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Lo scontro legale e il silenzio delle istituzioni

La tragica scomparsa del piccolo Domenico, avvenuta a febbraio in seguito a un trapianto cardiaco non riuscito, ha innescato una dura contrapposizione tra i suoi familiari e il vertice dell’Azienda Ospedaliera dei Colli. Attraverso una missiva dettagliata, l’avvocato Francesco Petruzzi ha denunciato un atteggiamento della dirigenza del Monaldi definito come profondamente carente sul piano umano e comunicativo. Secondo il legale, questo distacco istituzionale sarebbe iniziato durante il ricovero e proseguito anche dopo il decesso, manifestandosi in una totale chiusura verso ogni tentativo di dialogo stragiudiziale.

“Scrivo nell’interesse della famiglia Caliendo Mercolino. Lo faccio perché ciò che questa famiglia sta subendo — anche ora, anche dopo la morte di Domenico — non può restare confinato nelle aule di giustizia. Deve essere conosciuto”, chiarisce Petruzzi, puntando l’indice contro una gestione che avrebbe ignorato sistematicamente le istanze dei genitori.

La contesa sul risarcimento e il diritto delle vittime

Il cuore della polemica riguarda la richiesta di indennizzo economico avanzata dalla difesa, che l’ospedale non avrebbe mai riscontrato formalmente. L’avvocato sottolinea che l’invito a una conciliazione era nato per evitare ai genitori il peso psicologico di una lunga causa civile, ma l’amministrazione avrebbe semplicemente annullato ogni comunicazione. Nella lettera si rivendica con fermezza la legittimità di tale pretesa, che non deve essere interpretata come un atto di cui vergognarsi ma come un diritto sancito dallo Stato per chi ha subito la perdita di un figlio.

“Nessuna famiglia che abbia perso un figlio in circostanze come queste dovrebbe sentirsi in colpa per aver rivendicato ciò che la legge le attribuisce”, prosegue il testo, precisando che sebbene il denaro non possa restituire la vita al bambino, rappresenta una forma di responsabilità oggettiva della struttura che non può essere elusa.

Il caso dell’ulivo e la richiesta di dimissioni

Un episodio che ha suscitato particolare indignazione nella famiglia riguarda la proposta della dirigenza di piantare un albero all’interno del presidio sanitario in memoria del piccolo. Per il legale, tale iniziativa appare come un tentativo di riabilitare l’immagine dell’ospedale senza affrontare le reali responsabilità del caso. A causa di quelle che vengono descritte come mancanze strutturali e comunicative, la difesa ha invocato pubblicamente le dimissioni dei vertici dell’Azienda, chiedendo al Governatore della Campania di intervenire per tutelare i pazienti e la trasparenza del servizio sanitario regionale. “Chiediamo formalmente e pubblicamente le dimissioni della dirigenza del Monaldi. Non per spirito di rivalsa, ma perché la continuità di una gestione dimostratasi strutturalmente inadeguata costituisce un elemento di rischio istituzionale”, si legge nelle conclusioni della missiva.

La replica dell’Azienda e le accuse di violata riservatezza

La direzione generale del Monaldi ha risposto alle accuse precisando di aver ricevuto una richiesta di 3 milioni di euro definita come non trattabile, il che avrebbe reso impossibile l’apertura di un vero spazio negoziale. Secondo la direttrice Anna Iervolino, la complessità del caso richiede tempi tecnici che non possono essere dettati unilateralmente dalla controparte.

Immediata è stata la controreplica dell’avvocato Petruzzi, il quale ha accusato l’ospedale di aver violato il segreto professionale rendendo pubblica la cifra del risarcimento, dato che non era mai apparso nelle comunicazioni precedenti. Il legale ha inoltre contestato la ricostruzione dei fatti offerta dall’azienda, ribadendo che l’interlocuzione era stata cercata a più riprese senza ricevere alcun segnale, se non dopo l’esplosione mediatica del caso.

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