italia.
“A Bruxelles esistono controlli stringenti sui casellari giudiziari e sull’onorabilità degli assistenti parlamentari, a tutela delle istituzioni e dei cittadini rappresentati. Come è possibile che questa persona abbia superato tali verifiche?”, ha dichiarato Cavedagna, chiedendo anche di chiarire eventuali irregolarità nelle procedure.
La richiesta di dimissioni
Il capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera, Galeazzo Bignami, ha attaccato duramente: “Più passano i giorni e più è chiaro perché sabato Ilaria Salis abbia reagito in quel modo quando la polizia ha bussato alla sua camera d’albergo: la questione riguardava il suo assistente pregiudicato, condannato a sei mesi di carcere, poi convertiti in una sanzione da 15mila euro”. Bignami ha quindi chiesto chiarimenti, sostenendo che gli italiani “devono sapere” chi viene portato nelle istituzioni. Sulla stessa linea anche Federico Mollicone, secondo cui “il caso assume contorni sempre più inquietanti”, fino a chiedere le dimissioni immediate dell’eurodeputata “per rispetto delle istituzioni”.
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